Jannik Sinner e Novak Djokovic si ritrovano a Wimbledon per la dodicesima volta in carriera. L’azzurro è avanti 6-5 nei precedenti, ma l’ultimo scontro diretto, nella semifinale degli Australian Open 2026, lo ha vinto il serbo. In palio c’è la finale e un altro passaggio chiave di una rivalità che ormai segna il tennis di questa epoca.
Dalla Davis di Malaga alla semifinale di Melbourne: perché Londra può spostare ancora il peso della rivalità
Se fosse il punteggio di un set, saremmo al game che sposta tutto. Jannik Sinner arriva alla semifinale di Wimbledon avanti 6-5 nei confronti diretti con Novak Djokovic, il giocatore che più di tutti ha segnato la sua crescita e che, allo stesso tempo, negli ultimi due anni ha visto l’azzurro trasformarsi da allievo in rivale pieno.
Il dodicesimo atto della storia tra i due vale un posto in finale. Vale anche qualcosa di più sottile ma pesante: capire se la rivalità ha ormai preso definitivamente la direzione di Sinner o se Djokovic è ancora capace di competere con i “giovanotti” del tennis e con un numero uno al mondo.
L’ultimo precedente ci dice questo, che il serbo non è affatto uscito di scena. Nel 2026 i due si sono affrontati una sola volta, nella semifinale degli Australian Open, e ne è venuta fuori una battaglia da cinque set. Sinner era avanti 2-1, sembrava avere la partita in mano, poi Djokovic ha rimesso in piedi tutto con la sua specialità: resistere. 16 palle break annullate su 18. Una mostruosità. Nole si prese la finale, poi persa contro Alcaraz. Jannik prese appunti e, da lì in avanti, ha ricominciato a vincere quasi ovunque.
Per capire perché questa semifinale pesa così tanto bisogna però tornare ancora un po’ indietro, a Malaga, novembre 2023. È lì che la rivalità ha davvero cambiato faccia. In Coppa Davis, Sinner annullò tre match point a Djokovic e lo batté in rimonta, trascinando l’Italia verso l’Insalatiera che mancava da 47 anni. Quel match non è stato solo una vittoria. È stato il momento in cui Sinner ha smesso di guardare Djokovic come un muro e ha iniziato a trattarlo da uomo battibile.
Due settimane prima, alle Atp Finals di Torino, Jannik aveva già battuto Nole per la prima volta in carriera nel round robin. Djokovic si prese la rivincita in finale, ma la crepa era già aperta. A Malaga, invece, non c’era possibilità di replica. E da lì il rapporto di forza si è spostato. L’anno successivo Sinner si è preso anche il primo successo Slam contro il serbo, nella semifinale degli Australian Open 2024, altro passaggio enorme di questa storia. Da quel momento la rivalità è diventata adulta. Non più il ragazzo che studia il campione, ma due giocatori che si tolgono a turno il respiro nei tornei più importanti.
Il bilancio negli Slam lo racconta bene: 3-3. Perfettamente in equilibrio. Anche per questo Wimbledon 2026 può diventare un crocevia. Chi vince si prende la finale, ma soprattutto si prende un pezzo di narrazione in più dentro una sfida che ormai si aggiorna ogni volta. Sinner arriva a questo nuovo capitolo portandosi dietro anche il ricordo fortissimo di Wimbledon 2025, forse la sua miglior partita in assoluto contro Djokovic. Finì 6-3 6-3 6-4, in meno di due ore, con una superiorità che sull’erba londinese sembrava quasi irreale contro uno come Nole. Fu l’antipasto della finale poi vinta contro Alcaraz.
Djokovic, però, non è uno che sparisce dal quadro. Anzi, per molto tempo è stato lui a dominare questa rivalità. Il primo confronto ufficiale, a Montecarlo 2021, fu una lezione secca. Poi arrivarono le due vittorie consecutive a Wimbledon: una in rimonta, quando Sinner era avanti di due set, e una più netta, nel 2023, senza concedere nulla. È stata quella, forse, la lezione più dura e più utile per l’azzurro. Da una parte la sensazione di essere ancora lontano, dall’altra la consapevolezza di ciò che serviva per colmare il divario.
Non a caso Sinner, dopo il primo incrocio con Djokovic, disse: “Contro Djokovic ogni palla torna indietro, si muove in modo impeccabile. E giocare contro lui è una lezione ogni volta”. Era vero allora, ma oggi la frase suona quasi rovesciata. Perché ora i due si siedono davvero uno accanto all’altro, sullo stesso banco, con lo stesso peso specifico.
In mezzo ci sono stati anche altri capitoli. Shanghai 2024, per esempio, dove Sinner ha battuto Djokovic in finale, l’unica volta in cui tra loro c’era un trofeo in palio. Oppure le sfide non ufficiali del Six Kings Slam in Arabia, vinte entrambe dall’azzurro. Non contano per il ranking, ma raccontano comunque un rapporto che negli ultimi mesi ha preso una piega chiara: Sinner oggi entra in campo contro Djokovic senza sentirsi inferiore in nulla.
Eppure la semifinale di oggi rimette tutto in discussione. Perché Djokovic resta Djokovic. Perché Wimbledon è casa sua. Perché l’ultimo scontro diretto vero lo ha vinto lui. E perché le rivalità grandi funzionano così: ogni volta che pensi di aver capito dove stanno andando, trovano il modo di rimettersi in discussione.

