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“Se sono qui e voglio continuare a correre, nel 2014 dovrò stare davanti, più vicino ai primi tre. Da febbraio a giugno i test e le prime sei gare saranno cruciali per decidere se continuare o smettere di correre in MotoGP a fine stagione. A me piacerebbe continuare ancora un paio d’anni, ma solo se sono competitivo”.

Parole molto nette da parte di Valentino Rossi. Il Dottore per la prima volta in vita sua ipotizza una data del ritiro. Lo fa nel corso di "The New Age - Un anno di MotoGp”, speciale a cura della redazione motori di Sportmediaset sulla stagione appena conclusa con la vittoria di Marc Marquez su Italia 1 (conduce in studio Guido Meda).

Vale anche intendere come il rapporto con l’ex capotecnico Jeremy Burgess fosse professionalmente sfibrato da molto tempo: “Spiegare troppi particolari di ciò che non andava potrebbe essere un problema, allora è meglio che si pensi che è stata una bizza del pilota”.

Proprio Jeremy Burgess ha parlato nelle scorse ore dell'esperienza conclusasi (dopo 13 anni) con Valentino. "Posso solo dire che mi auguro e che sia la decisione giusta Ho un immenso rispetto per lui, ma sappiamo anche che ora è molto più vicino alla fine della sua carriera che non all'inizio. Probabilmente non capisce bene perché i suoi avversari sono più veloce di lui". E aggiunge: “Probabilmente dentro di se pensa: sono sicuro di essere ancora capace di fare certe cose, posso fare quello che facevo 10 anni fa, e ci sono anche alcune cose che posso fare pure meglio. Ma da qualche parte nel “processore Valentino” le informazione non arrivano più così in fretta. Adesso è proprio questo il punto: Valentino sta cercando di andare oltre quelli che sono gli attuali limiti delle sue capacità". L'ex capotecnico ha una convinzione: "Sarà sempre in grado di combinare tutti gli elementi necessari per vincere in un weekend, ma non necessariamente nell’arco di un’intera stagione”. I tempi registrati da Vale e da Lorenzo sono delle sentenze:  “Negli ultimi otto GP siamo tornati alle basi usate da Jorge, ma quando si confrontano i tempi, Lorenzo in generale è stato sempre più veloce di circa 4 decimi, e anche in qualifica lo scarto era lo stesso. Così è la vita. Se fossimo stati in grado di capire esattamente quello che ci mancava, naturalmente anche i nostri risultati sarebbero stati migliori, ma niente dura per sempre nella vita di un uomo…".

"Non ho assolutamente perso la mia passione per tutto ciò che accade nel paddock e in pista, sono ancora appassionato della tecnologia di queste macchine, ma ciò che si può fare in gara è il risultato del lavoro di sviluppo che viene fatto a monte. Adoro tutto di questo lavoro di sviluppo della moto, ma poi tocca ai ragazzi che le guidano di ottenere il massimo in corsa”, sottolinea Burgess. E ammette di essere quasi sollevato da questo divorzio. “In un certo senso sì. Io mi preoccupo molto per la sicurezza del mio pilota. Ho visto troppi incidenti orribili, e so benissimo che se Valentino dovesse rimanere gravemente ferito, le persone a lui vicine chiederebbero: ma perché non ha smesso prima? Restituire a Graziano e Stefania, i suoi genitori, un Valentino in perfetta salute è un sollievo per me. Specialmente dopo aver vissuto il dramma di Mick Doohan, non volevo che accadesse di nuovo. Quando sento che Valentino sta cercando di fare qualcosa che forse, semplicemente, non è più capace di fare, lo trovo inquietante. Lui è convinto di poter tornare ad essere campione del mondo, e ammiro io questa sua convinzione, ma io non sono un uomo di fede. Sono un uomo che vuole vedere la dimostrazione delle cose. Quando qualcuno dice "io posso farlo", io rispondo "dimostrami che lo puoi fare". E Valentino non è stato in grado di darmi questa dimostrazione".

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