Betacom, l’intervista al Direttore Generale Gaston Di Filippo: l’AI come strumento al servizio delle competenze umane non un sostituto
L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il mondo del lavoro, ridefinendo i processi aziendali, le competenze professionali e il rapporto tra tecnologia e capitale umano. Dall’automazione delle attività ripetitive allo sviluppo di strumenti sempre più avanzati, l’AI sta aprendo nuove opportunità per le imprese, chiamate oggi a ripensare non soltanto le proprie modalità operative, ma anche il ruolo delle persone all’interno delle organizzazioni. Una trasformazione che coinvolge trasversalmente diversi settori e che rende sempre più importante individuare un equilibrio tra innovazione tecnologica, produttività e valorizzazione delle competenze umane.
In questo scenario, la sfida per le aziende non consiste semplicemente nell’adottare nuove soluzioni tecnologiche, ma nel saperle integrare efficacemente nei propri modelli organizzativi, accompagnando i lavoratori attraverso percorsi di formazione e aggiornamento professionale. L’intelligenza artificiale, infatti, può rappresentare un’opportunità per migliorare l’efficienza e ottimizzare i processi, consentendo alle persone di concentrarsi su attività a maggiore valore aggiunto, nelle quali creatività, esperienza, capacità decisionale e competenze relazionali continuano a rivestire un ruolo fondamentale.
Di questi temi abbiamo parlato con Gaston Di Filippo, Direttore Generale di Betacom, società specializzata nello sviluppo software e nei servizi IT, che ha approfondito le opportunità e le sfide legate alla diffusione dell’intelligenza artificiale nel mondo delle imprese. Dall’importanza della formazione dei giovani professionisti all’evoluzione delle competenze richieste dal mercato, fino ai cambiamenti che stanno interessando concretamente le attività di Betacom, l’intervista offre una riflessione sul ruolo della tecnologia e sulla necessità di mettere le persone al centro dei processi di trasformazione digitale.
L’intervista di Affaritaliani a Gaston Di Filippo, Direttore Generale di Betacom
L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui le aziende lavorano e prendono decisioni. Quali sono, secondo lei, gli ambiti in cui il contributo umano resta insostituibile?
“In questo momento di cambiamento epocale, la differenza la fanno le persone. Il vero valore aggiunto che possiamo offrire, sia sul piano culturale sia su quello sociale, consiste nella capacità di mettere a fattor comune esperienze, competenze e visioni che appartengono alle persone e che le macchine non possono replicare. Noi crediamo nella tecnologia e la utilizziamo per far evolvere i nostri processi e quelli dei nostri clienti. L’intelligenza artificiale contribuisce, e contribuirà sempre di più, a creare efficienza, migliorare la qualità e ridurre i costi. Ma la vera differenza continuerà a farla la persona”. Secondo Di Filippo, diventa quindi fondamentale individuare le attività che possono essere automatizzate e quelle per cui resta indispensabile il giudizio umano, ripensando anche il modo in cui viene impiegato il tempo delle persone.
“Dobbiamo identificare quali siano gli elementi distintivi del contributo umano e quali attività non possano essere affidate autonomamente all’intelligenza artificiale. Allo stesso tempo, dobbiamo capire come utilizzare al meglio il tempo delle persone per concentrarlo su ciò che oggi le macchine non sono in grado di svolgere in completa autonomia. L’AI è particolarmente efficace nelle attività ripetitive, mentre presenta ancora dei limiti quando entrano in gioco la creatività, la capacità di interpretazione e le decisioni che vanno oltre le conoscenze acquisite da un modello”.
Il rischio, però, è che puntando sempre di più sull’automazione si finisca per mettere in secondo piano le persone. Come possono le aziende cogliere le opportunità offerte dall’AI senza perdere di vista il valore del capitale umano?
“Il punto di partenza deve essere un’analisi approfondita dei processi aziendali, necessaria per comprendere dove l’intelligenza artificiale possa apportare un beneficio concreto. La prima cosa da fare è capire in quali processi si voglia utilizzare l’intelligenza artificiale, senza introdurla indiscriminatamente all’interno di un’organizzazione. Bisogna individuare le attività ripetitive che assorbono più tempo, in modo da automatizzarle e lasciare alle persone la possibilità di dedicarsi a ciò che richiede davvero il loro contributo”.
Come spiega Di Filippo, operazioni come la raccolta di informazioni online, la lettura e la rielaborazione di documenti o l’estrazione di dati da materiali digitalizzati possono essere affidate agli strumenti tecnologici. Diverso è il discorso per le scelte strategiche, la valutazione delle alternative e la definizione delle azioni successive, ambiti in cui il ruolo delle persone rimane centrale.
“Pensiamo a un processo in cui sia necessario raccogliere informazioni da Internet, analizzare documentazione, rielaborare testi oppure estrarre dati da documenti scansionati per inserirli in un applicativo. Sono tutte attività che una macchina può svolgere tranquillamente. Quando invece bisogna decidere come agire in una determinata situazione, valutare le alternative o individuare il passo successivo, entra in gioco il valore della persona”. Una corretta integrazione dell’AI, dunque, non dovrebbe limitarsi alla riduzione dei tempi operativi, ma consentire una diversa distribuzione delle responsabilità e una maggiore valorizzazione delle competenze.
“Una persona che prima dedicava parte del proprio tempo a numerose attività ripetitive, oggi automatizzabili, può potenzialmente moltiplicare di due o tre volte il tempo a disposizione per le attività a maggior valore aggiunto. Questo, naturalmente, richiede che i processi siano ben identificati e strutturati, così da poter essere gestiti efficacemente attraverso l’intelligenza artificiale”.
L’intelligenza artificiale sta ridefinendo anche il concetto di competenza professionale. Oggi conta di più saper utilizzare le nuove tecnologie oppure sviluppare capacità che le macchine non possono replicare?
“Sono importanti entrambe. È proprio la combinazione delle competenze tecnologiche e di quelle umane che permette di ottenere una maggiore efficienza. Possiamo insegnare sempre di più alle macchine e, nei prossimi anni, potremo probabilmente avvicinarci ulteriormente a forme di ragionamento simili a quello umano. Tuttavia, oggi e ancora per diverso tempo, non saranno in grado di sostituirlo completamente. È su questo presupposto che dobbiamo costruire il nostro approccio: le macchine devono fare le macchine e le persone devono fare le persone”.
In quest’ottica, Betacom continua a investire nello sviluppo delle competenze attraverso un’Academy interna, pensata per accompagnare i giovani in un percorso di crescita professionale. Come racconta Di Filippo, il programma coinvolge ragazzi provenienti dalle università e dagli istituti di formazione professionale, attraverso un percorso pratico della durata di circa quattro o cinque mesi.
“All’interno della nostra Academy formiamo giovani che arrivano dall’università o da percorsi di formazione professionale. Costruiamo per loro un percorso di crescita molto pratico, della durata di circa quattro o cinque mesi, nel quale l’intelligenza artificiale viene utilizzata come uno strumento, non come la base del loro lavoro. Il nostro obiettivo è sviluppare competenze umane che consentano alle persone di comprendere i problemi, individuare le soluzioni e stabilire come utilizzare al meglio l’AI”.
Per il Direttore Generale, la capacità di comprendere le esigenze dei clienti rappresenta un esempio concreto del contributo che la tecnologia, da sola, non è ancora in grado di offrire. In particolare, l’empatia, l’esperienza professionale e la comprensione delle difficoltà che accompagnano i percorsi di trasformazione digitale costituiscono competenze fondamentali.
“Quando dobbiamo capire di che cosa abbia bisogno un cliente, quali siano i suoi problemi o quali processi debbano essere resi più efficienti, non basta utilizzare uno strumento tecnologico. Serve empatia, ma anche la capacità di comprendere l’esperienza del cliente, il suo percorso, le sue preoccupazioni e le eventuali difficoltà culturali legate al cambiamento digitale. Sono aspetti che richiedono esperienza e competenze da costruire e accrescere nel tempo. È la persona a dover colmare questo divario, fornendo poi all’intelligenza artificiale gli elementi necessari per elaborare, sviluppare e perfezionare una soluzione”.
Secondo Di Filippo, il dibattito sull’intelligenza artificiale si inserisce in una dinamica già osservata in occasione di precedenti innovazioni tecnologiche. Il progresso, sottolinea, deve essere accompagnato dalla capacità di comprenderne i benefici e le criticità, senza considerarlo necessariamente una minaccia.
“Ricordo quando si parlava dell’introduzione delle casse automatiche nella grande distribuzione oppure del Telepass in autostrada. La tecnologia arriva, non possiamo fermarla e non avrebbe senso farlo. È proprio grazie all’innovazione che continuiamo a evolvere come società e come persone. Quello che dobbiamo fare è comprendere i vantaggi e gli svantaggi di ogni tecnologia, imparare a utilizzarla e sfruttarla per migliorare la vita quotidiana. Significa anche liberarci dalle attività più pesanti, ripetitive o meno interessanti, per concentrarci su quelle che valorizzano maggiormente il contributo umano”.
Guardando invece a Betacom, quale ruolo occupa oggi l’intelligenza artificiale nelle vostre attività e come sta cambiando concretamente il lavoro delle persone all’interno dell’azienda?
“Questo cambiamento è epocale anche per noi. In passato una delle principali difficoltà era trovare persone capaci di scrivere codice, perché la nostra attività consiste principalmente nello sviluppo di software per i clienti. Era complesso individuare professionisti con competenze solide nella programmazione e nella costruzione del codice applicativo. Oggi, invece, stiamo valorizzando le nostre persone in modo diverso, accompagnandole verso attività di livello superiore”. La trasformazione riguarda direttamente le figure professionali coinvolte nello sviluppo software“. Come spiega Di Filippo, l’introduzione dell’intelligenza artificiale sta progressivamente spostando il lavoro dalla scrittura del codice verso funzioni di supervisione, analisi tecnica e funzionale e gestione delle relazioni con i clienti.
“Le nostre persone non si occupano più soltanto della scrittura del codice, ma anche del controllo di quello prodotto dall’intelligenza artificiale. Assumono un ruolo più attivo nell’analisi funzionale e tecnica, nella comunicazione e nella relazione con i clienti. Diventano, in sostanza, il collegamento tra la macchina e la persona”. Da una parte, infatti, ci sono i clienti, che non sempre possiedono competenze tecniche approfondite o una conoscenza degli strumenti digitali disponibili. Dall’altra, ci sono sistemi di AI altamente specializzati, che necessitano però di indicazioni precise e di un’adeguata interpretazione dei bisogni aziendali, prosegue Di Filippo.
“Il cliente può avere competenze tecniche limitate o non conoscere gli strumenti disponibili, mentre l’intelligenza artificiale, pur essendo molto avanzata dal punto di vista tecnico, non sempre riesce a interpretare correttamente le esigenze e i processi da migliorare. Le nostre persone svolgono proprio questa funzione: utilizzano la tecnologia da una parte e dialogano con il cliente dall’altra, per individuare le soluzioni più adatte a risolvere concretamente un problema”. Un’evoluzione che, come sottolinea il Direttore Generale di Betacom, coinvolge tanto l’offerta di servizi quanto i percorsi di formazione interna e le competenze richieste dal mercato.
“Da diversi anni portiamo avanti un importante percorso di trasformazione interna. Tutti i nostri nuovi progetti nascono con componenti di intelligenza artificiale integrate oppure, a seconda delle esigenze, sono interamente basati su questa tecnologia. Di conseguenza, cambiano costantemente sia l’offerta di Betacom sia il modo in cui formiamo le nostre persone e gli obiettivi delle attività formative. Negli ultimi due anni, in particolare, l’accelerazione dello sviluppo dell’intelligenza artificiale ha reso questo processo ancora più rapido e profondo, incidendo direttamente sulle prospettive di crescita dell’azienda. Oggi il cambiamento è molto più radicale rispetto al passato, proprio per effetto della trasformazione che l’intelligenza artificiale ha prodotto negli ultimi due anni. Ci muoviamo tenendo conto, da un lato, delle esigenze del mercato e, dall’altro, delle opportunità messe a disposizione dalla tecnologia. In questo momento l’intelligenza artificiale occupa un ruolo centrale sia nella nostra offerta sia nella domanda che registriamo da parte delle aziende”, dichiara Di Filippo.
Dalle parole di Gaston Di Filippo emerge una visione dell’intelligenza artificiale come strumento capace di affiancare e valorizzare il lavoro umano, piuttosto che sostituirlo. Un approccio che trova applicazione anche all’interno di Betacom, dove l’integrazione delle nuove tecnologie si accompagna a investimenti nella formazione e nello sviluppo delle competenze professionali. In un mercato in continua evoluzione, la capacità di coniugare innovazione tecnologica e capitale umano diventa quindi un elemento strategico per le imprese, chiamate non soltanto a migliorare la propria efficienza, ma anche a ripensare il contributo delle persone nei processi produttivi. Una trasformazione nella quale esperienza, creatività e capacità di interpretare le esigenze dei clienti continueranno a rappresentare fattori distintivi.
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