Il futuro delle aziende? Gli agenti AI come colleghi
“L’intelligenza artificiale? Non credo sia mai esistita una tecnologia verso cui si è scatenata una corsa così urgente e spasmodica in generale da parte della quasi totalità dei vertici aziendali. Tutti hanno avuto il timore di arrivare per ultimi. Adesso stiamo entrando in una nuova fase, non è più questione di urgenza, il tema invece è fare i passi giusti, in modo controllato, per usare l’intelligenza artificiale in modo attivo ed elevarla dall’attuale funzione di banale assistente”.
Parola di Fabio Forghieri, fondatore e ceo di Boolean, AI Adoption company che accompagna aziende e professionisti nello sviluppo delle competenze Tech necessarie nel mondo del lavoro.
Forghieri, quindi secondo lei ci si è mossi in maniera scomposta verso l’AI?
No, non direi scomposta, ma motivata dalla classica sindrome della ‘paura di essere tagliati fuori’. Comprensibile. Ciò ha avuto sicuramente impatti positivi, perché c’è stata una rapida corsa verso la formazione. Le aziende hanno agito per aggiornare i propri dipendenti sulle possibilità offerte da questa tecnologia, con corsi base, incentrati magari sulla scrittura dei prompt, e poi anche con training mirati per contestualizzare l’AI nel lavoro quotidiano.
Pensi che secondo il nostro Osservatorio sulla Formazione Aziendale, pubblicato di recente, circa il 90% delle aziende italiane considera prioritario investire nell’upskilling tecnologico dei dipendenti, mentre il 69% ha già programmi di formazione attivi o in partenza nei prossimi 12-18 mesi. E a trainare la domanda della formazione aziendale è soprattutto l’Intelligenza Artificiale, indicata dal 73% delle aziende come l’ambito formativo più rilevante per il futuro.
È un buon segnale, fa capire che le aziende italiane hanno bene in mente che per preservare la propria competitività nello scacchiere internazionali – e in un contesto geopolitico sempre più complesso – formazione e tecnologia sono parole irrinunciabili.
Visto che con l’AI lo scenario cambia di mese in mese, adesso a che punto siamo?
Siamo in una fase in cui l’AI è già entrata nel lavoro quotidiano, ma il valore che genera è ancora molto legato alle singole persone.
Dopo un buon corso, ogni dipendente può avere a disposizione un assistente potente. Il problema è che il beneficio dipende dalla curiosità e dalla capacità del singolo: quindi resta frammentato, spesso non circola nell’organizzazione e può andare perso se quella persona cambia ruolo o lascia l’azienda.
In più, è ancora difficile misurarlo: quante ore si risparmiano davvero, su quali attività e con quale impatto su costi e margini? Ma il punto più importante è un altro: la formazione migliora le persone, non cambia ancora i processi. L’azienda continua a lavorare nello stesso modo, solo un po’ più velocemente.
La fase successiva è quindi portare l’AI dal livello individuale al livello organizzativo: inserirla nei processi, renderne misurabili i benefici e trasformare le buone pratiche in capacità aziendale.
Quindi la formazione non basta più? Cosa devono aspettarsi le aziende nei prossimi anni?
Beh, direi che ormai quando si parla di AI esprimersi in anni è come parlare di vere e proprie ere geologiche. L’unità di misura più realistica, e non è un’esagerazione, sono i mesi, se non addirittura le settimane, vista la velocità alla quale sta viaggiando la tecnologia.
Finora l’AI è stata usata soprattutto come assistente: risponde quando le chiediamo qualcosa. Il passo successivo è l’AI agentica, cioè agenti capaci di portare avanti un compito dall’inizio alla fine, entro regole precise. L’agente conosce il contesto aziendale, accede ai dati necessari e può anche agire sui sistemi: per esempio aggiornare un cliente, preparare un ordine, inviare un sollecito o segnalare un’anomalia.
Un agente per gli incassi, ad esempio, può controllare costantemente i movimenti bancari, abbinarli alle fatture aperte e preparare i solleciti da sottoporre all’amministrazione. L’agente esegue, ma la persona mantiene il controllo.
E l’essere umano che ruolo gioca in tutto questo ragionamento?
L’essere umano dovrà abituarsi ad avere, insieme agli attuali colleghi, anche un’ulteriore tipologia di colleghi: gli agenti AI. È da qui che nasce quella che si sta iniziando a chiamare azienda agentica: un’organizzazione in cui persone e agenti lavorano insieme, ciascuno su ciò che sa fare meglio. Agli agenti andranno soprattutto le attività ripetitive, ad alto volume e basate su regole e dati: controllare, abbinare, compilare, monitorare, preparare. Alle persone resteranno il giudizio, le relazioni, la gestione delle eccezioni, le decisioni importanti e il controllo sul lavoro degli agenti.
Questo passaggio cambia anche il modo in cui si crea valore. Il beneficio dell’AI non dipende più solo dall’iniziativa del singolo, ma entra direttamente nei processi. Diventa più uniforme, più stabile e soprattutto misurabile: si possono contare pratiche gestite, tempi di risposta, errori evitati.
E ci sono due tipi di vantaggio. Il primo è l’efficienza: fare più velocemente e con meno errori attività che oggi assorbono tempo alle persone. Il secondo è ancora più interessante: fare cose che prima non si facevano affatto, perché mancavano tempo e risorse. Per esempio, monitorare ogni giorno tutti i clienti, rispondere a ogni richiesta di preventivo in pochi minuti o valutare rapidamente se partecipare a una gara.
Quindi il punto non è solo fare più in fretta le stesse cose. È ridisegnare il modo in cui l’azienda lavora, lasciando alle persone ciò che richiede davvero giudizio, responsabilità e relazione.
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