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Aritmie, prevenzione e nuove tecnologie: l’intervista al Prof. Simone Gulletta

Prof. Simone Gulletta (San Raffaele): “La fibrillazione atriale può essere presente anche senza sintomi e manifestarsi per la prima volta attraverso una complicanza”

Aritmie, prevenzione e nuove tecnologie: l’intervista al Prof. Simone Gulletta

I disturbi del ritmo cardiaco tra prevenzione, diagnosi precoce e nuove tecnologie: l’intervista al Prof. Simone Gulletta

Le aritmie cardiache rappresentano un ambito della medicina ancora poco conosciuto dal grande pubblico, nonostante possano interessare persone di ogni età e manifestarsi anche in assenza di sintomi evidenti. Per comprendere meglio come riconoscere i disturbi del ritmo cardiaco, quali strumenti siano oggi disponibili per la diagnosi e quali progressi siano stati compiuti sul piano terapeutico, abbiamo intervistato il professor Simone Gulletta, responsabile dell’Unità Funzionale di Aritmologia presso l’Unità Operativa di Aritmologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele.

L’intervista del Prof. Placido Bramanti (Affaritaliani) al Prof. Simone Gulletta, responsabile dell’Unità Funzionale di Aritmologia presso l’Unità Operativa di Aritmologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele

Dott. Gulletta, potrebbe spiegarci che cos’è l’aritmologia e di che cosa si occupa?

L’aritmologia è la branca della cardiologia che studia, diagnostica e tratta i disturbi del ritmo cardiaco. In condizioni normali il cuore batte regolarmente, con una frequenza generalmente compresa tra 60 e 100 battiti al minuto. Quando la frequenza scende al di sotto dei 60 battiti al minuto si parla di aritmia ipocinetica, quando supera i 100 battiti al minuto si parla invece di aritmia ipercinetica. Spetta all’aritmologo stabilire se l’alterazione riscontrata sia una condizione benigna oppure l’espressione di una patologia potenzialmente più seria“, ha spiegato il Prof. Gulletta.

In presenza di un disturbo del ritmo cardiaco, quali sintomi dovrebbero essere tenuti in considerazione e indurre una persona a rivolgersi al medico?

Tra i sintomi più comuni vi sono il cardiopalmo, spesso descritto come una sensazione di ‘cuore in gola’, la percezione di un battito irregolare e, nei casi più importanti, gli episodi sincopali. Esistono diverse forme di sincope. Nella sincope vasodepressiva prevale un improvviso calo di pressione, la sincope mista che si caratterizza da rallentamento del battito e calo di pressione e, la sincope cardioinibitoria, dove esiste una componente aritmica ed si tratta di una sincope maligna“, ha dichiarato il Prof. Gulletta.

Sono quindi condizioni che bisogna conoscere e riferire al proprio medico quando si presentano. Esistono, al contrario, persone che soffrono di aritmie senza esserne consapevoli?

Alcune aritmie possono essere completamente asintomatiche. Un esempio frequente è rappresentato dalla fibrillazione atriale, sia nella forma persistente sia in quella parossistica. In questi casi il paziente può non percepire alcun disturbo, nonostante l’aritmia possa favorire la formazione di coaguli all’interno del cuore e aumentare il rischio di ischemia cerebrale o ictus. È importante imparare a conoscere il proprio battito cardiaco e prestare attenzione alla sua regolarità. Una delle caratteristiche tipiche della fibrillazione atriale è infatti proprio l’irregolarità del ritmo“, ha sottolineato il Prof. Gulletta.

Oggi sono sempre più diffusi dispositivi indossabili capaci di rilevare la frequenza e, in alcuni casi, l’attività cardiaca. Sono attendibili e utili oppure rischiano di essere fuorvianti?

I dispositivi indossabili possono essere utili soprattutto quando non si riesce a documentare un episodio aritmico attraverso un normale elettrocardiogramma. Può infatti accadere che il disturbo duri soltanto pochi minuti e si risolva prima che il paziente riesca a raggiungere una struttura sanitaria. Alcuni dispositivi consentono di registrare un tracciato elettrocardiografico, anche a singola derivazione, proprio nel momento in cui si manifesta l’episodio. Sono favorevole all’utilizzo di questi strumenti, purché i dati raccolti vengano successivamente mostrati e interpretati da uno specialista. La registrazione effettuata attraverso un dispositivo indossabile può aiutare il cardiologo aritmologo a riconoscere il tipo di alterazione e permettergli di effettuare già una diagnosi. “, ha dichiarato il Prof. Gulletta.

Negli ultimi anni la tecnologia ha trasformato profondamente la medicina. Anche l’aritmologia ha conosciuto aggiornamenti e progressi significativi?

“Nel campo dell’aritmologia sono stati compiuti progressi molto importanti, gli elettrocateteri necessari per eliminare le aritmie si sono evoluti: fino a pochi anni fa veniva impiegata prevalentemente la radiofrequenza. Oggi si utilizzano dei cateteri che utilizzano energia pulsata che agisce in maniera selettiva sulle cellule del tessuto cardiaco responsabili dell’aritmia, limitando il coinvolgimento delle strutture circostanti. Il vantaggio consiste quindi nella possibilità di ridurre il rischio di alcune complicanze e di rendere il trattamento ancora più mirato, ha detto il Prof. Gulletta.

Entriamo quindi nell’ambito dell’ablazione cardiaca. Il termine “ablazione” può suscitare una certa preoccupazione nei lettori. Potrebbe spiegarci, in termini semplici, in che cosa consiste questa procedura?

L’ablazione cardiaca è una procedura ormai consolidata, soprattutto quando viene eseguita in centri specializzati e con un elevato volume di attività. Attraverso un accesso venoso, generalmente dalla vena femorale e, in alcuni casi, dalla vena giugulare o succlavia, vengono introdotti alcuni elettrocateteri che raggiungono il cuore. Questi strumenti permettono di individuare le aree responsabili dell’aritmia e di intervenire direttamente su di esse. A seconda del tipo di aritmia possiamo utilizzare la radiofrequenza, oppure l’energia pulsata, dunque le percentuali di successo possono essere elevate“, ha affermato il Prof. Gulletta.

A proposito di pacemaker, lei è stato tra i primi specialisti a utilizzare nuove tecniche di posizionamento. Può illustrarci i principali tipi di applicazione?

Anche nell’ambito dei pacemaker sono state introdotte importanti innovazioni. Nei pazienti accuratamente selezionati e affetti da specifiche condizioni cardiache è oggi possibile impiantare le ‘cardio-capsule’, ovvero piccoli pacemaker che vengono inseriti attraverso la vena femorale e posizionate direttamente all’interno del cuore. Un’altra importante evoluzione è rappresentata dai pacemaker con elettrocateteri che vengono posizionati nel sistema di conduzione cardiaco. Queste tecniche consentono di ottenere una contrazione cardiaca più vicina alla fisiologia naturale del cuore“, ha detto il Prof. Gulletta.

Una domanda che viene spesso posta all’aritmologo riguarda il rapporto tra pacemaker e defibrillatore. Sono dispositivi che svolgono la stessa funzione?

Il pacemaker e il defibrillatore sono due dispositivi differenti. Il pacemaker ha lo scopo di inviare lo stimolo cardiaco quando il battito, per un blocco atrioventricolare non si verifica, quindi quando è presente un’asistolia. Il defibrillatore ha il compito, nel caso di un arresto cardiocircolatorio, di inviare uno shock e interrompere la fibrillazione ventricolare con lobiettivo di ripristinare il normale ritmo cardiaco. É necessario sottolineare che quasi tutti i defibrillatori hanno la funzione di pacemaker“, ha chiarito il Prof. Gulletta

Come riprende a battere un cuore trapiantato e quali possibilità offre la defibrillazione nei casi di arresto cardiaco, sia in ospedale sia attraverso un defibrillatore automatico esterno?

Se il paziente è in arresto cardiocircolatorio, è necessario effettuare uno shock elettrico per ripristinare la normale attività cardiaca. Le possibilità di ripresa, sia in caso di trapianto sia in caso di arresto cardiocircolatorio, si riscontrano nella quasi totalità dei pazienti. Nei pazienti con cardiopatie particolarmente serie, quando vi è l’indicazione all’impianto, il dispositivo rappresenta effettivamente un salvavita“, ha precisato il Prof. Gulletta.

In conclusione, sulla base delle importanti informazioni che ci ha fornito, quale messaggio si sente di rivolgere ai lettori riguardo all’aritmologia e, più in generale, alla prevenzione cardiovascolare?

La prevenzione cardiovascolare riveste un ruolo fondamentale. È importante adottare uno stile di vita sano e tenere sotto controllo i principali fattori di rischio, tra cui la pressione arteriosa, il colesterolo, la glicemia e il peso corporeo. È inoltre consigliabile seguire un’alimentazione equilibrata, limitare il consumo di grassi saturi e di bevande alcoliche ed evitare completamente il fumo. Un altro elemento essenziale è rappresentato dall’attività fisica aerobica, che deve essere praticata con regolarità e in maniera compatibile con le proprie condizioni di salute. Per molte persone può essere utile svolgere circa 30-40 minuti di camminata a passo sostenuto più volte alla settimana. Uno stile di vita attivo rappresenta un importante fattore di protezione nei confronti delle malattie cardiovascolari. «In presenza di sintomi, familiarità o particolari fattori di rischio è sempre consigliabile confrontarsi con il proprio medico“, ha concluso il Prof. Gulletta.

L’aritmologia rappresenta oggi uno dei settori più innovativi e in rapida evoluzione della cardiologia. Le nuove tecnologie consentono diagnosi sempre più tempestive e trattamenti più precisi, ma resta fondamentale il ruolo della prevenzione e dell’attenzione ai segnali del proprio corpo. Conoscere il ritmo del cuore, riconoscere eventuali anomalie e rivolgersi allo specialista quando necessario può fare la differenza, soprattutto in presenza di disturbi che talvolta possono manifestarsi in modo silenzioso.