Gemelli, operata al settimo mese per un raro angiolipoma: madre e bambina stanno bene
Una donna di 40 anni, incinta di sette mesi, è stata sottoposta al Policlinico Gemelli di Roma a un delicato intervento neurochirurgico per l’asportazione di un tumore spinale che comprimeva il midollo e rischiava di provocare danni neurologici irreversibili. L’operazione, eseguita durante la gravidanza grazie alla collaborazione tra diverse équipe specialistiche, ha permesso di tutelare contemporaneamente la salute della madre e quella della bambina.
Come riportato da Adnkronos, a distanza di sette mesi dall’intervento sia la mamma sia la figlia stanno bene. La bambina è nata a termine, mentre gli esami hanno confermato che la neoplasia materna era benigna. La paziente è tornata a una vita normale e i controlli radiologici hanno confermato il buon esito delle cure.
La donna si era rivolta al Pronto soccorso della Fondazione Policlinico universitario A. Gemelli Irccs alla fine di febbraio dopo la comparsa progressiva di difficoltà nella deambulazione, accompagnate da ripetute cadute e formicolii agli arti inferiori. Ricoverata presso l’Unità operativa complessa di Patologia ostetrica, diretta da Tullio Ghi, era stata sottoposta a una risonanza magnetica del rachide dorsale.
L’esame aveva evidenziato una neoformazione epidurale responsabile di una severa compressione del midollo spinale. Vista l’urgenza del quadro clinico, il caso era stato immediatamente discusso nell’ambito dello Spine Tumor Board, incontro multidisciplinare al quale avevano preso parte Ghi, Marco Rossi, direttore della Uoc Chirurgie specialistiche e Terapia del dolore 1, e Filippo Maria Polli, responsabile della Uos di Neurochirurgia spinale, afferente alla Uoc di Neurochirurgia diretta da Francesco Doglietto.
I medici si sono trovati di fronte a un duplice problema: da una parte il rischio che la paziente sviluppasse deficit neurologici sempre più gravi e potenzialmente irreversibili, dall’altra una gravidanza non ancora sufficientemente avanzata da poter prendere in considerazione il parto prima dell’intervento. Una nascita a 30 settimane, infatti, avrebbe esposto la bambina a un rischio significativo di complicazioni legate alla prematurità.
La scelta è stata quindi quella di procedere immediatamente all’asportazione chirurgica del tumore, adottando misure specifiche per il monitoraggio fetale e il supporto materno per tutta la durata dell’operazione. L’intervento, condotto dall’équipe neurochirurgica guidata da Polli insieme al team anestesiologico di Rossi, ha consentito “la rapida e completa asportazione della neoformazione, con conseguente decompressione del midollo spinale”.
Per l’operazione è stato utilizzato anche un letto operatorio modificato ad hoc, che ha consentito all’équipe di Ghi di monitorare costantemente la stabilità emodinamica del feto durante l’intera procedura. “Il monitoraggio multiparametrico delle funzioni vitali e della adeguata perfusione emodinamica distrettuale”, spiega Rossi, “ha consentito di svolgere un’anestesia in assoluta sicurezza per la paziente e impostare una adeguata analgesia multimodale”.
Dopo l’intervento, la donna ha mostrato una rapida regressione dei deficit neurologici ed è stata dimessa in tempi brevi. L’esame istologico ha successivamente confermato la natura benigna della neoformazione, identificata come un angiolipoma. La paziente ha potuto così proseguire normalmente la gravidanza fino al parto, avvenuto a termine.
L’angiolipoma spinale, spiega il Gemelli, è un raro tumore benigno che si sviluppa all’interno del canale vertebrale e che durante la gravidanza può andare incontro a una crescita particolarmente rapida per un meccanismo multifattoriale. La compressione del midollo che ne può derivare rende necessario un intervento tempestivo.
“Grazie al lavoro sinergico dei team multidisciplinari che coinvolgono le eccellenze del nostro policlinico, abbiamo potuto assicurare le migliori cure alla paziente e al suo bambino, permettendo alla donna di tornare presto a camminare e di proseguire la gravidanza in sicurezza”, commentano i medici che hanno seguito il caso.
“La scelta di procedere a un intervento chirurgico maggiore sulla madre con feto in utero e di differire il parto non è così comune”, sottolinea Ghi, spiegando che la procedura è stata possibile perché l’intervento ha comportato un sanguinamento limitato e la gestione anestesiologica ha minimizzato le ripercussioni emodinamiche, garantendo per tutta la durata dell’operazione condizioni ottimali per la bambina.


