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4-2014/ Moneta unica, diritti dei lavoratori e… Le risposte dell’Europa

Pillole d’Europa
di Cinzia Boschiero

NUMERO 4 – 2014

 

Moneta unica, diritti dei lavoratori, leggi elettorali, aiuti per fare impresa 

 

PER STARE MEGLIO COME CITTADINI  EUROPEI  E  CONOSCERE DIRITTE E TUTTE LE OPPORTUNITA’ UTILI – In questa rubrica notizie flash sulle normative europee e internazionali, notizie internazionali ed europee utili e pratiche per la vita di tutti i giorni. E’ attivo  un servizio di “A domanda, risposta” su bandi, agevolazioni, finanziamenti europei , borse di studio e di ricerca nazionali, regionali e locali per i lettori di Affaritaliani. Per richieste di informazioni scrivete a cinziaboschiero@gmail.comeurochat2013@gmail.com

 

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Domanda: ma l’euro è adottato in tutti i Paesi dell’Unione europea? Sandro Nusco

Risposta: no. L’euro è adottato in diciotto Stati. Si tratta comunque di un traguardo importante, raggiunto nel 15° anniversario del lancio dell’euro che è avvenuto nel 1999. Con l’ingresso della Lettonia,  Paese baltico che recentemente ha adottato la moneta unica, salgono a 333 milioni gli europei che condividono la stessa valuta. Visti i problemi avuti in altri Stati, il Centro lettone per la protezione dei consumatori effettuerà ispezioni quotidiane per monitorare il rispetto del tasso di cambio ufficiale di  0,702804 lat per euro nella conversione dei prezzi, che dovranno essere mostrati i entrambe le divise fino al 30 giugno 2014. Il Centro avrà anche la possibilità di imporre multe e inserire i nomi delle imprese che non rispettano le regole in una “lista nera”, accessibile pubblicamente.

 

Domanda: è vero che i lavoratori bulgari e rumeni hanno delle restrizioni in Europa? Lisa Mascarti

Risposta: Per i lavoratori bulgari e romeni l’inizio del nuovo anno segna la fine di ogni limitazione alla libera circolazione all’interno dell’Unione europea. Dal primo gennaio hanno pieno diritto di lavorare in tutti i Paesi dell’Unione senza che sia necessario un permesso speciale. La fine delle restrizioni si applica solo ai lavoratori e non concerne il diritto dei cittadini europei a circolare liberamente nell’Unione europea, diritto che potrà essere sancito solo da un ingresso di Bulgaria e Romania nell’“area Schengen”. In realtà bulgari e romeni potevano già lavorare e risiedere liberamente in ben 19 Stati europei dal 2007, data che segna l’ingresso dei due Paesi nell’Unione. Al contrario, altri Stati come Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito e Spagna avevano applicato misure transitorie che, per la durata massima di sette anni, limitavano la circolazione dei “nuovi arrivati”. In Francia, Ungheria e Italia il mercato del lavoro era stato, invece, aperto con alcune restrizioni. La libera circolazione dei cittadini romeni e bulgari è stata pienamente raggiunta dall’Italia già nel 2012 con l’abolizione delle restrizioni fino a quel momento in vigore, eliminando così una burocrazia che ancora pesava in alcuni settori produttivi. Attualmente tre milioni di cittadini tra bulgari e romeni vivono in alcuni Stati dell’Europa. La mobilità lavorativa, uno dei diritti più apprezzati dai cittadini europei e pilastro dell’integrazione, in un momento di alta disoccupazione rischia di alimentare sentimenti discriminatori e di chiusura: meno lavoro per la popolazione locale e sfruttamento dei benefici sociali. “Tuttavia,” sottolinea il dott Francesco Laera della Rappresentanza a Milano della Commissione europea,”vanno ricordati i benefici derivanti dalla libera circolazione dei lavoratori all’interno dei Paesi membri: i lavoratori mobili completano quelli del Paese ospitante e contribuiscono a colmare le lacune di competenze e carenze di manodopera. A disposizione di tutti i cittadini europei due strumenti messi in atto dalla Commissione europea: EURES (il portale online per la ricerca di lavoro) e il Vacancy European Monitor (una pubblicazione periodica che traccia le tendenze e le varie offerte di impiego in Europa)”.

Domanda: si discute tanto di leggi elettorali, ma per le elezioni europee del 2014 si vota in tutti gli Stati comunitari allo stesso modo? Christian Tossero

Risposta:  a fine maggio tutti noi cittadini europei saremo chiamati a votare il rinnovo del Parlamento europeo, unica istituzione dell’Unione eletta a suffragio diretto. A Luglio prenderà il via il semestre di presidenza italiana del Consiglio UE e sarà l’Italia a fissare l’agenda europea per i sei mesi successivi. Infine a Novembre si insedierà la nuova Commissione europea. Le elezioni europee del 2014, che si svolgeranno dal 22 al 25 maggio, saranno un appuntamento importante alla luce del periodo di difficoltà che l’integrazione europea sta vivendo.  I 751 parlamentari europei vengono eletti con modalità differenti, a seconda del Paese di appartenenza. Ogni Stato membro ha diritto ad un numero determinato di deputati al Parlamento. I seggi sono ripartiti tra i vari Stati secondo il principio di “proporzionalità decrescente”, in base al quale i paesi con una maggiore consistenza demografica dispongono di più seggi rispetto ai paesi meno popolosi. All’Italia spettano 73 parlamentari europei, che saranno eletti dai cittadini europei residenti in Italia il 25 maggio. Le elezioni 2014 sono le prime da quando, nel 2009, il trattato di Lisbona ha conferito al Parlamento europeo una serie di nuovi e importanti poteri. Una delle principali novità introdotte dal trattato consiste nel fatto che, quando il Consiglio europeo nominerà il candidato a presidente della Commissione europea, per la prima volta dovrà formalmente tenere conto dei risultati delle elezioni europee. Il nuovo Parlamento successivamente approverà o meno il presidente della Commissione. Ciò significa che gli elettori avranno un ruolo decisivo su chi subentrerà alla guida dell’esecutivo europeo. A partire dal primo luglio inizierà il Semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea, assunta a rotazione da uno Stato membro per un periodi di sei mesi. In questo periodo l’Italia si farà carico dell’agenda del Consiglio e presiederà tutte le riunioni, promuovendo le decisioni legislative, politiche e negoziando compromessi tra i vari paesi membri.

Domanda: In una sua Pillola precedente ha parlato di sostegni alle piccole e medie imprese, potrebbe specificare di cosa  tratta il programma europeo Cosme? Grazie Filippo Burreto

Risposta: come avevo precedentemente scritto in una mia rubrica, la commissione ITRE (Industria, ricerca ed energia) del Parlamento europeo ha approvato due programmi cruciali per il rilancio della competitività europea: il programma di ricerca ed innovazione Horizon 2020 e il programma COSME. Il primo, volto ad attrarre gruppi di ricercatori e/o partnership pubblico-private, dovrà destinare alle piccole e medie aziende almeno l’11 per cento del budget. Inoltre, a quest’ultime è dedicato anche il programma COSME il cui 60 per cento è destinato al capitale di rischio e alla garanzia sui prestiti. Per resistere alle fasi di congiuntura negativa l’Europa ha bisogno di un settore industriale forte e il Vicepresidente della Commissione europea on. Antonio Tajani punta su un Patto industriale per l’Europa in preparazione del Consiglio europeo del febbraio 2014, dedicato alla competitività e alla politica industriale. L’obiettivo del Patto industriale (Industrial Compact) è quello di invertire il declino del ruolo dell’industria in Europa e portare il settore manifatturiero dall’attuale 15% al 20% del PIL Ue entro il 2020. il COSME è soprattutto uno strumento di finanziamento in grado di migliorare l’accesso per le PMI ai finanziamenti e ai mercati all’interno e all’esterno dell’UE. I fondi saranno utilizzati inoltre per creare un ambiente favorevole alle PMI, incoraggiando una cultura imprenditoriale in Europa e rafforzando la competitività sostenibile delle imprese dell’UE. Il programma è impostato per essere attivo dal 2014 al 2020, con un budget di 2,3 miliardi di euro. Si prevede che entro il 2020, circa 344.000 imprese ricevano crediti assistiti mediante garanzie COSME, con un valore dei prestiti fino a 22 miliardi di euro. Inoltre, grazie agli investimenti del COSME in fondi di capitale di rischio a sostegno delle PMI in rapida crescita, 560 aziende riceveranno investimenti di capitale di rischio con un volume complessivo investito di 4 miliardi di euro.