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Affari Europei
Germania, caos Servizi Segreti. Maassen verso rimozione o pensione anticipata

GERMANIA: MAASSEN DI NUOVO NELLA BUFERA, VERSO RIMOZIONE O PENSIONE ANTICIPATA

Hans-Georg Maassen di nuovo nella bufera in Germania: l'ex capo del servizio di intelligence interna BfV (Bundesamt fuer Verfassungsschutz) sembra avviato verso un'uscita di scena forzata dopo l'ultimo episodio imbarazzante per il governo che lo vede coinvolto. Nel discorso di addio pronunciato in presenza di numerosi colleghi europei prima del passaggio ad un nuovo incarico, Maassen sarebbe stato molto critico nei confronti dell'esecutivo di Berlino. Il ministero dell'Interno, dove Maassen è approdato dopo essere stato rimosso dai vertici del BvF, starebbe dunque attualmente rivedendo la sua posizione e una decisione in merito potrebbe arrivare direttamente dai vertici - Horst Seehofer - a fine settimana, quando il rapporto finale sulla vicenda sarà stato completato. Tutto è iniziato a settembre, quando Maassen, a capo del BvF da sei anni circa, è entrato in rotta di collisione con Angela Merkel confutando le sue dichiarazioni di condanna per le violenze contro gli stranieri compiute durante le manifestazioni dell'estrema destra che si erano tenute a Chemnitz. Violenze documentate anche con immagini di cui Maassen ha contestato la veridicità. Sono anche girate voci secondo cui l'ex capo dei servizi segreti avrebbe passato informazioni sensibili sull'estremismo islamico all'Afd, il partito populista ed antimmigrati della Germania.

IL CASO MAASSEN TORNA A SCUOTERE LA GRANDE COALIZIONE IN GERMANIA

Il caso Maassen è diventato oggetto di un braccio di ferro - l'ennesimo - tra Cdu e Csu, tra chi chiedeva la sua rimozione e chi vi si opponeva, una crisi che ha messo in serie difficoltà la Grande Coalizione. Alla fine si è giunti ad un compromesso che prevedeva la sua assunzione come sottosegretario al ministero dell'Interno, una sostanziale promozione che non ha mancato di provocare forti contestazioni, a seguito delle quali Maassen è stato investito della qualifica meno formale di consulente con il compito di riferire direttamente a Seehofer. Ma a fargli rischiare l'uscita di scena definitiva è il modo in cui Maassen ha parlato del governo Cdu-Csu nel suo discorso di addio da capo BvF in presenza degli omologhi europei ad ottobre. Parole non rese pubbliche dal ministero dell'Interno ma che sarebbero state di aperta derisione nei confronti dell'amministrazione di Berlino e pronunciate in presenza dei leader dei servizi di sicurezza europei. Anche Seehofer, suo ex sostenitore, ha rinunciato a prendere direttamente le sue difese questa volta, evitando ieri a Monaco di rispondere alle domande dei giornalisti in proposito. Secondo quanto riporta la Dpa, che cita fonti a conoscenza della vicenda, il ministero si riserva di rimuovere Maassen dal suo incarico o offrirgli la possibilità di una pensione anticipata. 

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