Di Tommaso Cinquemani
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Nella sua residenza di Berlino Angela Merkel brinda all’avanzata dell’euroscetticismo in Francia. I dati parlano chiaro: il partito di Marine Le Pen macina consenso, cavalcando l’onda dello scontento provocato dalla crisi economica e dall’incapacità dell’Ue di rispondere in maniera vibrante. Alcuni sperano che la Merkel ammorbidisca il suo volto austero per contrastare l’onda euroescettica, ma è esattamente l’opposto. Un fronte euroscettico forte significa grande coalizione a Strasburgo.
Basta guardare i sondaggi e le elezioni francesi. All’Europarlamento il fronte anti-euro porterà circa un centinaio di deputati, 210-220 andranno a socialisti e popolari, gli altri si disperderanno tra liberali, sinistra-comunista, verdi nordici, conservatori, ecc. Risultato, con l’asticella della maggioranza fissata a 326 né il Pse, né il Ppe potranno avere la maggioranza assoluta dei seggi, nemmeno appoggiandosi ai partiti minori ideologicamente più vicini. Ecco allora che il Partito socialista, dato in testa da tutti i sondaggi, dovrà allearsi con il Partito popolare, la cui esponente di spicco è proprio Angela Merkel. La Cancelliera tedesca si troverebbe così nella posizione di poter replicare a Bruxelles la grande coalizione che governa a Berlino. Dovrebbe sì ammorbidire le sue politiche rigoriste, ma avrebbe il vantaggio di frenare il Partito socialista e imporre il suo veto sulle proposte più radicali.
Martin Schulz (il candidato del Pse) sarebbe quindi probabilmente eletto alla guida della Commissione europea, posizione oggi ricoperta da Barroso. Ma il Ppe potrebbe imporre Jean-Claude Juncker (il candidato dei popolari) come vicepresidente della Commissione con una delega importante, magari come quella agli Affari economici e monetari. O addirittura c’è chi ipotizza che possa presiedere l’emiciclo di Strasburgo.

