Il “discorso della crisi”, cosi’ alcuni blogger in Russia hanno definito il messaggio alla nazione, pronunciato oggi da Vladimir Putin al Cremlino davanti alle Camere riunite del parlamento e in cui il presidente russo ha usato la tradizionale retorica anti-occidentale per giustificare la sua politica estera e rassicurare il Paese che, nonostante i “tempi difficili”, la Russia rimarrà forte. La situazione economica era la tematica su cui c’era più attesa, ma Putin ha relegato le promesse di riforme, per contrastare l’effetto delle sanzioni e “accelerare lo sviluppo” interno, solo alla seconda parte del suo intervento, prima di affrontare la politica sociale. Nella sala di San Giorgio, nel Gran Palazzo del Cremlino, il leader russo ha parlato per poco più di un’ora davanti a oltre mille persone tra deputai, senatori, governatori e leader religiosi.
Il tradizionale discorso sullo stato della nazione, è iniziato subito dalla Crimea e dall’Ucraina: quello che l’Occidente ritiene il motivo dell’attuale crisi con la Russia e delle conseguenti difficoltà economiche che il Paese vive per via delle sanzioni, per Putin è solo una scusa degli Usa e dei loro alleati usato per indebolire la Federazione. “Se tutto questo non fosse successo, avrebbero inventato qualche altro pretesto per contenere le crescenti possibilità della Russia”. “Ogni volta che qualcuno crede che siamo diventati troppo forti e indipendenti, vengono applicati immediatamente questi strumenti”, ha dichiarato, mentre le tv trasmettevano la diretta del suo intervento.
Tra gli applausi della platea, il presidente ha ribadito che la Crimea si è “unita” a Mosca in modo “legittimo” e che la penisola sul Mar Nero ha un “enorme valore sacro e civile” per la Russia, “come il Monte del Tempio a Gerusalemme per coloro che professano l’ebraismo e l’islam”. E questo sarà così “per sempre”. Sull’Ucraina (dove è avvenuto un “colpo di Stato”) ha comunque usato toni di apertura, promettendo sostegno alle riforme di Kiev e “rispetto verso il popolo fratello e la sua sovranità”.
La crisi nella ex repubblica sovietica, che ha portato i rapporti con l’Occidente ai minimi storici, facendo parlare di nuova Guerra Fredda, non implicherà un auto-isolamento della Russia: “Sotto nessuna circostanza, ridurremo i nostri legami con l’America e l’Europa, ma allo stesso tempo espanderemo le relazioni tradizionali con il sud del continente americano e continueremo la cooperazione con l’Africa e i Paesi del Medio Oriente”. Ha escluso che Mosca sia intenzionata a intraprendere “una corsa al riarmo”, ma ha assicurato senza mezzi termini che “si difenderà”.
Putin ha poi usato l’occasione per ribadire che lo Scudo anti-missile degli Usa in Europa, rappresenta “una minaccia non solo per la Russia, ma per il mondo intero”. Non è mancato l’attacco agli “amici americani” e ai loro alleati, accusati di “cinismo” e di volere “smembrare” la Federazione, in uno “scenario jugoslavo”. “Ma non glielo abbiamo permesso”, ha rassicurato il pubblico. Anche se della situazione economica dovrebbe rispondere il premier, da Putin oggi ci si aspettavano soprattutto spiegazioni e rassicurazioni sull’inarrestabile svalutazione del rublo, seguita al calo del prezzo del petrolio e a mesi di sanzioni economiche, con il governo che ha per la prima volta parlato di recessione per il prossimo anno e la Banca centrale che ha annunciato interventi “senza limiti” per sostenere la valuta nazionale.
Putin non ha apertamente ammesso l’esistenza di una crisi economica, ha palato di “tempi stressanti e difficili” per il Paese, ma ha dichiarato che le sanzioni sono soltanto un “enorme incentivo per accelerare lo sviluppo” interno. Ha promesso di diminuire il controllo statale sul business, riportare in ordine i bilanci delle aziende pubbliche, proposto una “piena amnistia” per i capitali che rientrano dall’estero, di mettere fine alla “pagina dell’offshore”, di “congelare le attuali condizioni fiscali e non cambiarle per quattro anni” e di non pressare i piccoli e medi imprenditori con “controlli, senza fine”. Controllare l’inflazione e stimolare la crescita, sono a suo dire, due obiettivi fondamentali, insieme alla necessità di ottimizzare gli investimenti usando i “risparmi” della Russia.
Su internet in molti hanno commentato, in modo ironico, la parte economica del discorso, parlando di “nuova NEP”, in riferimento alla sistema di riforme, in parte orientate al libero mercato, volute da Lenin negli anni ’20. Le parole di Putin, però, non hanno convinto gli investitori e anche dopo il discorso alla nazione, il rublo ha continuato a perdere valore, nonostante l’appello del presidente a governo e Banca centrale per misure “decise e coordinate” a sostengo della moneta russa. Secondo gli esperti, l’effetto positivo delle promesse in senso liberale è stato annullato dalla retorica aggressiva e anti-occidentale della prima parte del discorso, con cui di fatto il presidente ha cercato di distogliere l’attenzione dalle prospettive di crisi economica, puntando di nuovo il dito contro i nemici esterni della Russia, ma senza affrontare realmente i problemi interni del Paese.
“Il presidente ha mandato un messaggio chiaro: la Russia è forte e siamo in grado di difendere la sua sovranità in ogni situazione”, ha commentato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, definendo la situazione economica della Russia come “in linea con le tendenze economiche globali”. “Ci si aspettava che il presidente producesse un’enorme pillola con cui curare tutti i dolori economici, ma queste cose non succedono nella vita reale”.

