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Quote latte, De Castro: “Paghi chi aumenta la produzione”

“Il prezzo del latte continuerà a calare. Serve un sistema di autoregolamentazione e gli Stati che aumentano la produzione devono pagare”. L’intervista di Affaritaliani.it a Paolo De Castro, presidente della commissione Agricoltura al Parlamento europeo

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Presidente De Castro, il prezzo del latte sta continuando a scendere e gli allevatori sono sul piede di guerra. A rischio ci sono migliaia di stalle. Come mai l’oro bianco ormai costa meno dell’acqua?
“Il prezzo del latte è crollato per tre fattori. Primo, perché in Europa si produce più latte rispetto al passato. Nel 2014, stime della Commissione europea, abbiamo registrato un più 5%”.

Il primo aprile finirà il sistema delle quote latte, ma per adesso sono ancora in vigore. Come hanno fatto gli allevatori ad aumentare la produzione?
“Gli agricoltori pensano già al dopo, a quando non ci saranno più i contingentamenti e si preparano a conquistare il mercato. L’Irlanda ha segnato un più 15%, la Germania un più 7%”.

Le altre due ragioni del crollo del prezzo del latte quali sono?
“L’incremento della produzione è coinciso con una riduzione dei consumi, causata dalla depressione economica, e con l’embargo russo”.

Esportavamo latte verso Mosca?
“Non tanto il latte quanto i prodotti lavorati, come i formaggi. È stato un duro colpo per la produzione italiana”.

Il prezzo si è assestato o continuerà a scendere?
“A mio avviso ancora non abbiamo toccato il fondo, fino all’estate il prezzo continuerà a scendere”.

Fino a quale livello?
“Non si può sapere”.

Il pacchetto latte approvato nel 2011 come tutela gli allevatori?
“Non ci sono delle tutele in quel provvedimento, se non l’introduzione di una programmazione produttiva nel settore dei formaggi”.

Dobbiamo lasciare quindi che sia il mercato a determinare il prezzo del latte?
“Io non credo. Il latte è un prodotto particolare, con una elevata elasticità. Basta un minimo aumento della produzione per far calare il prezzo. Noi abbiamo avuto un più 5%, che è tantissimo”.

Allora come si esce da questa situazione?
“Qui in commissione Agricoltura stiamo lavorando ad un ‘pacchetto latte bis’. Un rapporto di iniziativa che poi speriamo diventi qualcosa di più, per cercare di introdurre dei meccanismi di gestione dell’offerta che si basino sul principio dell’autoregolamentazione”.

Di che cosa si tratta?
“Un Paese non deve essere messo nelle condizioni di poter aumentare deliberatamente la sua produzione di latte facendola pagare anche ai Paesi che sono rimasti costanti. Bisogna imporre degli obbiettivi produttivi e chi li supera deve pagare delle penali”.

Questo però è un ritorno delle quote latte, no?
“Deve essere un principio di autoregolamentazione. Non vogliamo far tornare le quote dalla finestra. Noi diciamo che se un Paese vuole produrre più latte può farlo, ma deve esportarlo fuori dall’Unione. Se l’Irlanda, ad esempio, aumenta la produzione perché vuole conquistare il mercato cinese, poi non può immettere sul mercato europeo il suo surplus”.