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Per Renzi in agguato la ‘grana’ Europee. Tra rottamazione e deroghe

Per Renzi in agguato la ‘grana’ Europee. Tra rottamazione e deroghe
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Di Tommaso Cinquemani
europa@affaritaliani.it

C’è un fascicolo sulla scrivania di Matteo Renzi a Palazzo Vecchio. All’interno ci sono i profili dei deputati che siedono al Parlamento europeo. La legge elettorale, le riforme costituzionali e le scaramucce con Alfano e Letta non gli hanno ancora dato tempo di esaminarlo, ma il sindaco sa che prima o poi dovrà affrontare un dossier potenzialmente esplosivo. “Affronteremo la composizione delle liste seguendo il principio del rinnovamento generazionale”, spiega ad Affaritaliani.it una fonte vicinissima al rottamatore. “Ma è anche vero che alle Europee ci sono le preferenze e quindi un occhio al seguito sul territorio lo dovremo pure dare”. Ecco il dilemma: fare fuori la vecchia guardia inserendo volti nuovi, ma che non portano voti, oppure affidarsi a persone rodate che però sanno di naftalina?

Sfogliando i curricula dei Mep salta agli occhi il nome di Luigi Berlinguer, classe 1932, al quarto mandato. Ma anche quello di Vittorio Prodi, 1937, fratello dell’ex premier, che di mandati ne ha fatti ‘solo’ due e che fa parte del gruppo dei renziani. Sì, perché anche a Bruxelles Matteo Renzi ha il suo seguito. Sono cinque gli onorevoli a lui riconducibili che oltre a Prodi annoverano Franco Frigo, David Sassoli (recordmen con 400mila preferenze), Patrizia Toia e Silvia Costa, che di mandati ne hanno fatti quattro (tra Roma e Bruxelles). Tre legislature le ha concluse Pino Arlacchi (ex Idv), così come Paolo De Castro (il guru dell’agricoltura che guarda con interesse al caso De Girolamo) e Leonardo Domenici (già sindaco di Firenze e predecessore di Renzi).

Lo statuto del Pd dice chiaramente che di mandati se ne possono fare al massimo tre, poi serve una deroga che viene concessa dal Coordinamento Nazionale in caso di “contributo fondamentale” per il bene del partito. I molti che hanno tre legislature alle spalle chiederanno una deroga? Ancora non si sa, quel che è certo è che molti di loro hanno una lunga esperienza a Strasburgo (elemento non da sottovalutare) e un largo seguito sul territorio. Come rinunciare allora a Gianni Pittella, che non solo è vicepresidente dell’Europarlamento ed è stato pretendente alla segreteria, ma che nel Mezzogiorno porta un voluminoso pacchetto di voti?

Tra i giovani turchi, i dalemiani e i bersaniani c’è poi il timore di epurazioni più o meno plateali. I sostenitori di Gianni Cuperlo contano una lunga schiera a Bruxelles, a partire da Salvatore Caronna (uomo forte a Bologna e dintorni). O Antonio Panzeri, pezzo grosso del Pd milanese. Ma anche Francesco De Angelis e Guido Milana, entrambi radicati nel Lazio o Mario Pirillo, con un lungo seguito in Calabria. Della partita si tireranno fuori con tutta probabilità Francesca Balzani, affaccendata in faccende milanesi e Rita Borsellino, che dopo le vicende siciliane guarda sempre di più a Sel.