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Salari, cresce il divario tra uomo e donna. Germania tra le peggiori, bene l’Italia

Salari, cresce il divario tra uomo e donna. Germania tra le peggiori, bene l’Italia
8 marzo
In Italia la differenza di salario tra maschi e femmine è di appena il 7,3%, tra le migliori dell’Unione europea. Fanalino di coda sono invece la Germania, al 21,6% e l’Estonia, al 29,9%. E la crisi non fa che peggiorare la situazione. I dati

In occasione della festa della donna l’Eurostat ha reso noti alcuni dati sulle disuguaglianze di genere all’interno dell’Unione europea. L’Istituto di statistica comunitario si è concentrato soprattutto sulle differenze salariali e dei livelli di occupazioni tra uomini e donne.

E’ emerso così che in media, in Europa, il gentil sesso riceve il 16,4% in meno, in termini di remunerazione, rispetto agli uomini. L’Italia, da questo punto di vista, può però dire di avere fatto i compiti a casa visto che il gap salariale è appena del 7,3%. Una inezia in confronto a quello della Germania, che si assesta al 21,6%, e dell’Estonia, che raggiunge quasi quota 30%.

Ma in Italia non possiamo sederci sugli allori. Già, perché dal 2008 al 2013, anno a cui si riferiscono questi dati, la situazione è precipitata. Siamo infatti passati dal 4,9% al 7,3%. La causa, dicono gli esperti, è della crisi. Un tessuto economico meno reattivo, con poche opportunità, penalizza le donne, allargando il divario.

A livello europeo poi, anche le percentuali di donne occupate non fanno ben sperare. Se il tasso di lavoratrici femmine è del 46%, solo un terzo ricopre posizioni apicali. Insomma, le donne lavoratrici sono sempre di più, ma non riescono a raggiungere la vetta nelle aziende e nell’amministrazione pubblica.

Il motivo di questa differenza? Principalmente il fatto che i governi non mettono a disposizione delle madri un sistema di supporto capace di assisterle al momento della nascita dei figli. Cosicché oggi, quando una donna rimane in cinta, lascia l lavoro. Un dato suffragato anche dal fatto che il part-time è molto diffuso tra il gentil sesso, con un 30%, a differenza dell’8,1% degli uomini.