Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani
Onorevole De Castro, quali potrebbero essere gli effetti dell’accordo di libero scambio con gli Usa sul nostro settore agroalimentare?
“Per fare un’analisi precisa bisognerebbe conoscere il testo definitivo, mentre ora siamo ancora in una fase preliminare. Non sappiamo quali sono le aperture che dovremo concedere agli Usa, ne quali potremo chiedere noi”.
Quali sono i prossimi passi negoziali?
“Andremo a Washington appena finiranno le nomine delle nostre controparti al Congresso americano. Lì cominceremo a capire che aria tira”.
Il Parlamento europeo ha voce in capitolo o dovrà solo ratificare un accordo preso da altri?
“Noi abbiamo il diritto di veto. Questo significa che bocceremo il trattato se il negoziato si dovesse concludere in maniera non convincente”.
Lei è stato nominato relatore per la commissione Agricoltura, quali sono i suoi compiti?
“Devo tenere costantemente aggiornata la commissione sulle trattative, in modo che poi si possa prendere una decisione in maniera cosciente”.
In molti hanno criticato la segretezza del Ttip voluta da Barroso, c’è stato un cambio di passo con la Commissione Juncker?
“Assolutamente sì. La decisione della Malmstrom di rendere accessibili ai deputati i documenti è un stata una svolta importante”.
Dal punto di vista agroalimentare quali sono gli interessi europei nel Ttip?
“L’Europa ha un interesse molto ampio. L’Ue esporta verso gli Usa 17 miliardi di euro di prodotti agroalimentari all’anno. Mentre ne importa circa 10 miliardi. Abbiamo un saldo attivo in grande crescita, aumentato del 40% in 10 anni, mentre le importazioni sono rimaste costanti”.
Che cosa importiamo dagli Usa?
“Prevalentemente materie prime come grano, soia, mais, polvere di latte. Esportiamo invece prodotti lavorati come vino, conserve, formaggi, pasta”.
All’interno dell’Unione ci sono interessi divergenti rispetto all’accordo con gli Usa?
“In parte sì, perché i Paesi nordici, come Irlanda, Inghilterra, Svezia e Danimarca sono forti esportatori di materie prime, come lo sono anche gli Usa. Per questo motivo loro giocano in difesa, vogliono proteggere il loro mercato”.
E per quanto riguarda i Paesi del sud?
“Noi esportiamo prodotti lavorati e quindi abbiamo interesse che cadano le barriere commerciali con gli Usa. Questo ci permetterebbe di raggiungere un mercato più ampio, che per l’Italia attualmente vale 3 miliardi”.
Avete fatto degli studi sulle ricadute in termini economici ed occupazionali?
“Nel caso di un abbattimento delle barriere tariffarie e non tariffarie, si stima un aumento del 120% delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti e del 40% nel senso opposto”.
Che cosa si intende per barriere non tariffarie?
“Tutto ciò che non è riconducibile ad un dazio. Ad esempio le norme sul batterio della listeria nei prosciutti, sui residui di fitofarmaci nell’olio o relative ad alcune lavorazioni dei formaggi”.
Il Ttip può avere un effetto compensativo rispetto alle mancate vendite agroalimentari dovute all’embargo russo?
“Io non metterei le due cose sullo stesso piano. L’embargo russo colpisce nell’immediato i nostri agricoltori, mentre il Ttip può dare delle opportunità sul lungo periodo. Inoltre l’Europa non può semplicemente ignorare Mosca come partner commerciale. Quello russo è un mercato importantissimo, quasi quanto quello Usa. Vale 15 miliardi a fronte dei 17 statunitensi”.
Per l’Italia quanto pesa?
“Circa 700 milioni, ma in prospettiva può crescere moltissimo. Dobbiamo però eliminare questo embargo che fa più male a noi che a loro. Il problema dell’Ucraina è enorme, ma risolvibile attraverso altre strade”.
Secondo lei quand’è che si arriverà ad una firma?
“Tutto dipende dall’atteggiamento dei Repubblicani, che oggi governano anche il Senato. Se, come è logico credere, saranno più aperti dei Democratici a questi accordi, allora ci aspettiamo una accelerazione. Ma potrebbe anche accadere che gli Usa decidano di dare priorità al Trans-Pacific Agreement con i paesi asiatici. Un rischio da evitare”.
Bisogna però tutelare la salute dei consumatori…
“Certo, ma bisogna anche essere chiari. Si sono sentite tante frottole su questo accordo”.
Ad esempio?
“Allarmismi sugli Ogm e sulle carni agli ormoni. Voglio rassicurare tutti, le nostre regole di tutela dei consumatori non cambieranno con il Ttip”.


