Cairo ad Affaritaliani: "Non ho alcuna intenzione di vendere La7"

Il presidente di Rcs e del Torino spiega come la sua società ha la disponibilità di ripianare il debito residuo con Intesa da 50 milioni integralmente

di Marco Scotti
Economia
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Intervista di affaritaliani.it a Urbano Cairo

“Chi dice che voglio vendere La7 dice un’enorme falsità: non ho alcun intenzione di privarmi di questa televisione”. Non usa giri di parole Urbano Cairo, presidente di Rcs e di Cairo Communication. La notizia era serpeggiata negli ambienti finanziari e aveva del clamoroso: l’imprenditore alessandrino sarebbe stato pronto a separarsi da La7 perché Intesa Sanpaolo avrebbe chiesto all’imprenditore una maggiore disponibilità economica.

Ma Affaritaliani.it può smentire categoricamente questa notizia. Intanto, perché l’istituto guidato da Carlo Messina non ha motivo di chiedere a Cairo un incremento della liquidità, “perché con Intesa non ho un euro di debito, anzi sono creditore perché ho dei depositi in quella banca” ci spiega l’imprenditore. Poi, perché la stessa Ca’ De Sass non ha patito particolarmente la crisi dettata dalla guerra tra Russia e Ucraina.

Anche perché Banca Intesa Russia, come ha ricostruito Repubblica, ha nella terra di Putin solo 28 sportelli, con un miliardo di attivi e un valore di bilancio di 150 milioni. Nulla di particolarmente rilevante per un istituto che, al 31 dicembre scorso, contava oltre 1.000 miliardi di attivi complessivi.

Come ha potuto ricostruire Affaritaliani.it, per quanto concerne Rcs la posizione finanziaria netta al 31 dicembre 2021 è positiva per 16,7 milioni. Con Intesa è attiva una linea di credito revolving, del valore complessivo di 125 milioni, che risulta però totalmente inutilizzata. Non solo: nel 2017 il debito residuo della Rizzoli ammontava a 332 milioni complessivi con un pool di banche, tra le quali capofila era Intesa. Questo debito era stato rinegoziato lo stesso anno fino al 2022 e poi ulteriormente dilazionato al 2023.

“Oggi abbiamo più cassa che debito – ci spiega Cairo – e il residuo è di circa 50 milioni di euro. È un prestito di medio periodo che avremmo potuto perfino liquidare data la disponibilità di cassa, ma che abbiamo preferito mantenere perché offre dei tassi vantaggiosi”.

Certo, il momento storico è complesso per l’editoria. Il combinato disposto tra il boom del prezzo dell’energia e quello della carta ha praticamente raddoppiato il costo di produzione dei giornali, che già scontano una crisi sistemica che il Covid ha acuito almeno per quanto riguarda la versione “fisica” delle testate. “È vero che la carta è aumentata – chiosa Cairo – e che i costi sono maggiorati rispetto allo scorso anno. Ma riteniamo di poter ripetere i risultati ottenuti l’anno scorso (che hanno portato allo stacco di una cedola da 0,06 euro per azione, ndr). Non siamo particolarmente preoccupati dalla situazione contingente”.

Infine, il capitolo La7. La rete ha chiuso il 2021 triplicando il risultato netto rispetto all’anno precedente. La risalita rispetto alle difficoltà che c’erano state negli anni precedenti procede. “Avremo ulteriori miglioramenti – conclude Cairo – dopo aver affittato il Mux (abbreviazione di Multiplex, la tecnica di trasmissione/diffusione del segnale televisivo digitale, ndr). Siamo tranquilli e non abbiamo alcuna intenzione di vendere”.

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