Concessioni balneari, allarme: boom prezzi in spiaggia, Alassio la più cara

Mentre il Parlamento si appresta a licenziare il Ddl delega sulla Concorrenza cresce la preoccupazione tra i consumatori per tariffe e servizi

Economia
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Concessioni balneari, dopo la Liguria prezzi folli anche a Gallipoli, Alghero e Viareggio. Il report di Altroconsumo 

Mentre l’estate è ormai alle porte, gli italiani progettano le ferie da trascorrere prevalentemente nella Penisola e il Parlamento si appresta a licenziare il Ddl delega sulla Concorrenza che ha nelle concessioni balneari uno dei punti cardine, si moltiplicano i dubbi dei consumatori a proposito di tariffe e servizi. 

In tale quadro, ancora in parte grigio, Altroconsumo ha deciso così di realizzare un'inchiesta sui lidi balneari per guidare gli italiani nella scelta delle proprie mete estive e, al contempo, analizzare la loro opinione intorno al tema delle concessioni, che dovranno essere soggette a revisione entro la fine del 2023.

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L'indagine ha analizzato, in primis, le tariffe applicate dai gestori degli stabilimenti riscontrando un aumento dei prezzi rispetto all'anno precedente, inoltre, attraverso un questionario rivolto ad un campione della popolazione, ha approfondito le abitudini di scelta di chi trascorre le vacanze in località balneari italiane, individuandone le preferenze e la propensione alla spesa. In secondo luogo, agli intervistati è stato chiesto se fossero a conoscenza del concetto di ''concessione balneare'' e le loro aspettative riguardo la riforma delle concessioni.

Concessioni balneari, il 39% degli italiani preferisce le spiagge a pagamento 


 

Relativamente alle preferenze degli italiani per quanto riguarda le tipologie di spiaggia che preferiscono, l'indagine riscontra che il 28% di coloro che trascorrono le vacanze in località balneari della Penisola, preferisce lo stabilimento balneare.

L'11% dei rispondenti preferisce invece la spiaggia libera attrezzata a pagamento, il 16% la spiaggia libera e gratuita con servizi (come bar, docce e wc) e il 19% la spiaggia libera e gratuita senza servizi. Sul totale degli intervistati, il 39% predilige spiagge a pagamento, mentre il 35% preferisce frequentare spiagge gratuite.

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Il restante 26% del campione decide di volta in volta dove preferisce andare a seconda delle circostanze quali località, periodo, lunghezza della vacanza. Chi sceglie lo stabilimento balneare o spiagge libere attrezzate a pagamento lo fa, in primis, per l'equipaggiamento offerto (74%); tra le principali motivazioni di scelta troviamo anche la sicurezza di avere il proprio posto (44%), i servizi di ristorazione della struttura (44%) e la possibilità di usare la doccia (43%). Chi frequenta spiagge gratuite, con o senza servizi, lo fa innanzitutto perché sono gratuite (per il 68% dei rispondenti) e per la libertà di scegliere dove andare di giorno in giorno (60%).

Concessioni balneari, oltre il 50% degli intervistati pensa che nel post riforma le tariffe aumenteranno 

L'inchiesta si è focalizzata innanzitutto sulla consapevolezza intorno al concetto di ''concessione balneare'', un tema di grande attualità poiché nella giornata di ieri è stata trovata l'intesa di maggioranza sulla riforma, uno dei punti più spinosi del Ddl Concorrenza che si appresta ad essere varato dal Parlamento.

L'86% dei rispondenti è a conoscenza che per concessione balneare si intende l'autorizzazione grazie alla quale uno stabilimento può, a pagamento, gestire la propria attività sul suolo pubblico. Dall'indagine emerge che 3 intervistati su 4 (cioè il 76% del campione) hanno sentito parlare della riforma delle concessioni balneari, e di questi il 91% ha consapevolezza del fatto che riguardi la riassegnazione periodica delle concessioni per la gestione degli stabilimenti.

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Le aspettative riguardo i risultati della riforma sono, però, piuttosto negative. Più della metà degli intervistati (il 52%) pensa che le tariffe degli stabilimenti aumenteranno (solo il 4% che diminuiranno). Allo stesso tempo i cittadini non prevedono un miglioramento della qualità dei servizi offerti, secondo la maggioranza (65%), questi rimarranno sugli standard attuali. Per quanto riguarda il ricambio dei gestori, il 43% dei rispondenti ritiene che verrà stimolato un maggiore rinnovamento, ma una quota simile di intervistati, il 36%, non prevede particolari cambiamenti a riguardo.

"Bene che il ddl concorrenza sia finalmente uscito dal pantano parlamentare: è di per sé una buona notizia per il Paese, che da troppo tempo attende l'approvazione di questa misura fondamentale per il rilancio e l'innovazione. Per questo va riconosciuto l'impegno, anche personale, del presidente Draghi che ha spinto a più riprese il Parlamento a superare l'impasse che rischiava di insabbiare del tutto la legge. Ma, almeno riguardo alle concessioni balneari, le misure per i consumatori rischiano di rimanere sul bagnasciuga", sottolinea Federico Cavallo, responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo.

"Da un lato, l'art. 2 del provvedimento nel suo complesso va nella direzione giusta e risponde all'esigenza di mettere al centro la varietà e qualità dei servizi ai consumatori premiando l'attenzione all'ambiente, alla disabilità, all'inclusione di genere. Punti che, come Altroconsumo avevamo evidenziato sia nella nostra lettera di agosto 2021 all'Agcm e al Governo, sia sollevato durante l'audizione dello scorso marzo in Senato. Dall'altro lato, però, vediamo forti rischi nella formula uscita dall'accordo tra le forze politiche sui contenziosi, con un testo vago che offre, di fatto, una scappatoia per sospendere la liberalizzazione almeno per un altro anno". 

Altroconsumo da tempo, rileva Cavallo, "sostiene che la concorrenza rappresenti un elemento fondamentale in questo settore sia per portare il miglioramento dei servizi, sia per affrontare il tema dei prezzi, entrambi molto sensibili per i consumatori come dimostrato anche da questa inchiesta. Ora, chiediamo al Governo di continuare a lavorare per garantire, nell'attuazione della delega, una riforma vera per favorire, finalmente, un'offerta di servizi maggiormente variegata e dia alle persone più possibilità di scelta. Un quadro diverso da quello attuale dove, a fronte di scarso o nessun miglioramento del servizio, i prezzi sono comunque in aumento. Per questo, Altroconsumo ontinuerà a far sentire forte la sua voce anche durante l'iter attuativo della delega per garantire la tutela dei cittadini e dei loro diritti di utenti dei servizi balneari"

Concessioni balneari, verso aumenti tra il 5 e il 18% rispetto al 2021. Le località meno care sono Senigallia, Rimini, Lignano e Anzio 


 

Gli aumenti negli stabilimenti balneari si attestano tra il 5% e il 18% rispetto al 2021. Il report ha verificato le tariffe praticate dagli stabilimenti balneari in alcune località italiane prendendo in esame la settimana tra il 31 luglio al 6 agosto.

Le località coinvolte nell'inchiesta sono Lignano, Rimini, Senigallia, Viareggio, Palinuro, Alassio, Gallipoli, Alghero, Taormina e Giardini Naxos e Anzio. Dall'indagine è emerso che la località più cara è Alassio: facendo una media delle prime quattro file di lettini, si spendono 323 euro, contro i 129 di Senigallia, località meno cara tra quelle oggetto dell'inchiesta. Seguono Gallipoli (282), Alghero (194) e Viareggio (184).

Le località meno care sono, dopo Senigallia, Rimini (131), Lignano (142) e Anzio (159). Sono state inoltre messe a confronto le tariffe di quest'anno con quelle dello scorso anno, prendendo a riferimento il costo medio, in spiaggia, delle prime quattro file. In tutte le località sono stati riscontrati aumenti, complessivamente pari al 10%, ma molto differenziati in relazione alla località.

A Palinuro l'aumento è stato del 18%: l'anno scorso la spesa media era di 143 euro, contro i 169 di quest'anno. Seguono Rimini, Alassio e Alghero, rispettivamente con il 14%, 13% e 12%. Nelle altre località l'aumento si attesta tra il 5% di Lignano e il 7% di Taormina e Giardini Naxos

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