Guerra Ucraina, Biden verso l'accordo con l'Iran. E ora tratta pure con Maduro

Joe come i Bush: dopo Kiev agli Usa serve petrolio. E improvvisamente dialogare con il regime degli ayatollah e il Venezuela non è più un tabù

di Lorenzo Lamperti
Esteri
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Guerra Ucraina, Biden ha sete di petrolio e riavvia il dialogo coi "cattivi" Iran e Venezuela

La guerra in Ucraina sta cambiando non solo le sorti di Mosca, Kiev e dell'Europa orientale, ma anche la postura globale degli Stati Uniti. Joe Biden ha deciso di sanzionare la Russia anche sul comparto energetico, bloccando le importazioni di petrolio. Scelta che però avrà un impatto sui prezzi dell'energia e sull'inflazione che già il presidente americano fatica (e non poco) a controllare. Ecco perché, improvvisamente, la Casa Bianca sembra aver cambiato idea sull'opportunità di dialogare con alcuni di quelli che fino a pochi giorni fa venivano considerati dei nemici e dei dittatori. Anche perché c'è bisogno di petrolio. Ora come non mai.

Il primo fronte è quello iraniano. Nelle scorse ore il ministero degli Esteri francese ha fatto sapere che ci si trova "molto vicini a un accordo sul nucleare iraniano", aggiungendo comunque che c'è grande preoccupazione "per il rischio che ulteriori scadenze possano pesare sulla possibilità di concludere" l'intesa.  Londra, Parigi e Berlino, si legge ancora nel comunicato, lanciano un appello "a tutte le parti ad avere un approccio responsabile". Il riferimento è a quanto succede tra Ucraina e Russia, ovviamente. L'accordo sembrava infatti già cosa fatta prima dell'uscita di venerdì svorso di Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo che ha chiesto la garanzia, firmata dalla Casa Bianca, che le sanzioni imposte a Mosca in seguito all'attacco all'Ucraina non intaccheranno la cooperazione commerciale, economica, energetica e militare tra Mosca e Teheran.

Vicino l'accordo sul nucleare iraniano, ma Putin prova a interferire

Argomento emerso anche durante il dialogo tra Putin e Naftali Bennett, premier israeliano, a Mosca. Cosa che non ha fatto per nulla piacere allo stesso Iran, con il governo di Teheran che ha dichiarato che "non permetterà a nessuna interferenza esterna di minare i propri interessi nazionali". L'Iran, e soprattutto gli Usa, temono che la Russia possa vendicarsi delle sanzioni occidentali cercando di far saltare il banco del negoziato con l'Iran. Mosca e Teheran, d'altronde, hanno una cooperazione molto profonda su diversi livelli e si trovano spesso sulla stessa sponda in una serie di teatri di crisi, soprattutto in Medio Oriente. Negli scorsi anni proprio la Russia ha attenuato l'effetto delle sanzioni e si è fatta carico del trasporto fuori dalla Repubblica Islamica di uranio arricchito dopo gli accordi del 2015.

Intanto, il capo negoziatore iraniano Ali Bagheri Kani è tornato a Vienna per proseguire i colloqui sperando si possa arrivare a un accordo che potrebbe chiudere un fronte ancora aperto per Biden e che rischia di creare ulteriori distrazioni e minacce in un momento nel quale tutto c'è bisogno fuorché di questo. La possibilità prefigurata da alcune parti è che gli Usa possano persino arrivare, in caso di accordo, a importare petrolio iraniano in parziale sostituzione di quello russo. Un'ipotesi che ha già sollevato e di certo continuerà a sollevare diverse polemiche.

(Continua nella prossima pagina con il dialogo riavviato a sorpresa col Venezuela)

Guerra in Ucraina, Biden invia una delegazione segreta in Venezuela

Forse ancora più sorprendente il fatto che gli Usa abbiano riattivato all'improvviso il dialogo con il Venezuela, col quale si era tagliato qualsiasi rapporto da diverso tempo e si era sostenuta l'oppoisizione guidata da Guaidò. Secondo quanto scritto da New York Times e Wall Street Journal la Casa Bianca ha inviato a Caracas in segreto, nei giorni scorsi, una delegazione di alti funzionari a Caracas per analizzare una possibile revisione delle sanzioni contro la società statale petrolifera Pdvsa in cambio di una ripresa delle esportazioni di greggio venezuelano verso gli Usa.

Secondo diversi analisti, un aumento della produzione di petrolio da parte del Venezuela potrebbe coprire solo una piccola fetta del fabbisogno aggiuntivo americano in sostituzione delle importazioni dalla Russia, ma potrebbe comunque incentivare l'isolamento di Mosca. Il segnale che qualcosa si stia muovendo tra Usa e il regime di Maduro è arrivato con la liberazione di due cittadini statunitensi detenuti nel paese sudamericano: un dirigente del colosso petrolifero Citgo, arrestato nel 2017, e un altro cittadino di cui non è stata resa nota l'identità.

Petrolio, Arabia ed Emirati dicono no a Biden. Guaidò ha paura: "Revisione sanzioni senza democrazia? Maduro sarò ancora più autoritario"

La mossa su Iran e Venezuela sarebbe motivata anche dal fatto che i due tradizionali partner degli Usa in materia di petrolio, vale a dire Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, non vogliono parlare con Biden sul possibile aumento della produzione. Ma diversi parlamentari non l'hanno presa bene, come riporta Nova. Diversi membri dell'opposizione hanno detto che gli Stati Uniti non dovrebbero "sostituire le relazioni estere con un dittatore con un altro" per stabilizzare i mercati energetici globali.

La stessa opposizione venezuelana appare preoccupata di essere mollata al suo destino. In un comunicato del governo "legittimo" di Juan Guaidò, riconosciuto da Donald Trump nel 2019, si sostiene che una eventuale revoca delle sanzioni da parte degli Stati Uniti deve essere necessariamente accompagnata da "progressi reali" nelle condizioni democratiche del Venezuela. Altrimenti, "togliere qualsiasi misure di pressione" potrà solo "rafforzare l'autoritarismo che oggi minaccia il mondo". 

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