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SED CHIMERA. Il principio che non si coglie un fiore senza turbare una stella

INTERVISTA A EMILIANO SCATARZI - di Greta Valentina Galimberti - per Trendiest News

VERNISSAGE DELLA PRIMA MOSTRA VIRTUALE

La mostra, a cura di Paola Riccardi, racconta con fotografie e grafiche la Milano deserta della quarantena magicamente abitata da strane bestie antropomorfe, diventando un simbolico grido di cambiamento, consapevolezza, libertà. La digitalizzazione della mostra e la sua realizzazione video-grafica sono di Emiliano Scatarzi e Diego Albani.

Il vernissage di questa sera, venerdì 22 maggio 2020, è alle ore 18 presso la Galleria d’Arte al142 e sarà raggiungibile attraverso la pagina Facebook della galleria. La mostra sarà caratterizzata da una passeggiata virtuale in compagnia di Paola Riccardi, che si muoverà all’interno della galleria.

Oggi intervistiamo Emiliano Scatarzi, del collettivo SED CHIMERA. Fotografo, videomaker, regista e artista dell’immagine a tutto tondo, fondatore della celebre Onlus Fotografi Senza Frontiere.

SED CHIMERA
Il principio del non poter cogliere un fiore senza turbare una stella

In questo periodo caratterizzato dalla pandemia di covid-19 ha girato per la città con la sua macchina fotografica al collo a ritrarre il vuoto, dando vita a una collezione di immagini altamente evocative che ha chiamato pittorescamente “Vuotografie”. Udendo quel grande vuoto urlare dall’immagine in un silenzio assordante e inquietante, due amici hanno voluto dargli un contributo artistico davvero notevole: Diego Albani, direttore creativo, e Simone Bonetta, artista del pennarello dai tratti grossi e decisi, hanno caratterizzato le immagini di Emiliano legandole con impressionanti disegni di animali antropomorfi, e dando vita a una collezione di street art di chiara ironia accompagnata da una delicatezza intellettuale e da un’eleganza d’immagine di altissimo impatto. Le immagini sono state sparpagliate per la città di Milano, appese nel luogo dello scatto o nelle sue immediate vicinanze, per creare un netto contrasto tra il momento in cui la città era piena di gente e il momento del vuoto, in cui la natura riprende il suo spazio e prende ironicamente e cinicamente il posto della gente.

INTERVISTA A EMILIANO SCATARZI

Iniziamo parlando del progetto “Vuotografie” il cui nome è molto evocativo. Sappiamo che Milano è stata a lungo ferma e le sue strade erano libere in maniera impressionante. Tu però sembri volerne sottolineare non solo l’assenza di persone e attività, ma qualcosa di più profondo. Cosa ti ha spinto a scegliere il vuoto per questo progetto, e cosa significa per te?

SANSIRO A4

Il vuoto è arrivato da sé, perché ha riempito la città in un attimo. La scelta del vuoto si basa due concetti: il primo è che si vuole raccontare un momento storico, ma anche uno stato d’animo collettivo di analisi di sé. La società ha inserito un vuoto dentro di noi, ma solo oggi riusciamo a riconoscerlo grazie all’assenza di rumore. L’altro è il vuoto che ho sempre trovato dentro di me e che mi ha fatto sempre sentire inadeguato. Un vuoto che ho sempre fuggito, ma che rende ognuno di noi unico. E questo vuoto è dato dalla società, dal capitalismo in particolare, per renderci ottimi acquirenti.

Del resto, spesso la creatività viene fuori nei momenti di difficoltà e ne sono un esempio i più grandi artisti della storia. È quindi un motore che ha due facce: da un lato spinge alla creatività, dall’altro ci fa sentire inadeguati.

Da cosa è nato il nome Sed Chimera e perché, per caratterizzare il vuoto di “Vuotografie”, avete scelto proprio la chimera? Sappiamo che gli animali che caratterizzano le fotografie del progetto sono delle specie più svariate, quindi ti chiedo: che legame ha per voi la chimera col vuoto?  

Sed è l’acronimo di Simone, Emiliano, Diego. Da un punto di vista concettuale la chimera è l’archetipo di tutti gli animali che noi utilizziamo nelle opere e quindi abbiamo voluto fare un nostro autoritratto che abbiamo messo nel nome. La scelta del nome è stato un processo creativo: all’inizio volevamo rimanere anonimi, poi la scelta è cambiata. Abbiamo cercato un nome che ci rappresentasse anche sotto un profilo mitologico.

Quali sono state le tecniche che avete utilizzato per unire, come dite voi, in sm-ART-working, i progetti dei singoli soggetti?  

Io ho usato il mio pennello che è la mia macchina fotografica, quello di Simone il pennarello e invece il pennello di Diego è Photoshop, ma soprattutto la visione di insieme del creativo. Il rigore fotografico con cui ho fatto le foto è raro per m, le mie immagini non sono mai state caratterizzate da linee giuste, precise, da prospettive marcate, ed è la prima volta che faccio panorami, solitamente sono un ritrattista. Anche così però le persone ci sono, le persone sono rappresentate dal vuoto. Io ho ripreso nel paesaggio il mio essere un ritrattista, fotografando l’essenza delle persone. Ho fotografato il silenzio, che era un grido allarmante di morte. Questi spazi vuoti adesso sono abitati da strane creature.

Questa potrebbe essere più una domanda per Simone, ma vediamo se posso strapparti una risposta: gli animali nelle foto di Sed Chimera sono tutti diversi, sicuramente la scelta della specie da inserire nelle singole foto è avvenuta intenzionalmente dopo un certo studio, piuttosto che casualmente. Ma che peso ha avuto, nella scelta e nella pianificazione, l’istinto? 

FARINI A4

La casualità è parte pregnante di questo progetto. Io sono uno che va, che non programma. Mi piace che il caso mi porti davanti alla fortuna. La fotografia è questo: la ricerca continua della fortuna. Simone ha avuto totale libertà per gli animali da disegnare. Lui si è lasciato ispirare dalle “Vuotografie” che ha visto e ha disegnato i vari animali, che hanno chiaramente un significato ironico e spesso sono frutto di riferimenti letterari alla società distopica di Orwell, come per esempio i maiali trascinati fuori dalla Fattoria degli animali e buttati sotto al palazzo della borsa, oppure i caproni davanti allo stadio Meazza, degni rappresentanti dei malati di tifo. Abbiamo voluto però anche sottolineare il ritorno alla natura e al fatto che la natura si stia riprendendo i suoi spazi. Prima per strada c’erano le persone, ora ci sono gli animali. La nostra versione delle strade riempite dagli animali si riferisce anche a rappresentazioni ironiche delle masse. Sed Chimera direbbe “Umani dentro e bestie fuori… non vi preoccupate, torneremo presto noi a fare le bestie”.

Voi lo chiamate Collettivo e non progetto. Un collettivo prevede anche una certa ideologia di vita e una visione politica ben delineata. È questo il vostro caso? 

Il collettivo è nato sì perché eravamo in tre, però sicuramente ha una missione politica. Per me la parola politica non è solo quella fatta dai politicanti, ma tutti noi con le nostre azioni facciamo politica tutti i giorni. La nostra politica è votata alla sensibilizzazione delle persone ad aprire gli occhi, per far capire che abbiamo intrapreso la strada sbagliata, dobbiamo ripensare il nostro rapporto con la natura, perché è tutto collegato e l’essere umano senza la natura si estingue. Come diceva Galileo nel tardo 1500, Tutte le cose sono unite da legami invisibili, non si può cogliere un fiore senza turbare una stella.

I due amici coi quali hai poi discusso di questo progetto sono Diego Albani, direttore creativo, e Simone Bonetta, artista. Che peso ha avuto la vostra amicizia nella realizzazione del lavoro? Sappiamo che a volte l’amicizia non rende le cose troppo facili. Per voi è stato così?Ripercorriamo attivamente i passi concreti di Sed Chimera, al di là della creatività. Dove e come avete iniziato a sparpagliare le foto? Avete seguito una strategia? 

C’è una strategia, che è quella di raggiungere il più alto numero di persone possibile senza essere invasivi. Quindi noi attacchiamo una sola opera per strada. Il limite tra la street art e il vandalismo è molto labile. Quello che vogliamo fare è mettere la foto lì dove è stata scattata. Anche se a volte, quando non è possibile, cerchiamo di metterla in una zona limitrofa per abbellire degli arredi urbani poco belli. Noi vogliamo abbellire e valorizzare questa città, non vandalizzarla.

Trovo molto affascinante che Sed Chimera si rifaccia all’animale mitologico col corpo composto da leone, capra e serpente, ma sono ancora più affascinata dalla scelta delle tre bestie per i tre amici: Simone Bonetti ‘il Leone, Diego Albani ‘la Capra’ e Emiliano Scatarzi ‘il Serpente’. Com’è avvenuta la scelta e perché? Ci sono aneddoti condivisibili a riguardo?

Simone non ha praticamente avuto voce in capitolo. Quando abbiamo deciso di usare il nome  Sed Chimera, Diego ha detto con la sua erre moscia “Allora io voglio essere la capra”. Io, d’altro canto, ho deciso che se Diego era la capra, allora io volevo essere il serpente, e il motivo è molto semplice e anche un po’ divertente, fa un po’ parte della mia natura. Nella mia vita da fiorentino ho sempre avuto una lingua un po’ tagliente, con cinismo condito di ironia. Quindi non potevo essere il leone, il leone non è così. E poi vedo meglio un serpente con la macchina fotografica al collo, pronto a premere il pulsante con la coda!

LA GALLERIA

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Alcentoquarantadue è uno spazio espositivo dove fotografi e artisti emergenti possono mostrare il proprio talento, supportati da uno staff di professionisti durante tutto lo sviluppo del processo creativo e realizzativo. La galleria, non volendo in questi lunghi mesi di lockdown stare lontana dal proprio pubblico e dagli artisti, con virtual_imaging_al 142 inaugura l’idea di mostre virtuali visitabili da casa.

SED CHIMERA

”Umani dentro e bestie fuori”, fotografie di Emiliano Scatarzi | grafiche e ideazioni di Diego Albani e Simone Bonetta | foto ambienti di Ida Chessa | a cura di Paola Riccardi.

Inaugurazione mostra Sed_Chimera: venerdì 22 maggio ore 18

Qui l’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/176490370387915

Qui la pagina della Galleria AL142: https://www.facebook.com/photoartandesign

Qui la pagina Instagram di Sed Chimera https://www.instagram.com/sed_chimera/

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