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Lampi del pensiero
Coronavirus e pessimismo della ragione: Italia sempre più in balia della Bce

È bello vedere che, nei momenti di difficoltà, il popolo italiano torna a essere consapevole di sé e della propria grandezza, della propria storia e della propria unità. Nella difficoltà, anche i più cosmopoliti tra i cosmopoliti si riscoprono patrioti. E, tra l’altro, scoprono per necessità l’ovvio: che l’amore per la propria patria e per il proprio popolo non vuol dire odiare le patrie altrui e gli altri popoli. Facendo un passo in più, potrebbero, anzi, scoprire che solo chi ama la propria patria e il proprio popolo può amare anche le patrie altrui e gli altri popoli. Nulla a che vedere, dunque, con il nazionalismo aggressivo e regressivo o con la xenofobia e le oscene pratiche del razzismo. Meglio tardi che mai. Bello è, altresì, vedere le scritte a caratteri cubitali che ci ricordano che “ce la faremo”: l’ottimismo della volontà – Gramsci docet – è la condizione necessaria per poter sopravvivere e per non cedere all’inverno della disperazione e del disincanto.

E, tuttavia, anche il pessimismo della ragione ha le sue buone ragioni. Che certo non debbono prendere il sopravvento sull’ottimismo della volontà. Ma che nemmeno debbono essere ignorate, come pure è prassi costante presso le anime belle d’ogni età. E il pessimismo della ragione ci suggerisce che sarà difficile, per l’Italia, farcela: non per via del carattere eroico del suo popolo, che tante volte si è risollevato nella storia, dalle ceneri risorgendo e alla prisca grandezza facendo ritorno. Con gli imperituri versi del componimento “Italia mia” del Petrarca, “l’antico valore / negli Italici cuor non è ancor morto”. Il pessimismo della ragione è rivolto, invece, alla condizione in cui l’Italia versa in assenza della sua sovranità monetaria: in forza del giogo eurocratico, l’Italia usa una moneta straniera. E, per averla, deve chiederla in prestito. Indebitandosi e, dunque, divenendo ogni giorno più debole e più in balia della BCE e dei suoi dispositivi intrinsecamente usurocratici, tra i quali spicca, non ultimo, il MES. Se la Cina ce l’ha fatta, o ce la sta facendo, ciò dipende dal fatto che la Cina è uno Stato forte, con confini ben definiti, con piena sovranità politica, militare, geopolitica e monetaria. La Banca Centrale cinese ha immesso circa 273 miliardi di dollari nella sua economia: ha tagliato i tassi d'interesse e ha posto in essere linee di credito agevolato per circa 500 miliardi. Ciò è possibile, a patto che si abbia una moneta sovrana. Con l’euro, non l’abbiamo più. E la UE non ha tardato a mostrare, in questi giorni difficili più che mai, la sua reale natura di nemico dell’Italia. Di più, di nemico di classe dei popoli europei e delle classi lavoratrici. 

 

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