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Lo sguardo libero
Caso Salvini, no all’apologia del fascismo, ma no anche al reato d’opinione

Non c’è niente di più anti-democratico del reato di opinione. “Tutti – si legge nella Costituzione - hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Così nessun vero democratico non può non provar fastidio di fronte alla violenza ideologica e verbale con cui tanta parte della sinistra ha spinto e si è schierata per l’allontanamento della casa editrice Altaforte, vicina a CasaPound, dal Salone del Libro di Torino per via del  nuovo libro-intervista con Matteo Salvini. Uno su tutti, il fumettista Zerocalcare: “Al Salone del libro di Torino non voglio vedere fascisti”. Letteralmente: “Non voglio vedere fascisti!”

Se è vero che la libertà di manifestare la propria opinione è alla base della democrazia, in questo caso si scontra con un muro. Come noto la carta costituzionale vieta la “riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista” e la legge 20 giugno 1952, n. 645 (la cosiddetta legge Scelba), circa l’ apologia del fascismo, sanziona “chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, e chiunque pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. Del resto il fascismo fu un regime totalitario e si rese colpevole delle leggi razziali contro gli ebrei. 

Due verità  opposte e inconciliabili? Che cosa fare? Intanto si rifletta sulla libertà di opinione, sul dubbio… ma anche sulle  proprie convinzioni, che sono spesso pregiudizi, sulla volontà di conoscere e capire le ragioni degli altri. Non è mai tutto bianco o nero. E, di fatto, il comunismo –  riferimento storico della sinistra -  si è rivelato per quanto è: l’orrore.

Così in questa luce si interpretino le parole di oggi di Matteo Salvini:  "Siamo nel 2019 alla censura dei libri in base alle idee, al rogo dei libri che non ha mai portato fortuna in passato. La minoranza di sinistra che si arroga il diritto di decidere chi può fare musica, chi può fare teatro, chi può pubblicare libri. Alle idee si risponde con altre idee, non con la censura. Alla faccia dei compagni e dei democratici, che decidono chi può andare al Salone del Libro e chi non ha diritto ad andarci".

 

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