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Lo sguardo libero
Quirinale, il dopo Mattarella: a Palazzo Chigi serve Draghi o un suo affine
Mario Draghi (Lapresse)

La scelta del nuovo inquilino del Colle non può prescindere dal fatto che il premier alla guida dell’Esecutivo sia esperto di economia e in grado di assecondare il Fondo per la ripresa europeo

Kingmaker è diventata la parolaccia più sfruttata tra politici e commentatori in vista della elezione del prossimo Presidente della Repubblica - che avverrà lunedì venturo, 24 febbraio - che prenderà il posto di Sergio Mattarella. Inoltre, i media contraddicono una delle principali regole del giornalismo: che l’informazione deve essere quanto più possibile certa e definitiva, non ha senso che un giornale pubblichi la frase di un politico tipo “Ho un nome in mente”, ma senza dire quale sia… del resto si leggono sulla stampa rubriche di commento politico con la didascalia il cui significato è: “Le cose qui sostenute sono totalmente prodotto di fantasia”.

Al di là di ciò, i media e i politici sembrano trascurare che la scelta del nuovo inquilino del Quirinale debba essere notevolmente presa in nome della continuità di Next Generation EU e del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che è la declinazione italiana del Fondo per la ripresa dell’Ue. Per questo Mattarella incaricò Mario Draghi, ex presidente della Bce porto alla politica, per guidare il Governo e sostituire Giuseppe Conte: per assecondare il piano dell’Unione europea e condurre il Paese fuori dalla pandemia. Che Draghi resti alla guida dell’Esecutivo o diventi capo dello Stato (francamente dispiace che il premier non abbia detto: “Io sono europeista e l’Europa si salva più da Palazzo Chigi che dal Quirinale” … ma forse non è così del tutto, vista la deriva presidenzialista che sta prendendo la nostra Repubblica parlamentale… e d’altronde la Costituzione italiana può darsi che sia un po’ datata, considerato che nasce come superamento del fascismo ed è entrata in vigore 74 anni fa, nel 1948).

Non va dimenticato che entro il prossimo giugno devono arrivare dall’Ue altri 20 miliardi di euro – degli oltre 191 complessivi che spettano all’Italia - a patto che siano rispettate le condizioni concordate. Lo stesso che è avvenuto per i primi 24 miliardi, giunti nelle casse dello Stato a dicembre, grazie all’attività di Draghi e del suo Governo. Non solo, mentre il 2021 è stato l’anno della programmazione, il 2022 sarà quello della verifica sul campo – tra gli altri progetti, entreranno in una fase decisiva le alte velocità Napoli-Bari e Palermo-Catania e la digitalizzazione e la telemedicina della sanità. È di questi giorni, inoltre, la notizia che l’inflazione in Italia si sta avvicinando al 4% - così elevata fu nel lontano 1996 - e negli Stati membri aderenti all’euro è già al 5%, livelli ben più alti del 2% indicato dalla Banca centrale europea. Serve un presidente del Consiglio dei ministri esperto di economia.

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