Garlasco, Lovati a processo si difende: “Non volevo diffamare, ma spero che la ‘macchinazione’ non si ripeta” - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 15:43

Garlasco, Lovati a processo si difende: “Non volevo diffamare, ma spero che la ‘macchinazione’ non si ripeta”

L’ex legale di Andrea Sempio torna sulle frasi che lo hanno portato a giudizio per diffamazione

Dopo il rinvio a giudizio per diffamazione nel filone collegato al caso Garlasco, Massimo Lovati è tornato a chiarire pubblicamente il senso delle dichiarazioni che lo hanno portato a processo.

L’avvocato, già al centro dell’attenzione mediatica in diverse trasmissioni televisive, ha ribadito di non aver mai avuto intenzioni diffamatorie nei confronti della difesa di Alberto Stasi.

«Non volevo diffamare nessuno. Ho parlato di macchinazione per distinguere qualcosa che volevo esporre», ha spiegato Lovati.

Parole che fanno riferimento alle dichiarazioni già analizzate anche nel programma Ignoto X, condotto da Pino Rinaldi, dove il legale aveva ricostruito alcuni passaggi controversi delle indagini del 2017.

La precisazione sul “nuovo processo”

Lovati ha però aggiunto un elemento che mantiene alta la tensione sul caso:

«Ho detto che non vorrei che la stessa macchinazione fosse attuata anche nel nuovo processo attualmente in corso».

Una frase che, secondo l’accusa, avrebbe travalicato il diritto di critica, mentre secondo la difesa dell’avvocato si tratterebbe di una valutazione personale sul metodo investigativo, non rivolta a colpire singole persone.

Il nodo delle indagini del 2017

Il procedimento per diffamazione nasce dalle affermazioni di Lovati su presunti commenti del suo ex assistito Andrea Sempio in merito al prelievo del Dna, dichiarazioni ritenute lesive dalla controparte e finite ora davanti a un giudice.

Il processo rappresenta un nuovo capitolo giudiziario che si intreccia con uno dei casi più discussi della cronaca italiana, dove ogni parola continua ad avere un peso specifico enorme, dentro e fuori dalle aule di tribunale.