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Comprare scarpe e borse? Il vero “senso” della vita. Glamoursofia conquista Roma

Comprare scarpe e borse? Il vero “senso” della vita. Glamoursofia conquista Roma
Comprare scarpe e borse? Il vero “senso” della vita. Glamoursofia conquista Roma
Comprare scarpe e borse? Il vero “senso” della vita. Glamoursofia conquista Roma

Cosa ha a che fare la moda femminile, mondo di apparenze e frivolezza, con la filosofia, luogo per eccellenza di pensiero e verità? Se non tutto, sicuramente molto. Dalla celebrazione del corpo di nietzscheana memoria al desiderio che anima il soggetto mentre fa shopping – eco volgarizzata dell’eros platonico –, passando per l’analisi degli abiti intesi come “piccoli universi di senso” (Barthes) utili a costruire “pezzi” della nostra identità personale. E questo tanto per cominciare. Glamoursofia. Piccola filosofia della moda femminile, scritto a quattro mani da Debora Dolci e Francesca Romana Gallerani, è un libro ironico (e dissacrante) che scruta l’universo del glamour femminile attraverso le lenti del filosofo (o meglio della filosofia che, come la moda, è donna), per scoprire che non sono solo paillettes quelle che luccicano, ma anche i riflessi di qualche concetto. Senza mai dimenticare la lezione più importante: noi non compriamo vestiti e accessori fashion perché storditi da pubblicita` e media. Noi compriamo vestiti e accessori perché è divertente, perché è un gioco che ci procura piacere.

Che cosa hanno a che vedere filosofia e moda?
La moda è un fenomeno complesso che caratterizza fortemente la società dei consumi in cui viviamo. Dove c’è complessità, c’è spazio per interrogarsi, indagare e riflettere, un buon margine quindi per fare filosofia.
 
In che senso un fenomeno come la moda è raccontabile attraverso la filosofia?
Da una parte abbiamo cercato di capire il fenomeno mettendone in luce implicazioni e significati attraverso il racconto di alcuni suoi elementi caratterizzanti (ogni capitolo è dedicato a un tema o a un particolare capo di abbigliamento). Per esempio, nel capitolo dedicato alle scarpe, abbiamo indagato le ragioni di questa passione/ossessione tipicamente femminile, evidenziandone il valore archetipo nonché la carica simbolica derivante dalla loro valenza erotico-feticistica. Dall’altra lo abbiamo accostato in maniera esplicita – e a volte ironica – ad alcuni dei più importanti filosofi della storia, scoprendone affinità e differenze. Parlando di shopping, per esempio, non potevamo non passare per Platone e la sua teoria di Eros come desiderio. Ci siamo divertite molto.
 
Come vi è venuta l’idea di scrivere questo libro?
Siamo amiche, e come tutte le donne parliamo anche di moda. Guardando una nuova collezione, una vetrina, o un giornale femminile abbiamo sempre un approccio diverso, da una parte glam e dall’altra più filosofico. Abbiamo deciso di scrivere il libro quando ci siamo accorte che questa diversità ci ha arricchito. Quando dopo l’iniziale entusiasmo per un nuovo paio di scarpe ci siamo ritrovate a ricordare il dialogo di Platone. E forse perché volevamo far vedere a chi ha sempre considerato la moda un argomento frivolo, che anche dietro un tubino nero c’è un pensiero.

Quale messaggio di fondo contiene?
Due messaggi. Primo: solo perché un fenomeno è considerato “di massa” non significa che sia un fenomeno banale, anzi probabilmente proprio perché è così diffuso avrà qualcosa da dirci su di noi e sul mondo in cui viviamo. Secondo, ed è rivolto alle donne, possiamo occuparci di moda e shopping e non essere necessariamente oggetti puramente decorativi, perché prendersi cura del corpo non significa trascurare lo spirito, semplicemente in quanto sono la stessa cosa. Ce ne sarebbe un terzo, che rimandiamo all’ultima domanda perché è legato al valore positivo.
 
Parlate di celebrazione del corpo e degli abiti intesi come “universi di senso”. Che cosa significa?
Si tratta di due concetti distinti. Quando parliamo di celebrazione del corpo il riferimento esplicito è Nietzsche e il suo attacco durissimo a quelli che lui chiama “spregiatori del corpo”, portavoce di una morale che ci ha abituati a un disprezzo della corporeità nel nome di una presunta anima. Crediamo che la moda riprenda in qualche modo l’idea di valorizzazione del corpo promossa da Nietzsche, che poi non è altro che valorizzazione di sé. Bisogna gioire del proprio corpo e la moda in questo senso ci aiuta. Gli abiti, poi, sono veri e propri universi di senso, non sono oggetti così banali come possono apparire a una prima considerazione. Qui il riferimento è Roland Barthes, secondo cui i vestiti sono depositari di un significato che va oltre la loro mera funzione d’uso, di protezione o pudore che sia, in quanto sono oggetti che parlano, a noi e agli altri, e dicono molto. Non pensiamo però che rivelino una qualche essenza o interiorità, perché non c’è essenza o interiorità da rivelare, pena cadere nuovamente in una concezione dualistica del tipo anima/corpo, superficie/profondità, esteriorità/interiorità. I vestiti sono oggetti attraverso cui costruiamo la nostra identità, proprio in virtù della loro capacità comunicativa.
 
Volete opporvi in un certo senso a chi critica il mondo della moda come superficiale e evanescente?
Semplicemente pensiamo che siano possibili altre letture del fenomeno, che risulta essere molto più sfaccettato di quanto certe critiche, forse un po’ semplicistiche, non riconoscano.
 
Qual è il suo valore positivo?
Al di là di ogni lettura moraleggiante che si può dare della moda (e dello shopping), è innegabile che porti con sé un gioco piacevole, divertente. Allora perché condannarlo…?

Debora Dolci (Genova, 1979) è dottore di ricerca in Scienze filosofiche. Qualcuno le ha rivelato di recente che la filosofia sa essere anche pop.

Francesca Romana Gallerani, ha 41 anni, 3 gatti, 1 marito, 2 figli +1 e 1 lavoro. Innumerevoli invece le scarpe e le borse.

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Sabato 6 dicembre 2014, ore 12

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