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“Ecco come vivere nella postmodernità”. Il filosofo Maffesoli torna alla ribalta

“Ecco come vivere nella postmodernità”. Il filosofo Maffesoli torna alla ribalta
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Dopo l’opuscolo La Nuova proprietà ipocrita, il sociologo Michel Maffesoli, con il nuovo libro L’ordine delle cose dà delle chiavi di lettura per comprendere una società che cambia, ovvero quella dell’Europa di oggi.

Si tratta del suo terzo libro di epistemologia e offre una sorta di metodo per interpretare la post-modernità. Tutto parte da una domanda: come rirovare quel legame che unisce le élite, i giornalisti, gli accademici, i politici in modo che tutta la compagine degli intellettuali in modo che si possa tornare a vivere in un contesto di “collettiva circolazione delle idee”. Ci sono due elementi essenziali da considerare affinché questo avvenga: il ritorno della saggezza popolare e l’importanza del concetto di popolo.

Il sistema della rete ci porta proprio verso una orizzontalità che risulta essenziale alla comprensione della vita nella società contemporanea. Così, ancora una volta, il filosofo francese si ricollega a un tema a lui molto caro, quello delle pulsioni, protagonista del libro che fece discutere per mesi pubblico e critica.

“Eros è ormai trionfante, nel privato e nel pubblico” sostiene Michel Maffesoli. Per il sociologo francese le azioni dell’uomo nato nell’era della rete e della globalizzazione, dell’emancipazione tecnologica e della multimedialità agisce su spinta dell’amore piuttosto che del raziocinio, sovvertendo il pensiero millenario che ha fatto della ragione il presupposto fondamentale delle azioni.

L’INTERVISTA

Come sta cambiando l’essere umano nella società contemporanea, caratterizzata dalla crisi economica e sociale?

L’uomo è abituato a ridurre la crisi alla sua dimensione economica, invece quello che stiamo vivendo nella società contemporanea è un vero cambiamento di paradigma, tanto che la crisi può essere detta “sociale” oltre che economica. Ciò significa che i modi di essere e di pensare che hanno caratterizzato i tempi moderni stanno cambiando radicalmente. Ciò si riscontra particolarmente nelle giovani generazioni, portatrici di nuovi valori per comporre quella realtà che comunemente si chiama post-modernità. Del resto non dimentichiamo che crisi significa proprio punto di rottura tra vecchio e nuovo.

Qual è l’importanza delle pulsioni oggi?

Quello che intendo parlando di homo eroticus è una maniera diversa di intendere la sfera emozionale, quindi le pulsioni, in relazione alla vita pubblica. In poche parole, quello che aveva caratterizzato i tempi moderni era un contratto sociale nel quale predominava una concezione razionale del vivere insieme. Cosa che però con il tempo si è scontrata con l’irruzione nella vita pubblica della dimensione “privata”. Viene quindi da domandarsi se anche oggi, come nel Quattrocento, la vita pubblica non sia da concepire come una dimensione omogenea ed equilibrata che comprende arte, cultura, emozioni, politica ed economia.

E questo quali conseguenze pratiche avrebbe sulla società?

L’irruzione dell’Homo eroticus nella società è piena di conseguenze. In tutte le sfere sociali vengono ad assumere grande significato le pulsioni e le emozioni comuni. In breve il desiderio, la fantasia e il lato più ludico dell’essere umano non sono più soltanto delle caratteristiche individuali, ma vanno considerate anche come fenomeni collettivi. Bisognerebbe di conseguenza che la politica e addirittura i governi considerassero l’aspetto pulsionale come parte integrante della vita pubblica e cercassero di integrarlo in una visione politica d’insieme. 

L’Europa ce la farà a superare la crisi? A che tipo di società ci troveremo davanti allora?

Come tutti i paesi del mondo, l’Europa si trova a fronteggiare questa crisi. Le soluzioni non possono essere trovate ragionando sui singoli stati, ma attraverso una riflessione più ampia. La conseguenza? Il ‘nomadismo’ che caratterizza le giovani generazioni per cui la nostra può essere considerata l’era delle “tribù”, delle reti, dei piccoli gruppi, delle aggregazioni effimere ed effervescenti. Agli ideali della Ragione si sostituiscono i sentimenti e le emozioni, alla logica dell’identità la logica dell’affetto. Così si rivela il paradosso della postmodernità: lo sviluppo tecnologico rafforza questo ‘nomadismo’ o ‘tribalismo’ (vedi Il tempo delle tribù, ed. Guerini, Milano, 2004). I social network, siti di comunità, ma anche Internet in generale, favoriscono questo modo medievale di circolazione degli affetti e delle idee. Pertanto non è possibile ridurre l’Europa alla sua dimensione economica, essa deve essere analizzata in ogni suo aspetto. Solo così ci sarà un futuro per l’Europa. Lo stesso fenomeno si osserva in America Latina e in Estremo Oriente.

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HOMO EROTICUS – L’avrebbe voluto chiamare Ordo amoris, invece il filosofo e sociologo francese Michel Maffesoli, allievo di Gilbert Durant, ha titolato il suo ultimo libro Homo eroticus. Ebbene sì, dopo aver sentito parlare per anni e anni del nostro antenato, l’homo sapiens, apprendiamo l’esistenza di una nuova categoria, figlia dei nostri anni e della postmodernità. Considerato tra i principali esponenti del pensiero postmoderno europeo, Maffesoli ha così teorizzato in un saggio che uscirà in Francia a settembre (per poi arrivare in Italia) una nuova tipologia umana la cui ragion d’essere non è la razionalità, bensì l’erotismo; che antepone il cuore alla ragione, la pulsione all’analisi razionale e il desiderio alla morale.

L’unico dogma dunque è l’eros, che governa la nostra più intima natura e l’unico percorso da seguire è dettato dalla soddisfazione della nostra anima carnale.

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Punto di arrivo di un percorso iniziato in Occidente con la liberazione dei costumi negli anni Sessanta, la società di oggi (con lo sviluppo delle nuove tecnologie, l’arretramento delle religioni e la crisi del capitalismo) vede così crollare concetti ormai assimilati per aprirsi a una nuova forma mentis per cui la legge del desiderio plasma le identità individuali per ripercuotersi nell’intero corpo sociale.
Dalla cultura alla politica, fino alle relazioni personali, tutto finisce per sottostare alle regole del piacere come una sorta di amore “liberato” che, invece che disgregare e allontanare gli individui, come sosterrebbe qualche tradizionalista, li rende invece molto più dipendenti gli uni dagli altri poiché “Esistiamo solo attraverso lo sguardo degli altri”. Così tra siti che aiutano a trovare il partner perfetto, social network che favoriscono gli incontri e la socializzazione, liberazione sessuale e abbattimento dei vincoli etici classici, prende vita un nuovo mondo “più passionale, ma anche appassionato, giovane che si nutre degli istinti reciproci e trova in essi la forza per andare avanti e ritrovare piacere nella collettività”.

Ma questo vuol dire parlare di poliamore come sostiene Jaques Attali? In parte sì. Le relazioni cambiano aspetto e la tradizionale impostazione sociale “contrattuale” basata sul matrimonio cede il passo a una più allargata comunità di uomini che smettono di reprimere le proprie pulsioni naturali e imparano a stabilire legami più aperti e duraturi basati sull’amore.