Oltre 22 milioni di spettatori (17,3 in diretta) per la prima puntata della nuova serie e più di 15 milioni per il secondo episodio. Tutto questo audience per seguire le vicende splatter di un gruppo di zombie? Non può essere. Dietro a The walking dead c’è di più.
La serie di Robert Kirkman, 35enne del Kentucky già creatore del fumetto dal quale è stata tratta, attraverso lo scontro tra vivi e zombie, descrive le ansie e le contraddizioni della vita nella società di oggi. Quest’ultima, penalizzata da una estenuante crisi economica e culturale e caratterizzata da forti cambiamenti (la rivoluzione tecnologica in primis), getta gli esseri umani in una dimensione post-atomica, obbligandoli a reinventare se stessi e a rivedere le norme della convivenza civile. Chi sono dunque i morti viventi? Sono i prodotti di questa società in parte nuova e in parte corrotta, sono gli ostacoli, eliminati i quali, la società ritroverà il proprio equilibrio civile e culturale. A spiegarlo ad Affaritaliani.it è il filosofo Salvatore Patriarca, specialista di fenomeni televisivi del momento e protagonista del Festival di Popsophia, il primo festival che si è occupato dell’interpretazione filosofica delle serie tv .
Philofiction: la filosofia indaga le serie tv. In collaborazione con Popsophia, il primo festival italiano dedicato al genere della pop filosofia
