Capelli lunghi e lisci, occhiali discreti, corpo minuto. Laura ha 26 anni ed è una di quelle ragazze che in Francese si chiamano “occasionelle”: non prostituta di strada, ma neanche escort dei giri bene. E’ solo una ragazza che vende prestazioni sessuali per arrotondare, mantenersi hobbies e studi o in generale per migliorare la sua situazione economica precaria come quella di tanti giovane.
All’indomani della proposta di legge votata ieri in Francia per la penalizzazione dei clienti delle prostitute (passata), la giovane spiega la sua posizione: “Non vedo nulla di male in quello che faccio, ho l’impressione che ci sia la tendenza a giudicare male senza sapere. I miei clienti sono persone per bene, sono solo persone che pagano per un servizio, ma nel farlo mi rispettano”.
IL DIBATTITO – La prostituzione è un tema scottante e delicato. Filosoficamente, prima ancora che da un punto di vista sociologico. Uno dei lati positivi del dibattito che si sta scatenando in Francia nella settimana in cui le proposte di legge per la penalizzazione dei clienti sono state votate in Parlamento con esito positivo, è certamente la riflessione profonda arrivata sul tavolo dei maggiori intellettuali europei.
Multe di 1500 euro per i clienti. Tremila euro in caso di recidiva. Obbligo di seguire lezioni mirate a illustrare i danni causati dall’industria del sesso. E un intento finale: abolire la prostituzione. Sono i contenuti della proposta di legge anti-squillo in discussione. L’idea, avanzata dal governo socialista, ha scatenato una polemica furibonda: 70 celebrità, tra cui l’attrice Catherine Deneuve e il cantautore Charles Aznavour, hanno firmato una petizione contro la legge. Un’altra petizione, “Touché pas à ma pute”, ha raccolto molte adesioni. “Penalizzare non è la strada”.
Ma c’è ben altro. Dietro alle multe, ai progetti educativi e ai disegni di legge ci sono questioni filosofiche profonde e irrisolte. La vendita consapevole di prestazioni sessuali è sintomo di libertà se non vengono lesi i diritti della donna? Il lavoro sessuale è un diritto come ritengono le correnti femministe che appoggiano le sex workers americane? E in che momento tutti questi problemi etici finiscono nella rete del moralismo?
Affaritaliani.it ha interpellato i filosofi. Monia Andreani, filosofa morale all’Università di Urbino Carlo Bo e insegnante di Diritti umani all’Università per Stranieri di Perugia (protagonista di Popsophia 2013 con una relazione sul pudore) è convinta che la via della penalizzazione sia errata, “soprattutto in una società basata sulla cultura del successo in cui prostituirsi, con la mente o col fisico, è richiesto in tutti i campi”.
Poi Christian Raimo “contrario a ogni proibizionismo”, CLICCA QUI PER L’INTERVISTA
Simone Regazzoni, CLICCA QUI PER L’INTERVISTA
e l’esperta di filosofia al femminile Laura Cervellione, CLICCA QUI PER L’INTERVISTA

