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“Giù le mani da palazzi storici dell’Eur”. Morassut avverte il Pd e lancia un appello

L’ex assessore all’Urbanistica di Veltroni, codice dei Beni Culturali alla mano spiega perché l’alienazione è fuorilegge e aggiunge: “Il mondo della cultura e dell’architettura e la comunità degli urbanisti non possono restare indifferenti”. Si aspetta ora le risposte dei ministeri all’interrogazione parlamentare presentata il 5 febbraio

Sull’operazione di salvataggio di Eur Spa cade una tegola. Anzi due: una legale e l’altra politica. Roberto Morassut ora deputato ma all’epoca del progetto della Nuvola, assessore all’Urbanistica con Veltroni, lancia l’allarme: “Chiunque si avventurasse sulla strada della vendita dei palazzi storici dell’Eur commetterebbe un errore grossolano in primo luogo dal punto di vista della corretta adesione alle leggi vigenti”.
E spiega perché i palazzi storici dell’Eur non possono essere venduti: “Il Codice dei Beni culturali nel combinato disposto degli articoli 54 e 10 (comma 3 lettera d), stabilisce che quei beni fanno parte del patrimonio pubblico non alienabile, sia per le attività che essi ospitano (biblioteche, musei e archivi), sia per il fatto che quegli immobili rappresentano riferimenti e testimonianze della storia politica e della identità nazionale. «In generale – continua Morassut – l’intero complesso storico dell’Eur – il blocco degli edifici progettato e in parte realizzato tra la fine degli  anni Trenta e la Seconda Guerra Mondiale e completato successivamente – va considerato alla stessa stregua. È chiaro che la decisione di vendere quei beni incontrerà l’opposizione e la contrarietà di chi considera un grave precedente averla assunta”.
E lancia un appello: “Il mondo della cultura e dell’architettura, la comunità degli urbanisti non possono restare indifferenti. D’altra parte appare incomprensibile come non sia stato deciso di percorrere altre strade per ricapitalizzare Eur. A partire dalla dismissione di altri importanti asset immobiliari che sono nella disponibilità della società, che hanno un importante valore  ma che non comportano problemi di alcuna natura sul piano storico e culturale. “Si tratta di una decisione da rivedere– conclude il deputato PD – e mi auguro che il Mibact e le Sopraintendenze che dovranno pronunciarsi su questa scelta facciano valere quanto stabilito nel Codice 42/2004. Nello stesso tempo attendiamo che il MEF ed il Mibact rispondano alle interrogazioni presentate in Parlamento su questa vicenda a partire da quella da me presentata fin dal giorno 5 febbraio”.