Un memoir in cui l’autore de Il Nemico mette in gioco sé stesso, in un parallelismo lancinante, tra scrittura e pista… – LEGGI SU AFFARITALIANI.IT UN CAPITOLO

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LA COLLANA VITE INATTESE DI 66thand2nd La collana Vite inattese è nata nel 2013 ed espande il progetto della collana Attese (ormai considerata un punto di riferimento in Italia per la sport fiction), accogliendo le biografie e le autobiografie di personaggi il cui valore (sportivo, morale, civile) li ha resi un simbolo e un esempio per generazioni di persone, non solo amanti dello sport. Si tratta di storie che hanno un’intrinseca forza narrativa, raccontate con l’energia immaginifica e sognante dei grandi romanzi, storie accuratamente documentate e ricche di particolari inediti, spesso frutto di lunghi anni di ricerca o riflessione. Il primo libro pubblicato (febbraio 2013) è stato La strada del coraggio, un appassionante memoir che si concentra su uno degli aspetti meno conosciuti della vita di Gino Bartali, l’impegno civile (ha infatti salvato più di seicento famiglie ebree durante i rastrellamenti nazisti in Toscana, impegno che gli è valso la nomina di «Giusto delle Nazioni» allo Yad Vashem, il Sacrario della memoria a Gerusalemme). Il secondo volume è Terribile splendore, la storia di un mirabolante incontro di tennis (Wimbledon, 1937) tra il barone von Cramm e l’emergente Donald Budge, i due più forti tennisti del tempo. Un match che vede affrontarsi la Germania intrisa di nazismo e l’America portatrice di libertà.
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Simoncelli è morto prima di aver mostrato tutto il suo valore. Rimangono il suo sorriso, i suoi riccioli esagerati, la sua spensieratezza. Tonon, con una prosa poetica e tesissima, attraversa le gesta sportive di questo campione gentile per immortalarlo nell’olimpo dello sport. Simoncelli non ha vinto tanto, non ne ha avuto il tempo, eppure incarna perfettamente l’epica del motociclismo, con la sua capacità di infiammare il pubblico e far avvicinare anche chi a questo mondo è estraneo. I circuiti celesti non è una biografia tradizionale; Tonon, a modo suo, ripercorre le tappe significative della carriera folgorante e brevissima di Simoncelli e ne fa un romanzo dove mette in gioco sé stesso, in un parallelismo lancinante, tra scrittura e pista, tra devozione e fervore, dentro e fuori il mondo.

L’AUTORE – Emanuele Tonon(1970) è nato a Napoli. È stato frate francescano, operaio e non ha mai smesso di studiare teologia. Nel 2009 ha pubblicato Il nemico (Isbn) con grande successo di critica e ha vinto il premio letterario Esor-dire, nel 2011 è uscito, sempre per Isbn, La luce prima.
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(per gentile concessione dell’editore)
Amavo Marco perché mi toglieva di dosso la cupezza, perché mi faceva scendere dolcemente dalla vertigine quando si levava il casco. Una volta ero un po’ come lui (continuo a esserlo, nell’intimità, tra gli a∂etti più cari. Il mio amore mi dice sempre «sei un bu∂one, altro che scrittore maledetto…» e quando me lo dice divento ancora più bu∂one, replico le movenze e i versi della scimmia che sono stato, e sono sterminatamente felice), fino a che non sono stato costretto all’armatura, alla difesa, da questo inesorabile precipitare verso la maturità, verso la vecchiaia. Marco diceva le cose così, per come le pensava, sorpassava così, per come in quel momento pensava di poter sorpassare. Senza calcolare i rischi, senza soppesare le parole. A rivederlo, ora, nei video in cui parla, in cui è anche lui bu∂one dopo essere stato sciamano abitato dagli spiriti, a rivederlo ora mi arrivano chiodi nel petto. Tutta quella tenerezza vani – ficata, tutta quella felicità che è solo ricordo. Dal ricordo non si può uscire: si può solo continuare a ricordare. Un’impresa, un’epica, il semplice sogno di un ragazzino e di chi lo ha sognato prima di lui. Un padre. E quando i sogni riempiono anche la veglia, qualcosa cambia.
Ho davanti agli occhi la tua casa. Vorrei avvicinarmi ma ho paura di violare un sacrario che non mi appartiene. Sento che ci sei, così come sei altrove mentre il vento mi struscia attorno e il sole ribolle, declinando lento e intenso. La tua campagna, come la mia, è una campagna dell’anima, un artiglio piumato che ti segue ovunque. Guardo la sedia a dondolo con i cuscini chiari, il barbecue, il prato raso che poco più in là declina nel grano. Le tue prove di infinito le hai fatte qui, Marco, qui hai sfumato tutti i contorni e hai imparato il governo delle correnti gravitazionali. Ripenso al tuo avanti e indietro con la biciclettina sul viottolo di casa. Sono sicuro che non le hai mai volute le rotelle. Sono sicuro che hai fatto sempre a meno dei sostegni, nel tuo circuito più bello del mondo, dove, nel gioco, a sei anni, non è diΣcile che tra le ruote di una bici compaia un motore e che le curve diventino derapate. Era stato così per Kafka, nel suo desiderio di diventare indiano, è stato così per me, anch’io volavo, cavaliere sul mio cavallo, rocchetto di filo sulla mia Odradek, obliquo nell’aria, continuamente fremente sul suolo fremente, davanti a me solo la terra come una prateria rasa, senza il collo né la testa del cavallo. È stato così per te, Marco, nel poco tempo che ti è stato concesso. Coriano, il tuo paese, il ventre caldo che ti accudiva. In quell’alambicco alchemico fermentava la vita, la tua vita. La tua casa, la bicicletta, il trattore del nonno, il muletto, la minimoto, le moto che verranno, i capitomboli, le croste: tutta quella gioia da giardino, tutta quella felicità che sgorgava. E mentre scrivo sono questo indiano felice nella sua terra, nel suo centro del mondo. Questa stanza è un circuito che percorro immobile, sul mio cavallo decollato…
(continua in libreria)
