di Stefania Pizzi
Violet, Ryan, Philomena, Jasmine e Sidney. Ritratti di donne: eroine o furfanti e traditrici. Cinque profili delineati con sottile raffinatezza, chiarezza e incisività. Tutti e cinque possiedono strutturalmente, più che intuirlo lo spettatore lo respira e ne è avvolto, uno strato di dolore e fragilità che guida le loro azioni, permea le loro esistenze. E coraggio, molto coraggio. Li esprimono, con parole o senza di esse, magistralmente. Sua ‘onnipotenza’ Maryl Streep, Sandra Bullock introversa nel suo one-woman film, la teatrale Judi Dench patetica e triste in giusta britannica misura, Kate Blanchett nevrotica quanto basta e l’outsider, straordinariamente perfetta nel ruolo, Amy Adams.
In piccole o grandi dosi l’ironia le completa, alleggerendo, o forse no, le storie di cui sono protagoniste; che si tratti di storie vere (è il caso di PHILOMENA e AMERICAN HUSTLE) o meno, non rende i film e le loro interpretazioni più convincenti o avvincenti, ma instilla in chi vede quel pizzico di curiosità e incredulità che il Cinema ha naturalmente il dono di trasmettere. E il prossimo 2 marzo nella notte degli Oscar le ammireremo in trepida attesa e speranza di vincere l’ambita statuetta. Violet/ Streep ne I SEGRETI DI OSAGE COUNTY (di John Wells, tratto da una pièce teatrale), è una donna malata che rivede la sua famiglia riunita a seguito del suicidio del coniuge, e tutti i nodi del passato si riaffacciano dolorosi e irrisolti.
Ryan/Bullock in GRAVITY di Alfonso Cuaron (pregevole nell’uso della tecnica digitale e nella fotografia) è un’austronauta-ricercatrice alla sua prima missione spaziale che per un incidente rischia di morire nello Spazio, ma realizza che aveva già smesso di vivere. Judy Dench interpreta Philomena Lee in PHILOMENA di Stephen Frears (tratto dal libro omonimo): siamo in Irlanda e la ricerca disperata di un figlio abbandonato in tenerissima età procede con dolorosa e ironica ingenuità. Jasmine/Blanchett (la più accreditata per la conquista dell’Oscar 2014) è BLUE JASMINE di Woody Allen: la sua caratterizzazione incredibile è il film. Qualche risata, tanta ironia, moltissima malinconia e amarezza: l’attrice americana supera se stessa non quanto il regista.
E chiude la cinquina la possibile sorpresa: Amy Adams è Sidney in un film assurdo, tagliente, bello nella sua confusione, originale e dall’ottimo ritmo. E’ l’unico caso in cui l’attrice si accompagna e fa parte di un trio perfettamente funzionante: si tratta del magnifico e sovrastante Christian Bale e della superba Jennifer Lawrence co (non) protagonista in AMERICAN HUSTLE di David O. Russell. Storia vera di truffe e imbrogli. Chi scrive non esprime il gradimento per una di tali magnifiche attrici, ma sottolinea che se c’è una grande assente ella è la misurata, molto british Emma Thompson di SAVING MR. BANKS.

