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Al Delfino il Frankenstein di Mary Shelley diventa un kolossal

Il Teatro Delfino conclude la prima stagione della nuova gestione proponendo al pubblico milanese quello che, a tutti gli effetti, può essere considerato un kolossal, vista la realtà neonata dello spazio e l’impegno richiesto per la messa in scena: “Frankenstein”, tratto dal romanzo culto di Mary Shelly, in scena dal 14 al 19 maggio. La trama e il testo dell’opera, rivisitati dal regista Federico Zanandrea, cercano di mettere in luce alcune tematiche senza tempo proposte dalla Shelly, nel tentativo di rendere più vicino e familiare al pubblico del ventunesimo secolo un mostro letterario ormai prossimo a spegnere duecento candeline.

frankenstain ape

La pièce si allontana dunque dall’idea gotico-horror per porre invece l’accento sui temi dell’esclusione del diverso, della ghettizzazione di tutto ciò che appare altro da noi, intesi come meccanismi messi in atto da una società spaventata e spaventosa. Sulla scena, il topos del rapporto tra scienza e morale, o in questo caso tra scienza e romanticismo: il delirio di onnipotenza scientifico di Victor Frankenstein fa da contraltare alla ricerca inarrestabile, da parte della creatura, dell’amore, sia esso quello di un padre, di un amico o di una donna. Per questa produzione il regista Zanandrea, attore, regista e direttore artistico del Teatro Delfino, ormai da anni sulla scena milanese, si avvarrà di numerose professionalità di alto spessore per curare al meglio ogni singolo aspetto della rappresentazione: il suono sarà affidato a un sound designer, così come il trucco della creatura sarà perfezionato da un esperto degli effetti speciali.

Ai costumi d’epoca si affiancheranno videoproiezioni curate appositamente dal giovane regista Simone De Domenico. La scenografia porta la firma di Pierluigi Piantanida, professionista dalla decennale esperienza sia italiana che internazionale, che per anni ha lavorato presso il Teatro Lirico di Bercellona. A calcare il palco, un numero insolitamente elevato di persone: venticinque figure (tra attori e coro), tra i quali spicca il nome di Maurizio Scattorin, artista dalla quarantennale esperienza recitativa portata avanti sia in teatro sia nel cinema, affiancato, tra gli altri, da Lorenzo Scattorin, Deborah Morese e Cristina Sarti. Il coro dell’Università Bocconi di Milano, a impreziosire il tutto, sarà diretto da Martina Zambelli. Un titolo noto a molti, un classico dai contenuti profondi e sempre da riscoprire, prodotto con un grosso sforzo immaginativo e innovativo che siamo sicuri possa coinvolgere ed emozionare il pubblico.