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Coronavirus
Covid, "Lo scoppio di una nuova pandemia più grave di questa è quasi certo"
(fonte Lapresse )

“A un certo punto esploderà una pandemia di portata addirittura superiore e diverse volte più grave del Covid 19. Molto probabilmente si tratterà di un nuovo virus influenzale, con lo stesso potenziale devastante della epidemia di spagnola, che uccise fra i 50 e i 1000 milioni di persone. Ma questa volta avverrà in un mondo in cui la popolazione è triplicata e  gli spostamenti sono molto più frequenti” A fare questa inquietante profezia è uno dei massimi virologi statunitensi, nominato da poco come membro della task foce contro il Covid 19 della nuova amministrazione Biden, Michael T. Osterholm, che insieme a Mark Olshaker, saggista e documentarista di fama mondiale, ha scritto il libro “il peggior Nemico”, edito in Italia da Aboca,  che sta scalando velocemente le classifiche dei libri più venduti negli Usa.

Ma la cosa forse più incredibile è che questa profezia è stata fatta prima dello scoppio della pandemia di Covid. Questa previsione è una delle conclusioni a cui arriva il noto epidemiologo nel suo prezioso volume, che tratta di epidemie passate come appunto la spagnola, o le più recenti HN1 Sars e Mers, che fortunatamente ( per ora) non sono diventate pandemie, considerando il loro tasso di mortalità ben più alto rispetto al Covid 19. Ma è proprio dall’ultima grande pandemia conosciuta ( quella appunto spagnola) che le persone dovrebbero prendere spunto per capire quello che sta accadendo e quello che potrebbe succedere in futuro. Più di 100 milioni di persone morirono in 18 mesi, più che in tutte le principali guerre del XX secolo messe insieme.

Una pandemia influenzale come quella potrebbe verificarsi domani, soprattutto alla luce del fatto che in questo momento abbiamo una pandemia influenzale negli uccelli: in Asia, Africa, Europa, persino nelle Americhe. Ogni volta che uno di questi virus viene trasmesso tra uccelli, è un tiro al tavolo della roulette genetica per uno di loro per mutale in un modo  tale che possa diventare un virus trasmesso agli esseri umani. “Oggi, con un numero tre volte maggiore di persone che vivono nel mondo di quante ne vivevano nel 1918, potremmo facilmente vedere centinaia di milioni dei decessi correlati all'influenza nel mondo in pochi mesi- dice il virologo americano- Non c'è altra calamità di quelle conosciute ad oggi che essenzialmente ci metterebbe a questo livello di rischio”.

I rischi come dicono gli esperti si nascondono nel cosiddetto spill over o salto di specie, e cioè quando un virus animale si modifica e diventa in grado di trasmettersi all’uomo. Oggi, per sostenere i circa 7,4 miliardi di persone sulla faccia della terra, abbiamo ovviamente bisogno di proteine. Il modo più veloce per convertire l'energia in proteine e di gran lunga il più efficiente è il pollame. Siamo diventati molto mondo dipendente dal pollame. Ad esempio, in un dato mese a Shanghai, circa 125 milioni di polli vengono nati solo per nutrire i cittadini di Shanghai. Ognuno di questi polli è una provetta del virus in attesa di essere infettato. Ma certo il rischio non si annida solo nei poveri polli, perché secondo quanto affermato dall’OMS in questo momento ci sono circa 1,6 milioni di virus sul pianeta che circolano tra i mammiferi e gli uccelli: di questi, circa 700mila potrebbero avere il potenziale per infettare l’uomo. Ad oggi, solo 250 sono stati identificati negli esseri umani. Gli altri sono ancora là fuori, semplicemente non hanno (ancora) fatto il salto di specie.

D’altra parte secondo Tedros Adhanom Ghebreyesus, il Direttore Generale dell’Oms, l’importanza di un “One Health Approach”, che integri la salute umana, la salute degli animali e la salute delle piante, nonché i fattori ambientali sta diventando una necessità impellente. Circa il 75% delle malattie infettive umane nuove ed emergenti sono zoonotiche, causate cioè da germi che si diffondono tra animali e persone. “Qualsiasi sforzo per migliorare la salute umana è destinato a fallire, a meno che non affronti l’interfaccia critica tra uomo e animali”, ha affermato Tedros. Il rischio che siano stato sottovalutati, alla luce di tutto ciò, i rischi dello scoppio di una pandemia di questo tipo, in questi ultimi 15 anni è stato anche certificato dal Global Risks Report 2021 del World Economic forum "Nel 2020 il rischio di una pandemia globale è diventato realtà, concretizzando un pericolo evidenziato in questo report già dal 2006. Sappiamo quanto sia difficile per i governi, le aziende e gli altri stakeholder affrontare questo tipo di rischi a lungo termine, ma la lezione che tutti abbiamo tratto da questa esperienza ci fa capire che ignorarli non li rende meno probabili” ha affermato, infatti,Saadia Zahidi, Managing Director del World Economic Forum a margine della presentazione del report, basato sul sondaggio condotto tra oltre 750 esperti e decision-maker dei vari settori dell’economia globale sulla percezione (della probabilità e dell'impatto) dei rischi a livello internazionale.

“Quando hai finito di preoccuparti di questa epidemia, preoccupati della prossima”, ha detto con poco ottimismo di recente in un suo articolo sul New York Times,  David Quammen, autore di un libro premonitore come Spillover, che descriveva nel 2012 uno scenario assai simile a quello poi verificatosi con la pandemia di Covid 19.  Il problema è che i nostri diversi ecosistemi naturali sono pieni di molte specie di animali, piante e altre creature, ognuna delle quali contiene in sé virus unici; molti di questi virus, specialmente quelli presenti nei mammiferi selvatici, possono contagiare gli esseri umani; stiamo invadendo e alterando questi ecosistemi con più decisione che mai, esponendoci dunque ai nuovi virus  Per far fronte a tutto ciò come dice Osterholm nel suo libro “fortuna e speranza non sono una strategia”, nel senso che bisogna farsi trovare preparati, con un vero e proprio piano pandemico, cosa di cui quasi tutti i paesi occidentali, Italia in testa, hanno dimostrato di non aver mai approntato.

“Occorrerebbe una sorta di Nato contro le pandemie, in cui tutti i paesi contribuiscono ad unire le proprie forze per costituire una task force pronta ad intervenire in caso di emergenza.” anche sui vaccini che viene considerata come la unica salvezza per uscire da questa situazione, si è partiti troppo tardi, perché se si fosse fatto il grande lavoro fatto adesso una volta esplose le precedenti infezioni come la Sars o l’Hni, progenitori del Covid, adesso sicuramente avremmo molti meno problemi ad affrontare la pandemia. Ma il problema vero, che adesso vuole sembra voler confessare, è che i vaccini non sono affatto redditizi per le case farmaceutiche, e per questo tutti gli esperimenti su possibili vaccini contro la Sars, vennero subito abbandonati, una volta che la malattia rimase confinata in Estremo Oriente per poi scomparire. Secondo il più recente indice sull’accesso ai medicinali, nel 2018 quasi la metà dei progetti di ricerca e sviluppo delle maggiori aziende farmaceutiche erano dedicati alla lotta contro il cancro, mentre non risultavano progetti incentrati sullo studio dei coronavirus (MERS-Cov e SARS-Cov). Novartis ha venduto la sua divisione vaccini alla compagnia farmaceutica britannica GSK nel 2014, dopo aver subito delle perdite per anni. Eppure nel 2016 sembrava che un vaccino contro i coronavirus assai promettente fosse stato trovato, ma poi come rivelato da dott. Peter Hoetz a capo del tema di ricercatori del Center for Vaccine Devolpment presso il Texas Children’s Hospital, tutto è stato fernato per mancanza di fondi.

“Abbiamo provato in tutti modi  per vedere se potevamo ottenere investitori o sovvenzioni per trasferirli nella ricerca ". Ha detto Hoetz davanti in audizione al Congresso americano a Settembre. "Ma non siamo riusciti a suscitare molto interesse. C'è un problema con l'ecosistema nello sviluppo di vaccini e dobbiamo risolverlo".  Già lo stesso problema che ha ancora impedito di trovare un vaccino universale contro l’influenza che possa dare copertura anche per altri virus che via via si svilupperanno. Una sorta di “Piano Manhattan per il vaccino influenzale”, usando la definizione che viene usata dai due autori del Libro “il Peggior Nemico” e che consiste nel dare vita a un’organizzazione internazionale sull’antibiotico-resistenza, la formazione di una rete internazionale sulla biosicurezza, la lotta ai cambiamenti climatici, l’adozione di un approccio globale “One Health” per lo studio e la messa in relazione delle malattie umane e animali. Perchè una nuova pandemia purtroppo, secondo moltissimi esperti, potrebbe essere già pronta ad esplodere e farsi trovare nuovamente disarmati sarebbe un vero e proprio suicidio.

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