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Coronavirus
Garavelli: "Nel picco epidemico non si vaccina. Ora lo dice anche Crisanti"

"Durante un’ondata epidemica non si deve vaccinare”. Ecco la frase che, pronunciata nel contesto di un’intervista rilasciata ad affaritaliani.it settimane fa, era costata al primario di Malattie Infettive dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara, Pietro Luigi Garavelli, attacchi insistenti da parte di colleghi e  di siti come Butac.

Nonostante sia noto anche agli studenti di medicina il principio in base al quale non si vaccina mai in picco epidemico, ho ricevuto attacchi che mai avrei immaginato di ricevere, da caccia alle streghe. Si tratta tra l’altro di una basilare legge Darwiniana, riferita ovviamente ai virus che mutano perché con quelli stabili il problema non si pone. Ogni forma di vita cerca di sopravvivere e il virus, davanti agli anticorpi indotti da vaccino,  sviluppa varianti. Un concetto conclamato in qualsiasi virosi. Ebbene, ora mi prendo la mia rivincita, visto che Crisanti ha detto la stessa cosa”.

Un “azzardo biologico”.

Andrea Crisanti in effetti ha lanciato un allarme qualche giorno fa affermando che “non si è mai fatta una vaccinazione di massa con uno stato di trasmissione di un virus così alto e ampio e questo può comportare dei rischi. O si vaccina tutti assieme il più velocemente possibile oppure bisogna abbattere la trasmissione, perché vaccinare lentamente con livelli di trasmissione elevata secondo me è un azzardo biologico. Nel senso che si favorisce la mutazione del virus: ogni volta che si trasmette il virus muta”. Andrea Crisanti ha altresì detto che “in genere la vaccinazione si fa sempre con gruppi di età dove non c’è trasmissione o la trasmissione è più bassa possibile o molto circoscritta”.

Crisanti mi ha reso giustizia -ha affermato Garavelli-  sappiamo da sempre che quando un virus arriva bisogna avere già gli anticorpi e che se si vaccina in piena epidemia non funziona, si rischia anzi di selezionare mutanti. Solo che se lo dice lui nessuno lo contesta”.

“Sta prevalendo l’anti-scienza -ha detto Garavelli- Vi sono sempre più studi che evidenziano come comportamenti responsabili diano lo stesso effetto dei lockdown.

Le tre cose da porre in essere sono in primis comportamenti responsabili, in secondo luogo cure domiciliari assolutamente disponibili e valide, in terzo luogo il vaccino per evitare le forme più gravi della patologia”.

E sull’accusa di essere un no vax, Garavelli sorride e replica. “Ho sempre provveduto a vaccinare me e la mia famiglia, relativamente a Covid me stesso e i miei suoceri. Ora Crisanti ripende le stesse considerazioni in merito alla rischiosa vaccinazione in pandemia e tutti tacciono! È comunque una soddisfazione per tutti gli attacchi ricevuti, il tempo come sempre è galantuomo”.

Anche se, chiosa Garavelli, “in questo paese non si ha il coraggio di ammettere la realtà. Questi vaccini non sono la panacea,  richiedendosi rapidi e periodici aggiornamenti, oltre che fare parte di un approccio combinato”.

 

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