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Costume
Astrosamantha e Letizia Valentino: sfidano lo spazio e l'Antartide

Di Giovanni Guzzetti

Sono tra le più gettonate del momento, Astrosamantha e Letizia Valentino, due giovani donne, militari della Repubblica, forti di esperienze in situazioni estreme: lo spazio e l’Antartide. Giovani donne che hanno rotto gli schemi, intrapreso avventure maschili, secondo gli stereotipi. Ma non rappresentano la “parte per il tutto” : accanto ad esempi di affermazione e visibilità, fondati su determinazione, forza di volontà, abnegazione, c’è una platea di giovani talenti femminili che partono alla grande (percorso accademico in primis) ma che poi cedono sulla distanza…perché il successo femminile e l’eliminazione del soffitto di cristallo non possono consolidarsi senza una rivoluzione culturale di più ampia portata. In cui le donne non possono, e non devono, ritagliarsi un ruolo secondario.
 
Samantha Cristoforetti e Letizia Valentino, la prima capitano dell’Aeronautica Militare la seconda dell’Esercito, sono sì l’icona di capitane coraggiose. Una 200 giorni a muoversi in assenza di gravità, lavorando sodo per la ricerca e tenendoci informati delle sue visioni ed emozioni con i tweet di @AstroSamantha; il capitano Letizia, medico, in una missione di studio nientemeno che all’Antartide, in condizioni proibitive. 
Hanno tra i 30 ed i 40 anni; sono la sintesi e l’espressione dei talenti femminili del nostro Paese che non brillano più “solo” nelle discipline umanistiche e sociali ma che sanno anche essere protagoniste nelle cosiddette materie STEM (Scienze, technology, engineering, mathematics) perché – nonostante i luoghi comuni ed una certa reticenza delle famiglie – “science it’s a girl thing”.

Donne delle stessa fascia dì età sono protagoniste in Parlamento e anche nel Governo. Anche la democrazia rappresentativa ha fatto progressi, spesso “indotti”. Ed è significativo parlarne oggi a 70 anni, dal primo voto femminile nel nostro Paese. Accadeva il 10 marzo 1946, quando le donne poterono recarsi alle urne per le elezioni amministrative in 436 Comuni: meno di 4 mesi dopo, il famoso 2 giugno, tutte le donne italiane maggiorenni furono libere di esprimersi in occasione delle elezioni politiche del  referendum istituzionale che ha consegnato il nostro Paese alla Repubblica.

Le note, però, appaiono più dolenti, se si guarda al mondo del lavoro dove le donne più giovani fanno fatica ad entrare, a rimanere, ad emergere. E dove l’impegno fuori casa, spesso sommato a quello del ruolo privato di madre e moglie, viene remunerato con uno stipendio sempre alla rincorsa di quello maschile, a parità di profilo. Ce lo confermano i recenti dati del Gender Gap Report 2016 di Job Pricing dove si legge che la retribuzione media annua femminile è di 26.725 euro mentre quella maschile è di 29.985 euro lordi. Insomma essere donna (ci) costa almeno 3260 euro!

Un dato un po’ “grezzo” - qualcuno potrebbe obiettare –un po’ come il pollo di Trilussa. Una forchetta che non si riduce nemmeno guardando ai massimi della carriera dal momento che, anche tra i dirigenti ((retribuzione media 105.983 euro) le donne guadagnano quasi 11 mila euro in meno di un uomo (12 per cento).

In un contesto dal welfare non capillare come quello italiano sono in arrivo misure per il lavoro agile (smart working) all’insegna della (maggiore) conciliazione casa/famiglia – lavoro. Qualcuno inneggia ma queste “agevolazioni” (in teoria erga omnes ma cui ricorrono di più le donne) rischiano, come in passato il part time, di diventare l’anticamera di un lavoro di serie B se non si opererà contemporaneamente per una rivisitazione culturale dell’intera organizzazione del lavoro. Senza contare l’importanza del team working e, diciamolo pure, del contatto visivo (e fisico) che nemmeno il più avanzato dei social è in grado di offrire. Per non parlare del positivo della frequentazione dell’area break…la vera agora social non virtuale.

PS – Torniamo alle capitane coraggiose. Senza gradi e divise, con la tristezza (che sfocia nella disperazione) negli occhi e stanchi panni addosso come uniformi, lo sono anche le donne migranti che intraprendono i viaggi della speranza. Più per i propri figli che per sé. A cui i media riservano attenzione non per i successi ma per le tragedie in cui sono coinvolte e di cui sono vittime. Senza gettare la spugna…

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