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Costume
Tutto il Mediterraneo in un gin. Il reportage dalla Spagna

Vilanova i la Geltrú (Spagna) - Quando entri nella cappella sconsacrata della distilleria di Gin Mare a Vilanova i la Geltrú, città catalana tra Barcellona e Tarragona sulla Costa Dorada, tutto torna. Come dice la scritta latina attorno a una specie di rosone sulle pareti interne: “Chiamiamo mondo la somma di cielo, terra e mare”.

Capisci una volta per tutte le ragioni del successo di un gin che ha gli odori della terra, evoca il mare ed è racchiuso in una bottiglia color cielo, diventato in meno di un decennio tra i più noti e bevuti al mondo, il più venduto in Europa, con dati di crescita vertiginosi negli ultimi anni, in molti mercati addirittura a tre cifre.

La luce del sole catalano filtra lieve tra gli alberi del pezzo di giardino accanto alla cappella dove ci accoglie un barman prodigo di libagioni e una tavola su cui sono allineati alcuni sapori locali: tapas e gin&tonic, archetipo di ogni congresso alcolico che si svolga lungo le coste del Mediterraneo.

La cappella pare fosse una chiesa di pescatori sul mare, a sua volta retaggio di un precedente monastero (forse già allora luogo di sperimentazione etilica, come sovente erano i monasteri nel medioevo), che la famiglia di distillatori Giro, ha acquistato e spostato nella sua distilleria per farci il tabernacolo del Gin Mare. La cappella ospita infatti, nel punto in cui doveva esserci stato un altare, uno sfavillante alambicco fiorentino in rame dal quale ancora sgocciolano le tessere del mosaico che compongono questo gin spagnolo capace di sedurre il mercato così rapidamente.

Gin Mare è un blend che nasce dal mix di quattro botaniche fondamentali distillate separatamente: l’oliva Arbequina (deve il suo nome ad Arbeca, un villaggio poco distante da Vilanova), il basilico, il timo e il rosmarino. Una sorta di quadrilogia del Mediterraneo, un paesaggio e la sua cultura riassunti in 4 odori fondamentali che, alla stregua dei colori, sono in grado - variamente combinati - di generare (o evocare) tutti gli altri. Completano la tavolozza mediterranea gli agrumi spagnoli, il cardamomo marocchino e il coriandolo.

Da queste parti sono passate tutte le culture di questo mare: i greci, i romani, gli arabi. Bevi Gin Mare e parti per un viaggio sensoriale tra le isole del Mediterraneo, come un Ulisse che, anziché collezionare esperienze, colleziona sapori e profumi, ripercorrendo per altro il viaggio degli inventori di Gin Mare, arrivati ai sapori fondamentali di oggi dopo una scelta da una rosa iniziale di una cinquantina di botaniche.  

Scende la sera e ci spostiamo a Barcellona, dove Gin Mare gioca in casa e alimenta la fervida immaginazione dei tanti bartender alla perenne e vana ricerca del cocktail perfetto. Il Barrio Gotico comincia ad animarsi svogliatamente.

Siamo nel cuore del Mare Nostrum, e Gin Mare lo rappresenta bene con la sua freschezza vegetale che lo rende unico e sempre distinguibile. La sua versatilità lo adatta a infinite combinazioni di sapori; sa farsi concavo e convesso pur rimanendo se stesso: lo scopriamo in locali come il Farola, il Collage, il Paradiso e il Sauvage, le tappe del nostro pellegrinaggio, che ci offrono interpretazioni sempre diverse.

È un momento travolgente per il gin in generale, e Gin Mare un po’ ne ha approfittato (non solo col prodotto, ma per esempio sostenendo i tantissimi giovani bartender che affollano la scena internazionale) e un po’ è anche artefice di questo Rinascimento, visto che lo alimenta. Siamo lontani dai tempi in cui, anche per il suo sapore, il gin risultò credibile persino come medicina. È un’altra stagione. Siamo alla belle epoque, cominciata attorno al 2000 (sulla scorta di due decenni di lento risveglio), momento in cui il gin è definitivamente uscito da un periodo buio che risaliva agli anni 40, quando ci si accontentava di distillare canna da zucchero, melassa o patate, perché l’alcol distillato da cereali finiva nell’industria bellica a fare da carburante.

Questa è l’epoca d’oro. Gin Mare saputo coglierla meglio degli altri, anche per merito di un approccio al marketing intelligente, leggero e sempre coerente. Ma il marketing da solo non sarebbe bastato a decretare questo successo. Vale anche in questo caso un vecchio principio: il primo sorso si vende con il marketing, per il secondo ci vuole il prodotto.

Giuseppe Morello

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