L’annuncio della morte della regina Elisabetta II venne dato l’8 settembre 2022. Sul trono britannico da oltre settant’anni – ne aveva 96 – la sovrana inglese spirò nel Castello di Balmoral in Scozia. Tutto il mondo era col fiato sospeso da settimane poiché la regina novantaseienne non stava bene da tempo. Ogni anno, in questi giorni, sono tantissime le manifestazioni in suo ricordo, non solo nel Regno Unito. Nell’anno in cui sarebbe diventata centenaria (21 aprile 1926), la regina icona pop, con il regno più lungo della stori, viene raccontata nel libro della giornalista Eva Grippa – con le illustrazioni di Ivan Canu – The Queen in pocket (De Agostini Editore), dall’inequivocabile sottotitolo: Guida pop dissacrante e definitiva su Elisabetta II a cent’anni dalla nascita.

Rigore storico e gusto per il dettaglio
Cento racconti divisi in capitoli tematici. La guida di Eva Grippa racconta una regina sospesa tra mito e realtà, pensata per chi ama sbirciare dietro le quinte della storia. Unico rischio: rimanere stupefatti. Sì, perchè, nell’immaginario collettivo, la regina britannica resta quella sorridente vecchietta avvolta in mise dalle tinte pastello e con gli immancabili dettagli iconici: i cappellini in nuance con l’abito, i fili di perle al collo e la borsetta dal contenuto misterioso sempre appesa al braccio. Questa immagine di Rainbow Queen è rimasta nella nostra memoria collettiva. Ed a chi crede di sapere tutto sull’amata e temuta Top Lady, la guida offre nuovi scenari, svelando una sovrana decisamente inedita ed inaspettata: abile meccanico, bagnino, appassionata fotografa e fantina. Dai soprannomi originali dati alla regina rivelati nel capitolo Nicknames – tra cui, persino, “operaia” – alle figure che l’hanno accompagnata durante la sua vita, come le migliore amiche e quelle d’infanzia raccontate nel capitolo Nar Circle. Vizi, passioni ed insospettabili skill, marchi preferiti, mascotte, opere d’arte a lei dedicate ed una speciale sezione sul “vero o falso”.

Intervista a Eva Grippa
Dalla rigidità all’ironia, nel suo libro ha raccontato una regina poco conosciuta, spesso anche molto divertente. Perché?
Era l’unica chiave possibile. Vi sono già centinaia di libri su di lei. Io stessa avevo scritto in passato una biografia partendo dalle storie di dieci figure femminili che l’hanno accompagnata durante la sua vita. Questo mio libro celebrativo è composto da cento racconti, necessariamente ironici, sarcastici ed irriverenti. L’idea è quella di restituire un’immagine di Elisabetta diversa da quella che è stata sempre raccontata. L’ho fatto assieme a Ivan Canu che ha creato le illustrazioni per ogni capitolo.
Cosa rende Elisabetta II una figura pop senza tempo?
Il fatto che esista da sempre. E’ una presenza riconoscibile dell’immaginario pop comune a tutti che ha attraversato diverse generazioni. Seppur non appartenga a noi italiani, l’abbiamo sentita nostra. La morte l’ha consegnata ad un ricordo eterno. Una donna speciale e diversa, un esempio di dignità, senso del dovere, sacrificio.
Quando morì la regina tutto il mondo seguì la cerimonia funebre. Cosa ricorda di quell’8 settembre 2022?
Ricevetti una chiamata da Londra: “è successo”. Da alcuni mesi la regina era malata. Pensai che ero fortunata perché mi trovato già alla scrivania per lavorare. Fui la prima a dare la notizia in tv a Rainews. Ricordo che alla fine di quella lunga giornata fui presa dalla commozione. Piansi. In qualche modo, le volevo bene. Provo un forte senso di responsabilità nel raccontarla poiché ho stima di lei e penso che l’argomento vada toccato con grande gentilezza, rigore giornalistico, senza gossip, senza dar voce alle male lingue e con professionalità.
Elisabetta II fu molto amata dal suo popolo. Vi sono stati momenti in cui l’affetto ha vacillato?
I cittadini britannici si sono sentiti, in qualche modo traditi in occasione della morte di Diana, poiché la regina scelse di non comparire, né fare dichiarazioni nelle giornate successive all’incidente mortale. Venne criticata anche la scelta di non mettere una bandiera a mezz’asta a Buckingam Palace. In realtà questo onore non era dovuto, in quanto Diana non era più la moglie di Carlo. Tra l’altro, la bandiera non c’era a palazzo reale perché viene issata solo quando un sovrano vi risiede e, in quel periodo, la regina era Castello di Balmora. Per una volta, Elisabetta ha messo la famiglia davanti al dovere e di fronte alle manifestazioni di affetto verso Diana ha compreso che doveva venire a patti con il popolo. Un’altro momento riguarda l’oscura vicenda legata al principe Andrea Di York coinvolto nel caso Epstein files.

Molti gli aneddoti curiosi che racconta nella guida
Dal rapporto assurdo tra la regina e Margaret Thatcher: si sono stimate, ma anche mal sopportate. Un aneddoto singolare riguarda il Mahatma Gandhi che avrebbe regalato ad Elisabetta per sue nozze con Filippo un perizoma ricamato a mano. Lo scrivo nel capitolo dedicato alle leggende metropolitane.
E il rapporto con l’Italia?
Il suo primo viaggio in Italia avvenne in forma privata in occasione del suo venticinquesimo compleanno, quando Elisabetta era ancora principessa. Incontrò Luigi Einaudi ed Alcide De Gasperi. Tornò altre volte nel nostro paese ed incontrò più pontefici. Visitò nei suoi viaggi Roma, Firenze, Venezia Milano, dove andò alla Scala.

Moglie e madre. C’è qualcosa che ancora non sappiamo?
Non molto. Elisabetta ha sempre avuto cura di mantenere privato il suo privato. Non ha mai rilasciato un’intervista nel corso della sua vita, a parte con la BBC in un breve dialogo con un giornalista per raccontare come fosse fatta la corona. Molto si è detto sulla sua presunta inaffettività nei confronti dei figli. Sicuramente è stata una persona fredda, non espansiva e capace di mantenere il controllo. Ma è vero il fatto che ha cresciuto i figli Carlo e Anna – nati prima della corona – quando giovanissima e si è dovuta confrontare con l’incarico di regina. Affidò i figli alla nonna e alle baby sitter. Quando sono nati Andrea ed Edoardo, dopo dieci anni dall’incoronazione, lei è stata una madre più presente. Riguardo al rapporto con il marito, Elisabetta e Filippo sono l’esempio di una coppia solida, più di settant’anni assieme.



