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Roberto Re, mental coach: uscite dalla vostra zona di comfort e sarete felici

Di Giuseppe Vatinno

Roberto Re da molti anni si occupa di formazione ed è considerato, in tale campo, il principale esperto del settore.

Ha scritto diversi libri tra cui “Leader di te stesso” e “Smettila di incasinarti” che sono dei veri e propri manuali per migliorare la qualità della vita personale e professionale.

Attualmente impegnato nel tour “Start To Fly” l’ho intervistato per Affaritaliani.

D: Come hai iniziato?

R: Ero un ragazzo che casualmente si era imbattuto in questa materia frequentando i primi corsi che allora si tenevano, circa 25 anni fa in Italia. Era un modello che veniva dagli Usa e da noi era totalmente sconosciuto.

Si trattava di investire soldi e tempo per una crescita personale soprattutto mirata al campo professionale ma anche personale.

Negli Usa il concetto di investire su sé stessi era dato per scontato mentre da noi ci si aspettava che tutto fosse gratuiti, passato dallo Stato.

Anthony Robbins, coach personale di tre Presidenti Usa, è ancora un modello in questo campo ed è stato il mio maestro.

D: Che formazione scolastica hai avuto?

R: Ho fatto il liceo scientifico e poi ho studiato Economia e Sociologia.

D: Cosa è il “mental coach”?

R: Con questo termine si intende un approccio strutturato per raggiungere gli obiettivi che ci si è proposti. Occorre farlo pianificando bene i vari passi, cioè una strategia, facendo attenzione alle condizioni al contorno, all’ambiente sia interno che esterno, alle motivazioni, alla naturale tendenza all’inerzia o al rimandare le cose. Io aiuto a realizzare il potenziale inespresso delle persone.

D: Entrando più nel merito, ora si parla quasi normalmente di concetti che nel mondo anglosassone sono presenti da tempo, come la “zona di comfort”. Di cosa si tratta?

R: La zona di comfort è l’area psicologica in cui ci troviamo bene e non ne vogliamo più uscire perché lì ci sentiamo al sicuro e le nostre abitudini sono consolidate; è una specie di bolla protettiva che impedisce però la crescita ed il confronto costruttivo con l’esterno. Occorre quindi uscire da questa zona per crescere; dobbiamo superare questa zona di comfort per confrontarci con le difficoltà e superarle, inglobandole.

Una volta ampliata questa area ci troveremo automaticamente meglio e quello che prima vedevamo come difficoltà diviene magari una risorsa, vista da una prospettiva diversa.

Il metodo che utilizzo si chiama OSA, acronimo di Obiettivo, Scopo, Azione ed insegna prima di tutto a capire cosa uno vuole veramente e poi a raggiungere gli obiettivi che ha individuato.

Uno dei principali problemi che si incontrano nella crescita umana e professionale è poi quello di non riuscire a gestire il proprio tempo ma non perché “non c’è” ma perché si fanno troppe cose tutte insieme e quindi la propria energia viene inutilmente “spalmata” a 360 gradi con una inevitabile perdita di efficacia.

Vi è una regola dovuta all’economista Vilfredo Pareto che dice che in genere solo il 20% delle attività producono l’80% dei risultati; questa regola è chiamata dell’ “80/20” ed è fondamentale per gestire le priorità.

D: Ma questa metodologia sconfina nella psicologia. Gli psicologi come ti hanno accolto?

R: Sono campi diversi. Come in palestra c’è il medico e l’istruttore io mi occupo di un’area attigua che implica una necessaria interdisciplinarietà. Ad esempio c’è la PNL (Programmazione Neurolinguistica) che uso molto, ma anche altre tecniche come la “Mindfulness”.

D: In Italia funziona?

R: Molto bene. Io ho allenato in questo senso delle atlete per le Olimpiadi di Londra e sono attivo nel campo della pallavolo. Lo sport è uno dei campi di elezioni per l’applicazione di queste tecniche. Se ripenso al passato di 25 anni abbiamo fatto passi da gigante.

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