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Sesso a prezzi stracciati, il monopolio delle cinesi

A Napoli il mercato del sesso è targato Cina. Anche quello della prostituzione è quasi prevalentemente monopolizzato dal “made in China”. Bastano un paio di notti e una mattinata al seguito di una pattuglia del Radiomobile dei carabinieri per rendersi conto di come la trasformazione sotto la pelle della città che non dorme mai e che insegue le lusinghe del piacere a buon mercato sia ormai una realtà, un fatto compiuto.
 
Di giorno nei centri che offrono massaggi orientali, meta di insospettabili professionisti, imprenditori e figli di papà in cerca di esotici svaghi; e dopo il tramonto – fino all’alba e anche oltre – nei bassi trasformati ormai in luridi postriboli dove le ragazze orientali vengono sfruttate due volte: dal racket dei camorristi straccioni che per consentire di esercitare la professione più antica del mondo pretendono il “pizzo” quotidiano; e poi dai loro protettori, tutti rigorosamente cinesi.
 
Racconta molte cose, questa realtà.
Tanto per cominciare spiega come l’effetto della “concorrenza” (sleale) delle ragazze dagli occhi a mandorla messe a fare la vita abbia di fatto spezzato le ossa alle altre professioniste del sesso: a cominciare da quelle nigeriane, rumene, albanesi e – perché no – anche italiane. I rapporti sessuali non si consumano mai in macchina o per strada, ma tra quattro mura sicure.
 
Venti euro per un rapporto orale, il doppio per un rapporto “completo”. L’età delle prostitute (qui non esistono trans o travestiti) varia dai 18 ai 40 anni, e ognuna ha una storia di dolore e sofferenza alle spalle: di ciò che guadagnano una fetta consistente va ai protettori, il resto – e non si tratta di cifre irrisorie, si parla minimo di 3000 euro al mese – viene dirottato attraverso i money transfer alle famiglie che vivono nelle più sperdute province della Cina.