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Cronache
Festa del lavoro, che cosa è cambiato. Donne ancora penalizzate, poi i giovani

Penultimi in Europa per tasso di occupazione, davanti alla sola Grecia, nel mese di marzo in Italia si è registrata una timida ripresa con 34 mila posti di lavoro in più rispetto al mese di febbraio.

Il tema del lavoro e i diritti dei lavoratori si fanno largo nell’agorà sociopolitico in Australia nel 1855, quando trova la sua origine, per poi essere ripreso e condiviso dai movimenti sindacali di inizio Novecento, lo slogan “8 ore di lavoro, 8 di svago, 8 per dormire” che comincia a rivendicare il diritto a una dignità operaia. In diversi Paesi si diffondono iniziative per l’ottenimento di maggiori diritti, fino alla decisione di una "Festa dei lavoratori", le cui origini si rintracciano nelle proteste operaie negli Stati Uniti a partire dal 1866. Determinanti furono i sanguinosi episodi dei primi quattro giorni del maggio 1886 a Chicago, quando gli operai della fabbrica di macchine agricole McCormick si radunarono davanti ai cancelli per partecipare alle manifestazioni che chiedevano l'estensione della riduzione dell’orario di lavoro da 16 ore a 8 giornaliere a tutti gli stati americani. Le forze dell’ordine per sedare la rivolta aprirono il fuoco sulla folla, provocando vittime e feriti, e poi la reazione degli anarchici locali. La data del 1° maggio, il momento dell’inizio, si affermò gradualmente come giornata simbolo, in Italia ufficializzata due anni dopo l’approvazione in Europa del 1889, in Australia divenne la "Festa delle otto ore".

La crescita dell'occupazione a marzo si è affermata a +34mila unità, stando ai dati dell'Istat, ma ha visto coinvolti prevalentemente i lavoratori rispetto alle lavoratrici. Nonostante a marzo sia proseguita la "lieve crescita dell'occupazione registrata a febbraio" – osserva l’Istat - "rispetto a febbraio 2020 gli occupati sono quasi 900 mila in meno e il tasso di occupazione è più basso di 2 punti percentuali", e il calo è "più marcato tra dipendenti a termine (-9,4%), autonomi (-6,6%) e giovani (6,5% tra gli under 35)".

Le donne continuano a essere penalizzate: per loro il tasso di disoccupazione è avanzato a +0,2 punti, quello di occupazione è sceso a -0,1 e l’inattività è rimasta stabile. Per gli uomini l’occupazione si attesta invece in crescita (+0,3 punti), mentre disoccupazione e inattività calano entrambi di 0,2 punti.

Su base annua l’andamento dei tassi è concorde: l’occupazione cala di 0,7 punti per gli uomini e di 1,6 punti per le donne, il tasso di inattività scende di 1 punto tra gli uomini e di 0,1 punti tra le donne, il tasso di disoccupazione cresce per entrambi, rispettivamente di 2,2 e 3,2 punti.

Per quanto riguarda le fasce d'età l’occupazione aumenta in tutte le fasce tranne per i 35-49enni. La disoccupazione cresce tra i 15-24enni, è stabile tra i 35-49enni, e cala nelle altre fasce. L’inattività, infine, diminuisce tra i minori di 35 anni, aumenta tra i 35-49enni ed è stabile tra chi ha almeno 50 anni.

Lavoro, dal 2010 al 2020 più occupati nelle professioni intellettuali. Meno nei mestieri più tradizionali.

Fornisce un quadro dell'evoluzione il rapporto Ugl-Censis, che esprime un incremento nel decennio 2010-2020 delle professioni intellettuali (550mila occupati in più), degli addetti alla vendita e ai servizi personali (+398mila circa, +10,5%) e del personale non qualificato (+180mila, +7,9%). Un calo, che evolve tuttora, è fotografato invece rispetto alle figure professionali più tradizionali, dai dirigenti agli operai. Dopo l’impennata delle nuove modalità di lavoro spinta dalla pandemia, inoltre, allo stato attuale oltre un terzo dei lavoratori svolge la sua attività da remoto e in smart working. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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