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Cronache

di Tommaso Cinquemani e Lorenzo Lamperti

Silvio Berlusconi spera che il governo Letta duri a lungo. Dopo la condanna Mediaset l'ex premier rischia l'interdizione dai pubblici uffici e l'espulsione dal Parlamento se la Giunta per le autorizzazioni del Senato desse il via libera dopo una sentenza avversa della Cassazione.

Il piano è chiaro: esecutivo lungo. Sul fronte giudiziario toni più bassi con l'avvocato Franco Coppi come difensore e speranze nella Cassazione con un presidente non ostile. Con un rinvio in secondo grado scatterebbe di fatto la prescrizione. E poi quella che sarebbe la soluzione finale: la nomina a senatore a vita.

CHE COSA RISCHIA IL CAV - Amarezza e tanta rabbia. Silvio Berlusconi si aspettava la sentenza di condanna anche in secondo grado per il processo Mediaset, ma questo non vuol dire che non faccia meno male. Già da settimane però il Cavaliere ha iniziato a tendere reti di sicurezza per attutire una eventuale condanna in Cassazione. Il rischio che corre è grosso. A fine anno dovrebbe arrivare la sentenza della Suprema Corte e se la sentenza d'appello dovessere confermata il Cavaliere sarebbe condannato al carcere e interdetto dai pubblici uffici. Il carcere non sarebbe un vero problema: tre dei quattro anni, se confermati, andrebbero scontati con l'indulto. L'ulteriore anno salterebbe

BERLUSCONI: "NON FAREMO CADERE LETTA"

 

"Non saremo noi a mettere in crisi questo governo". Lo afferma Silvio Berlusconi in un'intervista a Tgcom24. "Non saremo noi a mettere in crisi questo governo. Queste sentenze arrivano in un momento cruciale - sottolinea Berlusconi - mentre cerchiamo di tirare fuori l'Italia dalle difficolta' con una collaborazione non facile con il Pd. Una collaborazione che pochi pensavano fosse possibile realizzare, un tentativo storico di portata superiore a quella del governo Andreotti. Andremo avanti su quella strada per poter realizzare le riforme - garantisce l'ex premier - per rendere l'Italia un Paese pienamente governabile. Ci troviamo in un momento storico difficile, dove la coesione deve essere nazionale e deve prevalere sulla demonizzazione dell'avversario Chi non ha capito che la via delle riforme e' l'unica strada per portare l'Italia in sicurezza sono i magistrati politicizzati, accecati da un odio pregiudiziale che mi vorrebbero interdetto e politicamente morto. Noi resisteremo per deludere le loro aspettative e fare il bene del nostro Paese", conclude Berlusconi. "I magistrati politicizzati" sono "accecati da un odio pregiudiziale che mi vorrebbero interdetto e politicamente morto. Noi resisteremo per deludere le loro aspettative e fare il bene del nostro Paese". "Andremo avanti" con il governo e "la collaborazione" tra le forze politiche "per poter realizzare le riforme per rendere l'Italia un Paese pienamente governabile". "Dobbiamo sforzarci a tenere separate quelle che sono le vicende personali di Silvio Berlusconi da quelle che riguardano il governo e le riforme. Mi rendo conto che non e' uno sforzo facile perche' l'accanimento giudiziario contro di me e' diventato ostentato, pesante".

grazie alla legge ex Cirielli. Quindi è soprattutto la pena a impensierire l'ex premier.

IL RUOLO DELLA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI - Dopo un eventuale verdetto negativo della Cassazione sarebbe la Giunta per le Autorizzazioni del Senato a dover decidere se accogliere l’interdizione dai pubblici uffici (la sentenza d'appello ha confermato il massimo di anni possibili, vale a dire cinque). Questo significherebbe che fino al 2018-2019 l’ex premier non si potrebbe più candidare a elezioni politiche nè fare parte del Parlamento. La Giunta sarebbe chiamata a dichiarare la decadenza dal ruolo di senatore per Berlusconi, che sarebbe così espulso dall'emiciclo. Cadrebbe così anche lo scudo dell’immunità parlamentare e dopo una eventuale condanna anche per il processo Ruby, questa volta sì potrebbe addirittura finire in carcere.

LA STRATEGIA GIUDIZIARIA - Ora è una questione di tempi. Berlusconi non starà di certo ad aspettare passivamente una sentenza di condanna che lo estrometta dalla scena politica. A dispetto delle bellicose dichiarazioni dei suoi fedelissimi nell'immediato post sentenza, il Cavaliere ha intenzione di tenere i toni bassi. O almeno un po' più bassi del solito. Mercoledì 8 maggio, infatti, non è stata una giornata del tutto negativa per il leader del Pdl. A presiedere la Cassazione, infatti, è stato chiamato Giorgio Santacroce, presidente della corte d'Appello di Roma. La sua nomina era stata proposta proprio dagli uomini di centrodestra. Al di là delle parole di facciata, Berlusconi spera ancora nella Consulta sul conflitto di attribuzione sollevato dal suo governo nel 2011 per un legittimo impedimento non riconosciutogli nel 2010. Quella Consulta che la corte d'Appello di Milano ha deciso di non aspettare. Ma soprattutto Berlusconi ripone grandi aspettative nella Cassazione. La Suprema Corte già due volte lo ha prosciolto nei processi Mediatrade. E un ipotetico rinvio in secondo grado significherebbe prescrizione. Non ci sarebbe infatti il tempo per un nuovo appello prima dell'estate del 2014. E poi l'ultimo tassello: l'"arruolamento" di Franco Coppi nel team dei suoi legali. Coppi è uno dei più celebri avvocati italiani, difensore tra gli altri di Giulio Andreotti e recentemente di Sabrina Misseri. Sarà lui a occuparsi della difesa del Cav in vista della Cassazione. L'arrivo di Coppi al fianco di Ghedini e Longo è molto significativo. La sua strategia difensiva è agli antipodi di quella seguita da Berlusconi negli ultimi anni. Niente legittimi impedimenti o rinvii, ma difesa sul merito, e in aula.

LA STRATEGIA POLITICA – Se gli avvocati del Cavaliere studiano febbrilmente le carte in cerca di una via d’uscita, Berlusconi sta muovendo le sue pedine. Il primo passo sarà quello di spingere perché la Giunta per le Autorizzazioni del Senato scelga un presidente non ostile. In secondo luogo il Cavaliere intende intensificare i contatti con il Quirinale per cercare di mandare in porto il suo vecchio sogno: farsi nominare senatore a vita. Una tale carica lo proteggerebbe ‘a vita’ da ogni tipo di attacco da parte della ‘magistratura rossa’. Infine il governo Letta. Anche se il Cavaliere ha ripetuto più volte che intende tenere separati i piani, quello giudiziario e quello politico, è indubbio che le sorti del premier siano legate a doppio filo con quelle del suo azionista di maggioranza. Il Pd quindi potrebbe avere tutto l’interesse a scongiurare una condanna definitiva. Questione di tempo, si diceva. Quello di Berlusconi scade a fine settembre. O fa cadere il governo subito dopo l'estate e riesce a farsi eleggere in una nuova legislatura prima della Cassazione oppure gli conviene far durare il più a lungo possibile il governo Letta sperando nella nomina di senatore a vita. Sì, sembra che il Cavaliere non abbia alcuna intenzione di far cadere il governo anzitempo: finchè è senatore infatti l’immunità lo proteggerà da ogni attacco.

 twitter@LorenzoLamperti

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