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Cronache
Borsellino, il fratello Salvatore:"Indagare anche sui pm, fiducia nel governo"

Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo ucciso in via D'Amelio il 19 luglio 1992, commenta in un'intervista ad Affaritaliani.it le motivazioni della sentenza del processo Borsellino quater che parlano di "depistaggio" sulle indagini su quanto accaduto a Palermo 26 anni fa.

Salvatore Borsellino, qual è la portata di questa sentenza?

La portata è grandissima. Si tratta della prima sentenza in cui finalmente c'è una svolta, si ha una parte della verità. La strada da percorrere è ancora lunghissima e potrebbe essere altrettanto impervia come lo è stata negli ultimi 25 anni che sono trascorsi senza avere uno straccio di verità e di giustizia. Ora finalmente si afferma che c'è stato un depistaggio e si tratta di un depistaggio di Stato perpetrato da funzionari infedeli dello Stato che hanno costretto un falso pentito a dichiarare cose non vere. 

Chi partecipò secondo te al depistaggio?

Al depistaggio ha partecipato qualcuno che era a conoscenza di elementi veri della strage, ma li ha utilizzati per costruire una verità farlocca. Il furto della 126 e tanti altri elementi, rivelati da Scarantino, erano reali, solo che le persone coinvolte erano altre. Quindi c'era qualcuno che conosceva quei particolari, poi rivelati da Spatuzza. Avevano gli elementi ma li hanno usati per depistare. E come facevano ad avere questi elementi? O avevano un contatto con una fonte che aveva partecipato all'organizzazione della strage oppure ci fu addirittura un ruolo più attivo.

Si dovrebbe indagare anche al di là dei poliziotti coinvolti?

Assolutamente sì. Bisognerebbe indagare anche sui magistrati che hanno avallato questo depistaggio. D'altrone era chiaro che una strage come quella di via D'Amelio non potesse essere affidata a un balordo di quartiere. L'intera vicenda ha zone d'ombra, a partire dall'inusuale intervento a suo tempo di Bruno Contrada, facente parte dei servizi segreti e non della polizia.

Quale ruolo può aver giocato l'agenda rossa?

Un ruolo fondamentale. Questa sentenza afferma quello che io grido da sempre: la strage fu accelerate per impedire a Paolo di essere convocato e sentito come testimone a Caltanissetta, come lui chiedeva, su quello che aveva scoperto sulla morte di Giovanni Falcone. E l'agenda rossa fu fatta sparire perché si temeva potesse contenere rivelazioni scomode. Eppure a suo tempo La Barbera disse che Lucia, mia nipote, farneticava quando parlava dell'agenda rossa.

Che cosa può succedere adesso?

Ora può succedere che si indaghi di nuovo, e lo si faccia nella maniera corretta. Spero che un nuovo ipotetico processo si possa svolgere in maniera diversa dal Borsellino quater, dove durante l'arringa della mia parte civile, ripresa in alcuni punti dalla sentenza, non era presente nessun pm, i quali avevano lasciato vuoto il loro banco.

Lei ha denunciato per anni una certa omertà della politica su quanto accaduto in via D'Amelio. Con il nuovo governo pensa che qualcosa possa cambiare?

Credo di sì. Una parte delle persone che oggi sono al governo sono le stesse che mi chiamavano 10 anni fa quando ho cominciato a girare l'Italia per chiedere verità e giustizia. Quelli che mi invitavano erano i giovani dei meet up. Ricordo un giovane Di Maio durante un incontro a Pomigliano, ricordo Giulia Sarti, oggi presidente della commissione giustizia della Camera, che è stata attivista del Movimento Agende Rosse. Non posso che avere fiducia.

twitter11@LorenzoLamperti

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