La Dda vuole vederci chiaro ma la sensazione è che dietro all’omicidio avvenuto nella notte tra sabato e domenica ci sia stata una resa dei conti tra boss della ‘ndrangheta. Questo è il timore di investigatori ed inquirenti dopo l’agguato compiuto in contrada Lattughelle di Cassano allo Ionio, nel quale è rimasto ferito il 64enne Damiano Pepe, indicato come un boss della “cosca degli zingari”, ed è stata uccisa la compagna Silvana Sibarelli, di 60 anni.
Gli atti dell’inchiesta passeranno dunque alla Dda di Catanzaro, forse già da oggi. Sulla matrice mafiosa dell’agguato non sembrano esserci dubbi, sia per le modalità – una trentina di colpi di arma lunga, forse anche un kalashnikov, sparati da due sicari – che per la personalità dell’obiettivo. Pepe, conosciuto come “Tripolino”, era uscito dal carcere nel 2019 dopo avere scontato 26 anni di reclusione per omicidio e associazione mafiosa.
Gli investigatori dei carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Cosenza e della Compagnia di Cassano, intanto, hanno cominciato a visionare le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti in tutta la zona alla ricerca di un indizio, anche minimo, che possa indirizzare le indagini verso una pista ben definita per risalire all’identità degli assassini. Sul fatto che l’obiettivo dei sicari fosse Pepe, gli investigatori non hanno dubbi.
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