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Nuovi risultati dagli studi clinici confermano l'alta e prolungata efficacia del vaccino Gardasil, nella prevenzione del cancro del collo dell'utero e delle altre patologie correlate al Papillomavirus Umano che si manifestano prima del cancro al collo dell'utero e che vanno oltre la cervice.

I nuovi dati dimostrano chiaramente che questa ampia efficacia persiste nel tempo. La differenza nello sviluppo di malattia tra le donne inserite nel gruppo placebo e quelle del gruppo vaccino ha continuato ad aumentare in questi tre anni. "Cio' indica che la precisione dei dati continua ad aumentare; sempre più donne rispetto a quanto si pensasse inizialmente avranno benefici grazie al vaccino", ha commentato la Professoressa Margaret Stanley dell'Universita' di Cambridge, in Gran Bretagna.

Secondo quanto ha confermato anche l'Agenzia italiana del farmaco, l'immissione in commercio di un vaccino contro il papilloma virus (HPV) apre nuove prospettive alla prevenzione del cancro della cervice uterina e una ulteriore opportunità di salute per la donna. In questo numero, il BIF offre un aggiornamento sui dati che hanno portato alla registrazione di questo nuovo vaccino che offre una possibilità di protezione contro la più frequente infezione sessualmente trasmessa, in particolare contro i due ceppi virali responsabili del 70% dei tumori del collo dell'utero.

Sino ad oggi - sottolineano dall'Aifa - la sola opportunità di prevenzione di questo tumore era rappresentata dallo screening citologico, che permette di diagnosticare in fase precoce le lesioni precancerose. Tuttavia, sebbene da anni nel nostro Paese sia possibile accedere ad un programma di screening citologico, oltre 1000 donne muoiono ogni anno e la maggior parte di queste non hanno mai, o solo sporadicamente, effettuato il PAP test. L'infezione ha HPV viene acquisita abbastanza precocemente nel corso dei primi anni di attività sessuale. Pertanto, il modo più razionale ed efficiente di impiegare questo nuovo vaccino è di offrirlo attivamente subito prima dell'inizio dell'attività sessuale, inducendo così una protezione elevata prima di un eventuale contagio con l'HPV. Questa scelta strategica è, d'altronde, coerente con i principi della prevenzione vaccinale, il cui successo si fonda proprio sulla protezione immunitaria prima dell'esposizione all'agente infettivo. Considerando le evidenze scientifiche attualmente disponibili, e coerentemente con le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, contestualizzate nella realtà italiana, il dodicesimo anno di vita risulta il più indicato per effettuare la vaccinazione. Sebbene il vaccino abbia dimostrato un'efficacia anche nelle giovani donne (il vaccino è stato approvato per l'uso nelle donne dai 9 ai 26 anni), il beneficio è massimo proprio nelle preadolescenti. In questa fascia d'età, infatti, è stata osservata la migliore risposta immunitaria al vaccino e la probabilità di aver contratto l'infezione è molto bassa in quanto, nella maggior parte dei casi, non ha ancora avuto inizio la vita sessuale.

Inoltre, tenuto conto che la vaccinazione è controindicata in gravidanza, evento raro a questa età, non sono necessarie precauzioni per evitare che insorga una gravidanza nel corso dei sette mesi necessari al completamento del ciclo vaccinale. Non si deve infatti dimenticare che, affinché il vaccino garantisca una protezione efficace nei confronti della vaccinazione, è necessario che il ciclo a tre dosi previsto venga rispettato e completato. Ancora, all'età di 11-12 anni, in concomitanza con la scuola dell'obbligo, è più ‘facilmente' realizzabile l'offerta attiva, anche a gruppi a rischio di deprivazione sociale, e conseguentemente, la vaccinazione di questi ultimi, ed è altresì possibile una maggiore comunicazione attraverso interlocutori sanitari e sociali, con le famiglie.

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Nuovi risultati dagli studi clinici confermano l'alta e prolungata efficacia del vaccino Gardasil, nella prevenzione del cancro del collo dell'utero e delle altre patologie correlate al Papillomavirus Umano che si manifestano prima del cancro al collo dell'utero e che vanno oltre la cervice.

I nuovi dati dimostrano chiaramente che questa ampia efficacia persiste nel tempo. La differenza nello sviluppo di malattia tra le donne inserite nel gruppo placebo e quelle del gruppo vaccino ha continuato ad aumentare in questi tre anni. "Cio' indica che la precisione dei dati continua ad aumentare; sempre più donne rispetto a quanto si pensasse inizialmente avranno benefici grazie al vaccino", ha commentato la Professoressa Margaret Stanley dell'Universita' di Cambridge, in Gran Bretagna.

Secondo quanto ha confermato anche l'Agenzia italiana del farmaco, l'immissione in commercio di un vaccino contro il papilloma virus (HPV) apre nuove prospettive alla prevenzione del cancro della cervice uterina e una ulteriore opportunità di salute per la donna. In questo numero, il BIF offre un aggiornamento sui dati che hanno portato alla registrazione di questo nuovo vaccino che offre una possibilità di protezione contro la più frequente infezione sessualmente trasmessa, in particolare contro i due ceppi virali responsabili del 70% dei tumori del collo dell'utero.

Sino ad oggi - sottolineano dall'Aifa - la sola opportunità di prevenzione di questo tumore era rappresentata dallo screening citologico, che permette di diagnosticare in fase precoce le lesioni precancerose. Tuttavia, sebbene da anni nel nostro Paese sia possibile accedere ad un programma di screening citologico, oltre 1000 donne muoiono ogni anno e la maggior parte di queste non hanno mai, o solo sporadicamente, effettuato il PAP test. L'infezione ha HPV viene acquisita abbastanza precocemente nel corso dei primi anni di attività sessuale. Pertanto, il modo più razionale ed efficiente di impiegare questo nuovo vaccino è di offrirlo attivamente subito prima dell'inizio dell'attività sessuale, inducendo così una protezione elevata prima di un eventuale contagio con l'HPV. Questa scelta strategica è, d'altronde, coerente con i principi della prevenzione vaccinale, il cui successo si fonda proprio sulla protezione immunitaria prima dell'esposizione all'agente infettivo. Considerando le evidenze scientifiche attualmente disponibili, e coerentemente con le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, contestualizzate nella realtà italiana, il dodicesimo anno di vita risulta il più indicato per effettuare la vaccinazione. Sebbene il vaccino abbia dimostrato un'efficacia anche nelle giovani donne (il vaccino è stato approvato per l'uso nelle donne dai 9 ai 26 anni), il beneficio è massimo proprio nelle preadolescenti. In questa fascia d'età, infatti, è stata osservata la migliore risposta immunitaria al vaccino e la probabilità di aver contratto l'infezione è molto bassa in quanto, nella maggior parte dei casi, non ha ancora avuto inizio la vita sessuale.

Inoltre, tenuto conto che la vaccinazione è controindicata in gravidanza, evento raro a questa età, non sono necessarie precauzioni per evitare che insorga una gravidanza nel corso dei sette mesi necessari al completamento del ciclo vaccinale. Non si deve infatti dimenticare che, affinché il vaccino garantisca una protezione efficace nei confronti della vaccinazione, è necessario che il ciclo a tre dosi previsto venga rispettato e completato. Ancora, all'età di 11-12 anni, in concomitanza con la scuola dell'obbligo, è più ‘facilmente' realizzabile l'offerta attiva, anche a gruppi a rischio di deprivazione sociale, e conseguentemente, la vaccinazione di questi ultimi, ed è altresì possibile una maggiore comunicazione attraverso interlocutori sanitari e sociali, con le famiglie.

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