Il direttore di Affaritaliani ospite di Eleonora Daniele a Storie Italiane
Sul caso di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa a Roma il 22 giugno 1983 e mai più ritrovata, è intervenuto anche il direttore di Affaritaliani Marco Scotti, ospite di Eleonora Daniele a Storie Italiane in onda su Rai1.
“In una vicenda che mantiene un alone terrificante di mistero, dopo 43 anni in cui ancora non si ha l’idea certa di quello che sia successo, è giusto che ogni pista venga battuta”. Anche stavolta, riconosce, la ricerca non ha portato a nulla: “Purtroppo anche questa volta siamo finiti in un vicolo cieco, siamo finiti a dire che non c’era nulla”.
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Eppure, sottolinea il direttore richiamando proprio l’intervento del fratello di Emanuela, l’ipotesi non può essere accantonata: “Come ricordava Pietro Orlandi, non si esclude che nell’83 effettivamente lì qualcosa sia potuto succedere”. Da qui la necessità, a suo avviso, di un lavoro minuzioso: “Questa ricostruzione, casella per casella, degli spostamenti e dei possibili luoghi di prigionia di Emanuela Orlandi deve essere fatta. Altrimenti tra 43 anni ci ritroveremo ancora qui a dire che forse, se si fosse scavato in un altro punto, qualcosa sarebbe potuto venire fuori”.
Non si tratta, precisa, di inseguire ogni suggestione: “Non lo dico perché si debba per forza battere ogni tipo di pista, ma perché, rappresentando uno dei più grandi misteri della storia italiana del dopoguerra, è necessario che ci sia uno sguardo olistico su tutti i punti che possono essere indagati in maniera più approfondita”. Un metodo che, ammette, comporta anche dei rischi: “Ci saranno momenti in cui si prenderanno delle grandi cantonate, può essere, però secondo me fa parte del gioco”.

