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Centri commerciali evacuati a Milano e hinterland, chi ha inviato l’allarme bomba

Centri commerciali evacuati a Milano e hinterland, chi ha inviato l’allarme bomba
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Una mail anonima ha fatto scattare l’evacuazione di sei centri commerciali tra Milano e l’hinterland. L’autore non è stato ancora identificato e gli investigatori stanno analizzando indirizzo, server e percorso del messaggio.

Le minacce sono arrivate nel pomeriggio del 5 agosto. Gli artificieri hanno controllato gli edifici senza trovare esplosivi. Nella mail il mittente chiedeva di parlare con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Allarme bomba, quali centri commerciali sono stati evacuati

L’allarme ha coinvolto Scalo Milano a Locate di Triulzi, il Fiordaliso di Rozzano, Le Cupole di San Giuliano Milanese, il centro Bonola di Milano, il Carosello di Carugate e l’Acquario di Vignate.

Le segnalazioni sono arrivate intorno alle 17 del 5 agosto. Personale di sicurezza e forze dell’ordine hanno disposto l’uscita dei clienti e dei dipendenti mentre gli artificieri controllavano negozi, parcheggi, aree comuni e accessi.

Le verifiche non hanno individuato esplosivi o oggetti sospetti. Le strutture hanno potuto riaprire dopo il via libera delle autorità.

La mail sarebbe stata identica per tutte le destinazioni. Il testo conteneva frasi minacciose e l’auspicio che ci fossero numerose vittime. Il mittente chiedeva anche di poter parlare con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Allarme bomba, come si cerca il mittente di una mail anonima

Gli investigatori stanno lavorando sui dati tecnici del messaggio. L’analisi parte dagli header della mail, che possono contenere informazioni sui server attraversati, sull’orario di invio e sull’indirizzo IP utilizzato.

Chi invia una minaccia può servirsi di caselle temporanee, reti private virtuali, server collocati all’estero o sistemi progettati per nascondere l’origine della comunicazione. Questi strumenti rendono gli accertamenti più lunghi, ma non garantiscono l’anonimato assoluto.

La Polizia può chiedere dati ai gestori dei servizi di posta elettronica e agli operatori telefonici. Se l’infrastruttura è all’estero, può essere necessaria una richiesta di cooperazione internazionale.

L’ipotesi investigativa è quella di un falso allarme diffuso in modo coordinato. La procura dovrà valutare i reati contestabili, che possono comprendere procurato allarme, minaccia e interruzione di pubblico servizio.

Le immagini delle telecamere potranno essere esaminate per escludere che qualcuno abbia depositato oggetti o effettuato sopralluoghi prima dell’invio. Al momento, però, non sono emersi elementi che indichino la presenza di un ordigno o un piano operativo collegato alla mail.

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