Chaouqui, svolta a Roma: chiesta l’archiviazione
La Procura di Roma ha chiesto di archiviare il procedimento a carico di Francesca Immacolata Chaouqui, nota per lo scandalo Vatileaks 2. Era indagata per rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio, dopo una denuncia del cardinale Angelo Becciu. La notizia è stata pubblicata ieri dal quotidiano Domani. Ora la decisione spetta al giudice per le indagini preliminari. Ma la partita sembra tutt’altro che chiusa, con i difensori del cardinale che valutano l’opposizione.
Sul segreto d’ufficio, i magistrati di piazzale Clodio scrivono che “non emergono condotte di terzi, pubblici ufficiali” spinti da Chaouqui a rivelare notizie riservate. Secondo Domani, la conclusione poggia anche sulla testimonianza di monsignor Alberto Perlasca.
Il secondo capitolo riguarda i rapporti con Genoveffa Ciferri, amica di Perlasca. Tra le contestazioni c’era quella di essersi fatta consegnare 15mila euro per mediare la posizione del monsignore con i promotori di giustizia vaticani. Sentita dai pm, Ciferri ha messo a verbale di averle dato quella somma in contanti, dai propri risparmi, come prestito poi mai richiesto indietro.
Per la Procura queste condotte andrebbero inquadrate come truffa, reato perseguibile solo su querela della persona offesa. Querela che in questo caso manca. I difensori di Becciu aggiungono che la richiesta si fonda anche su un ritenuto difetto di giurisdizione penale dello Stato italiano.
L’inchiesta romana ruota dunque attorno alle chat tra Chaouqui e Ciferri. Perlasca è stato il testimone chiave dell’accusa nel processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, quello sul palazzo di Londra. Inizialmente indagato, il monsignore era poi uscito dal procedimento.
Secondo Becciu, Chaouqui avrebbe orchestrato una serie di manovre per incastrarlo e avrebbe indirizzato Perlasca proprio attraverso Ciferri. Nel gennaio 2023, in aula, Ciferri le attribuì un ruolo attivo nei contatti con gli inquirenti e nella preparazione del memoriale di Perlasca. Chaouqui ha sempre respinto le accuse, dando una versione opposta dei fatti.
Becciu è stato condannato in primo grado a 5 anni e 6 mesi. Lo scorso marzo la Corte d’appello vaticana ha dichiarato la «nullità relativa» del primo grado per vizi procedurali e ha ordinato di rinnovare il dibattimento davanti a sé.
In una nota, gli avvocati Massimo Bassi, Gian Domenico Caiazza, Cataldo Intrieri, Luigi Panella, Fabio Viglione e Andrea Zappalà, difensori di Becciu e degli altri imputati, dicono di aver trovato negli atti depositati dalla Procura “nuovi fatti sconcertanti”. Annunciano ulteriori iniziative giudiziarie, a prescindere dall’eventuale opposizione all’archiviazione.
Per i legali, la richiesta dei pm si regge su ragioni procedurali e non su una valutazione dell’insussistenza dei fatti denunciati. Intanto in Vaticano il processo d’appello riprende, con una nuova udienza fissata per il 29 ottobre.
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