Chi era Zoe Trinchero, dal lavoro al bar della stazione al sogno di psicologia: il ritratto della giovane uccisa dall'amico 20enne  - Affaritaliani.it

News

Ultimo aggiornamento: 10:19

Chi era Zoe Trinchero, dal lavoro al bar della stazione al sogno di psicologia: il ritratto della giovane uccisa dall'amico 20enne 

Diciassette anni, il lavoro al bar, la passione per lo studio e un futuro immaginato nella psicologia: ecco chi era Zoe Trinchero

di Salvatore Isola

Il femminicidio di Zoe Trinchero 

Le urla e i disperati tentativi di difendersi e divincolarsi non le sono bastati: i pugni al volto sono stati più forti. Così come la presa intorno al collo, sempre più stretta, fino a strangolarla. É morta così Zoe Trinchero, la diciassettenne di Nizza Monferrato trovata senza vita in un piccolo ruscello, ennesima vittima dell'incapacità degli uomini di accettare un rifiuto. A confessare il femminicidio è stato un amico, Alex Manna, non ancora ventenne.

Chi era Zoe Trinchero, il lavoro al bar e il sogno di psicologia: "Tutti la adoravano"

Ma chi era Zoe? Zoe Trinchero aveva solo diciassette anni, ma a Nizza Monferrato sembrava che la conoscessero tutti. In una cittadina di poco più di diecimila abitanti, dove i volti diventano familiari in fretta, Zoe era una presenza che non passava inosservata: allegra, solare, sempre pronta a fare due chiacchiere e a regalare un sorriso. “Un peperino”, la definiscono in molti, una ragazza piena di energia che studiava, lavorava e si impegnava con serietà.

Da poco più di un mese lavorava al bar della stazione, quattro ore al giorno. Un impiego che svolgeva con entusiasmo e gentilezza, tanto da farsi voler bene da clienti e colleghi. Proprio alla vigilia della sua morte aveva parlato con il titolare del rinnovo del contratto. Salutava tutti con naturalezza, come venerdì sera, quando uscendo dal locale disse semplicemente: “Ci vediamo domani”.

Zoe sognava di diventare psicologa. Diceva di voler “aiutare gli altri”, un desiderio che sembrava riflettere il suo modo di essere e di stare al mondo. Non era fidanzata e, raccontano le amiche più strette, non aveva mai confidato timori o situazioni preoccupanti. Tra loro, assicurano, non c’erano segreti.

Gli amici la aspettavano spesso fuori dal bar quando finiva il turno. Non per gelosia, ma per protezione. “Con la gente che gira da queste parti non ci fidavamo a lasciarla sola”, racconta Leonardo, uno dei ragazzi del gruppo. Un’abitudine semplice, fatta di attenzione e affetto.

La notizia della sua morte ha spezzato la routine tranquilla di Nizza Monferrato, lasciando dietro di sé dolore, incredulità e rabbia. Un sentimento che, nelle ore successive, ha rischiato di trasformarsi in violenza cieca, colpendo un giovane innocente poi scagionato. Ora, dopo l’arresto del sospettato, in città resta soprattutto il silenzio incredulo di chi fatica ad accettare che una vita così giovane e luminosa si sia interrotta all’improvviso.