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Cronache

 

donna incinta

Una donna di 33 anni nella provincia di Anhui in Cina, è stata costretta ad aboortire al settimo mese. Sono state le autorità ad obbligarla a sottoporsi all'interruzione di gravidanza. La colpa della donna era quella di aver violato la legge del figio unico.

"L’aborto forzato è avvenuto venerdì scorso - ha detto al telefono il marito della donna - mia moglie Lu non sta troppo male, almeno fisicamente". Intanto fotografie che ritraggono il feto di sette mesi si sono rapidamente diffuse nella rete cinese, suscitando sdegno e orrore. Xu Xiang, fondatore del sito “Io voglio giustizia” che si occupa di tutela dei diritti umani, ha sottolineato come la legge del figlio unico, ingiusta di per sé, evidenzi le divisioni tra benestanti e poveri. Infatti, chi rimane incinta dopo il primo figlio, è costretto a pagare multe carissime che i più non possono permettersi di pagare.

"I ricchi - dice Xu Xiang- trovano comunque il modo di avere un secondo o persino un terzo figlio se vogliono. Possono senza problemi pagare le multe di 20.000 o 30.000 yuan (circa 2.000-3000 euro) previste nei casi di violazione. Mentre per la gente comune, per il popolo, a volte è difficile anche trovare i soldi per sposarsi e per avere un primo figlio".

Lo scorso giugno aveva suscitato grande clamore il caso di un’altra donna nella provincia dello Shaanxi che era stata costretta ad abortire all’ottavo mese di gravidanza non avendo i soldi per pagare la multa. Secondo i dati recenti, 31 tra province e città cinesi ricavano fino a 28 miliardi di yuan all’anno (circa 30 milioni di euro) in multe comminate per far rispettare la legge del figlio unico.

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