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Cronache
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 Giulio Cesare Morrone, dopo 22 anni, aveva deciso di liberarsi la coscienza e confessare a un prete di aver ucciso la moglie, Teresa Bottega, nel 1990. Il caso era stato archiviato come scomparsa volontaria dato che i rapporti tra i due erano piuttosto burrascosi. Ma il parroco non ha rispettato il vincolo del segreto e ha rivelato tutto a una terza persona, che ha denunciato il tutto alla polizia. Gli investigatori hanno riaperto il caso ma alla fine Morrone, pur riconosciuto colpevole, non farà nemmeno un giorno di carcere. Motivo? L'omicidio, non aggravato dai futili motivi, è prescritto.

Solo quella aggravante, infatti, avrebbe reso il reato imprescrittibile. Per l'articolo 157 del Codice Penale, non vi è prescrizione di reati che prevedono la pena dell'ergastolo. E, in questo caso, il non riconoscimento delle aggravanti, ha permesso a Morrone di evitare appunto il carcere a vita, anticamera della prescrizione del reato, dopo 22 anni. Sarebbe stato Morrone stesso a disfarsi del corpo della moglie in provincia di Ferrara. Quando e' scomparsa Teresa Bottega aveva 35 anni, il marito 34. Il corpo della donna non e' stato mai trovato. La colpevolezza di Morrone e' emersa solo nei mesi scorsi quando un testimone indiretto del fatto si e' rivolto alla squadra mobile di Pescara e ha raccontato di aver saputo dell'omicidio da un prete, che aveva raccolto le confidenze dell'uxoricida, anche se no ndurante una confessione.

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