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Cronache
"Coronavirus, altre restrizioni possibili. Ma la politica continui a lavorare"

Di fronte alle limitazioni emesse dal governo per contrastare la diffusione di contagi da COVID-19, è lecito chiedersi quanto la nostra Costituzione possa tutelare i diritti degli italiani, nella fattispecie la libertà di circolazione e di soggiorno prevista nell'Articolo 16 della Costituzione. Filippo Vari, professore ordinario di Diritto Costituzionale presso l'Università degli Studi Europea di Roma, analizza il quadro giuridico delle restrizioni adottate dal governo italiano in un'intervista ad Affaritaliani.it.

Filippo Vari, la libertà di circolazione è espressamente prevista dall’Art.16 della Costituzione. Quanto rimane di questa libertà dopo le misure di contenimento anti coronavirus del governo?

La Costituzione non solo garantisce diritti, ma regola i limiti che possono essere apposti a questi diritti. E nessuno di questi è garantito in modo incondizionato. La Costituzione prevede che ci siano delle ipotesi in cui è possibile restringere la libertà di circolazione e sicuramente la pandemia in corso si inserisce nel quadro delle previsioni della Costituzione. Quindi i limiti apposti alla libertà di circolazione sono assolutamente legittimi.

In passato c’è già stata una limitazione simile? Esiste un precedente rispetto a quello che stiamo vivendo?

A mio avviso no. Ci troviamo di fronte a restrizioni tali per intensità ed estensione sul territorio, poiché non stiamo parlando solo dell’Italia, ma anche di tutti gli altri paesi coinvolti, che non hanno pari nella storia, quantomeno in quella che hanno vissuto le nostre generazioni. Quella che abbiamo di fronte è una situazione drammatica, dove ognuno deve fare la sua parte. È importante dire ai cittadini che hanno l’obbligo, previsto anche dalla Costituzione, di rispettare le leggi. E ognuno di noi ha il dovere di attenersi scrupolosamente alle prescrizioni che sono state impartite. Grava su ciascun individuo il dovere di proteggere la vita e la salute personale, dei propri cari e di tutti coloro che gli stanno attorno, anche di chi non conosce.

Esiste un limite che il governo non può oltrepassare in termini di restrizioni delle libertà personali?

Ulteriori strette sono possibili. Ricordiamoci che le restrizioni sono state imposte a garanzia della vita e della salute delle persone. La priorità è quella di tutelare i cittadini, per questo è necessario che il popolo italiano si attenga scrupolosamente alle prescrizioni impartite.

E' giusto porre delle limitazioni al lavoro parlamentare durante l'emergenza oppure si devono trovare delle contromisure per mandarlo avanti?

Il motore dell'iniziativa è il governo e lo strumento principale per fronteggiare l’emergenza è il decreto legge. La Costituzione è pensata affinché le emergenze siano gestite con il governo in prima linea, è dunque di fondamentale importanza il funzionamento delle Camere. Di fronte alla pandemia non possiamo farci trovare impreparati, sarebbe dunque opportuno che i presidenti delle Camere si attivassero per far approvare delle modifiche ai regolamenti parlamentari, in modo da consentire, come sta avvenendo in altri paesi, il lavoro da remoto anche per quanto riguarda il voto. Bisogna che ci si muova per prepararsi all’imprevedibile, sperando che non ce ne sia il bisogno. E vorrei aggiungere un'altra cosa...

Prego.

Penso anche che ci siano gli estremi perché il governo possa 'reiterare' decreti legge. Per reiterazione s'intende la ripetizione di un contenuto di un decreto non convertito. Questa prassi è stata dichiarata incostituzionale nella metà degli anni ’90 con una sentenza che ha portato all’estinzione della prassi. Nella sentenza della Corte Costituzionale si legge: "Non si possono reiterare decreti legge se non sussistono nuovi e sopravvenuti presupposti di straordinaria necessità d’urgenza". Ecco, a mio avviso, l'emergenza coronavirus costituisce un nuovo presupposto di straordinaria necessità d’urgenza, legittimando il ricorso alla reiterazione dei decreti legge.

Potrebbe fare un paragone tra le restrizioni che sono state imposte all'Italia e quelle degli altri paesi?

La Costituzione italiana si fonda sulla centralità della persona. Gli ordinamenti che hanno un’analoga visione personalista seguono la stessa strada dell'Italia. Un esempio è l’ordinamento austriaco: Vienna ha infatti emesso limitazioni sostanzialmente analoghe, con differenze minime. Poi esistono altri ordinamenti fondati su un approccio utilitarista, in cui prevalgono altri elementi, come ad esempio l'economia. Questi ordinamenti differiscono perché ispirati ad una logica altra, spesso mercantilistica, portando purtroppo alla scelta di limitazioni meno restrittive, che rischiano di essere poco incisive.

Clarissa Barone

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