A detta di molti osservatori la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza di quest’anno è molto deludente per quanto riguarda la crescita che il governo pensa di ottenere nel 2015: un timido +0,7% (che Palazzo Chigi ha definito prudenziale) ma che viene realizzata in un contesto internazionale espansivo (Qe, euro, crescita Germania…) quasi da età dell’oro. Crescita che il prossimo anno, con le riforme entrate a regime, dovrebbe raddoppiare all’1,4% e consolidarsi poi, nel 2017, all’1,5%. In assenza di forti interventi sulla spesa pubblica, resta sempre il macigno del debito, previsto al 120% circa nel 2019. I numeri continuano a deludere, rapportandoli ad esempio a quanto sta accadendo in altre aree come gli Stati Uniti dove gli effetti della cura miracolosa dell’amministrazione Obama su crescita, tasso di disoccupazione, deficit e reindustrializzazione sono sotto gli occhi di tutti. Dunque, stando a questi numeri l’Italia di Renzi “non cambia verso“.
Ma c’è, all’interno della spending review (capitolo fondamentale che deve fruttare all’esecutivo 10 miliardi nel 2016 e 5 miliardi nel 2017 per scongiurare le terribili clausole di salvaguardia), un voce che dovrebbe dare un bel colpo a uno dei peggiori malcostumi della politica italiana, e cioè lo spreco dei soldi pubblici nelle partecipate locali. Aziende che spesso sono soltanto un canale di ricollocamento dei politici trombati alle elezioni.
L’ex commissario per la spending review Carlo Cottarelli ne aveva censito circa 8 mila per farle scendere a 1.000 in un triennio con un risparmio a regime di 2-3 miliardi annui. In attesa della diffusione del cronoprogramma attuativo che gli enti locali e le amministrazioni dovevano segnalare (a fine marzo) alla Corte dei Conti, Renzi sembra intenzionato ad andare fino in fondo. E deve farlo, perché qui l’annuncite avrebbe il malaugurato effetto (a meno che Palazzo Chigi non s’inventi qualcosa in Zona Cesarini) di far scattare l’aumento mangia-crescita dell’Iva.
Il rottamatore ha tirato in ballo più volte le partecipate locali come esempi di sprechi e come voce contabile da aggredire genera-risparmi per bypassare i sospetti di quanti ritengono che alla fine il governo finirà invece per fare il gioco delle tre carte, annunciando niente tasse e smentendo i tagli a Regioni, Province e Comuni, ma finendo per sottrarre risorse importanti ai cittadini sui servizi. Se tutto andrà in porto, non avremo una crescita sostenuta in grado di compensare il mega buco nella produzione generato dalla crisi, ma almeno avremo tolto le mani della politica dai carrozzoni locali delle partecipate.

